Artrite reumatoide: le donne le più colpite

Medicina Fisica e Riabilitazione | Michele De Girolamo | 05/11/2012 11:48

L'artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica, sistemica ed invalidante, ad eziologia non chiaramente definita, ma di origine autoimmune. Secondo recenti indagini, oggigiorno, in Italia circa 350mila persone soffrono di artrite reumatoide, il 75% delle quali è costituito da donne fra i 35 e i 50 anni, con un rapporto di 5 a 2 rispetto all'uomo.

Lo studio illustra la sintomatologia della malattia, prima causa di disabilità nel mondo occidentale, ma soprattutto le conseguenze che ne derivano. Questa patologia, infatti, condiziona l'esistenza nella sua totalità in più della metà dei pazienti: ne risentono il buon equilibrio psico-fisico in generale, le relazioni interpersonali, il desiderio sessuale, la normale vita di coppia, la voglia di maternità, l'autostima, il potere deduttivo, la motricità.

Allo stato attuale non esiste una cura universale e definitiva in grado di debellare l'artrite reumatoide. Buoni risultati, però, possono essere ottenuti dalla combinazione di cure e fisioterapia, sia a livello clinico che nella percezione del paziente, con un rallentamento dell'evoluzione della malattia e una diminuzione del dolore (pari al 43%), un miglioramento dello stato complessivo di salute (31%), contro un 8% di pazienti che, invece, non hanno alcun giovamento dai trattamenti. Le cure, sono oggi di tipo antinfiammatorio a base di cortisone a rilascio notturno programmato che possono aiutare ad alleviare la rigidità articolare mattutina ed il dolore cronico.

Secondo le dichiarazioni di Francesca Marzagora, presidente di O.N.D.A. (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna), ci sarebbe una diffusa ed errata convinzione che l'artrite reumatoide colpisca soltanto la popolazione fra i 51 e i 70 anni o addirittura solo gli ultrasettantenni. In realtà essa si manifesta già a partire dai 35 anni, con picchi fra i 40 ed i 60, senza escludere neanche i giovani e i bambini molto piccoli.  Per questo nasce l'esigenza di contrastare sia lo sviluppo della malattia che il dolore che ne consegue al fine di migliorare la qualità della vita.

Un miglioramento che può essere attuato sia attraverso una diagnosi precoce, fin dai primi campanelli di allarme, sia individuando le vie farmacologiche più appropriate, al fine di evitare la limitazione funzionale, di combattere le deformità articolari e di controllare i sintomi nel modo migliore.

 

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Bibliografia: Abstract - Giornata mondiale del Malato reumatico

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