Rapporto Meridiano 2012: il Servizio sanitario nazionale è a rischio default, sarà impossibile mantenere lo stesso livello di cure. Rimodulare cure primarie e centri di eccellenza. Difficoltà anche per il farmaco

Redazione DottNet | 06/11/2012 17:46

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Per il Servizio Sanitario Nazionale italiano, la sostenibilità nel tempo rischia di divenire un'utopia. E il default economico, è un rischio concreto nel prossimo futuro. L'Italia intanto è sempre più lontana dall'Europa Spendiamo per ogni cittadino circa il 30% in meno rispetto alla Germania, il 23% rispetto alla Francia e il 16% rispetto al Regno Unito. A definire questo futuro dai contorni allarmanti sono i modelli previsionali sviluppati da Meridiano Sanità - The European House Ambrosetti, presentati ieri a Roma nell'ambito del convegno sulla sanità in un contesto di crisi economica.

In meno di quarant'anni la spesa sanitaria pubblica dovrebbe diventare più del doppio dell'attuale, raggiungendo circa 261 miliardi di euro contro i 112,7 attuali (nel 2012 per la prima volta in diminuzione in termini assoluti). Non considerando l'evoluzione epidemiologica, e quella tecnologica, ma solo l'evoluzione demografica. E nubi interessano anche l'industria farmaceutica con il nostro Paese che da  secondo produttore di farmaci in Europa, rischia, secondo le previsioni, di vedere ridotta sensibilmente la sua presenza. Da queste osservazioni parte la proposta di 'Decalogo di Intervento' per Meridiano Sanità 2012 (clicca qui per scaricare il documento finale) con la richiesta di una riallocazione delle risorse pubbliche attraverso una ridefinizione dell'assetto organizzativo del SSN e con l'accelerazione il processo di deospedalizzazione già avviato. Poi si indica la necessità del riordino delle cure primarie e lo sviluppo di una rete nazionale di Strutture di eccellenza nella ricerca e assistenza ospedaliera. Vengono chiesti anche interventi di razionalizzazione dalla diagnostica ai Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) ottimali. Gli esperti propongono poi di riportare a livello centrale la governance della spesa farmaceutica attraverso l'istituzione di un fondo nazionale ed eliminare il passaggio di valutazione dei farmaci - già svolto a livello centrale da EMA e AIFA - da parte delle commissioni regionali e locali. Aumentare infine la diffusione di forme di sanità integrativa

I tagli alla sanità. Il Rapporto Meridiano Sanità 2012, ricorda che, tra i tagli apportati dalle manovre del 2011 e i nuovi tagli dalla Spending Review e dal Disegno di Legge di Stabilità nel suo testo originale, ora in discussione alla Camera, la riduzione del finanziamento della sanità per il 2012 sarà pari a 3,8 miliardi di euro e crescerà progressivamente negli anni successivi. Ai tagli del finanziamento della spesa, si aggiungono interventi sui farmaci e sugli ospedali. Oltre alla ridefinizione dei tetti sulla farmaceutica ospedaliera e territoriale, il Rapporto segnala l’incremento dello sconto al Ssn che è rideterminato per le farmacie al 2,25% e per le aziende farmaceutiche al 4,1%.  La componente “Sanità”, ricorda inoltre il Rapporto, rappresenta circa il 23,2% della spesa complessiva per prestazioni di protezione sociale erogate in Italia dalle Istituzioni delle Amministrazioni Pubbliche (pari a 449,885 miliardi di euro nel 2011, +1,4% rispetto al 2010), seguita dalla “Assistenza” con l’8,6%. La voce “Previdenza”, con il 68,2%, (pari a 306,852 miliardi di euro) rappresenta la componente più rilevante dell’intera spesa per la protezione sociale.  In totale, nel 2011, la spesa sanitaria pubblica italiana è stata pari a 112 miliardi di euro – “per la prima volta in diminuzione in termini assoluti”, rileva il rapporto -, con un incidenza sul PIL del 7,1%, in calo rispetto all’anno precedente di 0,2 punti percentuali. “Tale riduzione appare ancora più significativa se si considera che anche il denominatore (PIL) del rapporto si è contratto”, sottolinea ancora Meridiano Sanità, ricordando come però, invece, negli ultimi dieci anni il tasso di crescita della spesa sanitaria è rimasto superiore al tasso di crescita del PIL, “peraltro estremamente contenuto nel nostro Paese”. Un trend di crescita maggiore che si è manifestato ancora prima della decelerazione che il sistema economico ha subito a causa della crisi internazionale.

Spesa pubblica.  Tra il 2001 e il 2011, la spesa sanitaria pubblica è cresciuta complessivamente di 37 miliardi di euro (passando dai 75 miliardi di euro del 2001 ai 112 del 2011), registrando un tasso di crescita medio annuo pari al 4,1% circa (dal 6,2% al 7,1% di incidenza sul PIL), rispetto ad un incremento medio annuo del PIL a valori correnti, pari al 2,6%.  Tuttavia si possono distinguere due periodi molto diversi in quest’arco temporale: dal 2001 al 2006 la crescita è stata rapida, con un incremento di 0,7 punti percentuali in 5 anni; nei 5 anni successivi invece la dinamica di crescita è rallentata (0,2 punti percentuali) con un calo nell’ultimo anno.   Partendo dal valore della spesa sanitaria pubblica effettiva, pari a circa 112 miliardi di euro nel 2011, ed includendo la componente privata, pari a 28 miliardi di euro nello stesso anno, la spesa sanitaria complessiva ammonta a 140 miliardi di euro. Nel decennio 2001-2011 la crescita media annua della spesa sanitaria privata si è attestata intorno al 2,3% circa (passando dai 22,2 miliardi di euro del 2001 ai 28 del 2011), evidenziando un incremento inferiore rispetto a quello della componente pubblica nello stesso periodo (4,1%). “Tuttavia – precisa il Rapporto -, negli ultimi 3 anni (2009-2011), la spesa privata è aumentata ad un tasso più alto di quella pubblica: il 2,4% contro lo. 0,7% per anno composto, ad evidenziare un progressivo fenomeno di cost-shifting dal pubblico al privato.

I destinatari della spesa sanitaria. Dalla scomposizione per sesso si evince una lieve prevalenza della quota di spesa sanitaria pubblica destinata alla popolazione femminile, pari al 3,8% del PIL contro il 3,3% imputabile alla componente maschile. Questa differenza è dovuta a una maggiore numerosità delle donne sia tra la popolazione in generale che nella fascia over 65 (ovvero quella caratterizzata da una spesa pro capite più elevata). La scomposizione della spesa per fascia di età evidenzia invece come la popolazione over 65, che conta per quasi un quinto della popolazione italiana, assorbe oltre il 49,5% della spesa sanitaria pubblica.  La proiezione della spesa sanitaria pubblica al 2050 si è concentrata sulla stima dell’impatto della componente demografica ed economica. Le variazioni demografiche e la crescita del reddito disponibile impattano per oltre 61,7 miliardi di euro sui conti della sanità rispetto al 2011. E così, secondo la proiezione, alla fine del periodo, cioè nel 2050, la spesa sanitaria pubblica si attesterà su un valore prossimo a 281 miliardi di euro, pari al 9,7% del PIL.  Una crescita che, sottolinea il Rapporto, “non sarà omogenea negli anni”. La maggior parte della crescita si concentra nei primi decenni del periodo considerato, mentre il rapporto tende a stabilizzarsi nell’ultimo decennio. “Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, infatti – spiega Meridiano Sanità -, si manifesta con maggiore intensità tra il 2010 ed il 2040, periodo durante il quale la quota di over 65 sul totale della popolazione passa dal 20,6% al 33%”.

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