Dal Corriere della Sera: Osteoporosi senza prevenzione

Redazione DottNet | 01/11/2008 10:03

anziani farmaci medicina ortopedia osteoporosi

Ossa fragili, fino al punto che si possono rompere anche con un semplice colpo di tosse. La vita si allunga, la popolazione anziana cresce e, con essa, il numero di chi perde osso dalle ossa, che diventano porose. E fragili. Le donne, minate dai cambiamenti ormonali della menopausa, sono le più colpite. Ma dopo i 70, anche gli uomini cominciano la scalata verso il rischio fratture.
 

L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha posto l'osteoporosi come emergenza sanitaria dei prossimi anni, quando nella sola Italia la popolazione sarà per il 40 per cento di over sessantacinquenni (2050). Già oggi quasi un milione di italiane si fratturano (femore, vertebre, polso, caviglia, gomito) ogni anno a causa della fragilità ossea. Mentre sono cinque milioni le persone che soffrono di osteoporosi. Il 22,8 per cento sono donne di età superiore ai 40 anni. Ma la percentuale aumenta progressivamente, e drammaticamente, con l'età: 45,7 per cento tra i 70 e i 79 anni, secondo la fotografia della Federazione nazionale dell'osteoporosi (Fedios). Oltre 200 milioni sono le persone colpite da questa patologia in tutto il mondo. I dati sono dell'International Osteoporosis Foundation (Iof) e della Medical Women's International Association (Mwia). Che hanno lanciato la campagna Timeless Women con first ladies di tutto il mondo come promotrici e con Ursula Andress testimonial d'eccezione. Anche lei, come mille donne europee malate e intervistate, non vuole essere bloccata dalla malattia. Nove su dieci hanno risposto che lavorano, si occupano della famiglia, viaggiano. Insomma, niente impedimenti ma prevenzione e cura. Entrambe non facilitate in Europa e in Italia. Solo dieci Stati dell'Unione europea su 27 stanno studiando piani concreti di prevenzione. Eppure la fragilità ossea uccide quanto l'infarto senza che si investa come per le malattie cardiovascolari.
Con l'avanzare dell'età, un certo grado di perdita d'osso è inevitabile, al di là delle differenze di sesso, razza, clima o dieta. L'osteoporosi è una patologia molto diffusa, la più comune fra le malattie metaboliche dell'osso: si caratterizza per la riduzione della massa e il deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo. Ci si può ammalare anche a vent'anni, ma in genere colpisce in età avanzata.
Sono circa cinque milioni i colpiti in Italia, il doppio ne sono previsti per il 2020 e ogni anno almeno 80 mila persone incorrono in una frattura al femore: il 5 per cento dei molto anziani (dopo i 70 anni) muore nei giorni successivi al ricovero, mentre il 15-20 per cento non supera l'anno dal momento della frattura. Nel 25 per cento dei casi, infine, la frattura si ripete. I costi socio-sanitari sono enormi perché sommano ospedalizzazione, riabilitazione e spesso la residua disabilità. Si parla di 42 miliardi di euro complessivi nell'Europa dei 31. Ed è stato stimato che il costo annuale dell'assistenza di pazienti con sola frattura del femore negli Stati Uniti è di 5 miliardi di dollari.
I criteri per valutare i livelli di gravità della malattia sono stati di recente indicati dall'Oms: classificazione molto utile per decidere la giusta terapia. Si distinguono un'osteoporosi di tipo I, o post-menopausale, e una di tipo II, o senile.
L'epidemiologia pone problemi particolari in quanto la malattia di per sé non provoca gravi disagi al paziente, che di conseguenza non si rivolge al medico finché non vi sono complicazioni, dai dolori alle fratture. Per lo stesso motivo il paziente «dimentica» o evita le cure, soprattutto se da ripetere assiduamente. La diagnosi si effettua con la Moc, esame che misura la densità ossea e scopre segnali di porosità precocemente anche quando non esiste segnale della malattia. Ma non rientra nei piani di prevenzione (come la mammografia o il pap test per i tumori) nazionali: solo dopo una prima frattura scatta il rimborso dei farmaci «salva-ossa» e la gratuità per i test di prevenzione dal costo di poche decine di euro (varia da Stato a Stato e in Italia da Regione a Regione). Dopo la menopausa, o dopo i 65 anni negli uomini, soprattutto nei fumatori e in chi deve per curarsi fare uso di cortisonici, un controllo periodico sarebbe d'obbligo. E se l'osso è rarefatto, una cura (oggi basta un'iniezione all'anno) ridurrebbe danni e costi socio-sanitari.
Per ostacolare l'osteoporosi occorre fare in modo che la massa ossea non si impoverisca. La strategia comprende la terapia sostitutiva ormonale, il corretto apporto di calcio, silicio, magnesio, il concorso della vitamina D (fondamentale per l'organismo perché presiede all'assorbimento di calcio e fosforo ed è dunque basilare per la formazione del tessuto osseo). Occorre però uno stile di vita adeguato: alimentazione sana e costante attività fisica (molto utile secondo studi scientifici effettuati in Inghilterra è la pesistica: le nostre nonne, in realtà, avvezze ai lavori domestici pesanti avevano ossa più in salute). L'esposizione ai raggi solari, ma senza eccedere, favorisce l'assimilazione di vitamina D. Da limitare alcol, fumo, abuso di antibiotici, caffé, sale, zucchero, diuretici, proteine animali e prodotti caseari, grassi saturi e psicofarmaci. Sono tutte sostanze che, in eccesso, si trasformano in veri e propri «ladri» di calcio.
Esistono farmaci, i bifosfonati, che vanno a «tappare » i buchi che si formano nelle ossa. Purtroppo, si tratta di cure da prendere per tutta la vita e a volte, non avendo sintomi gravi, l'osteoporotico o non li prende o li «dimentica» perdendo così la protezione dal rischio fratture. Per bocca o per iniezione. L'ultimo tipo è ospedaliero: basta un'infusione all'anno. E' l'acido zoledronico 5 mg. Con una sola dose annua si sono ridotte del 70 per cento le fratture vertebrali e del 41 per cento quelle del femore. Inoltre, le ri-fratture si sono ridotte del 35 per cento, mentre il rischio di morte negli osteoporotici fratturati è diminuito del 28 per cento.
L'acido zoledronico 5 mg in Italia è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale, ma con differenze da Regione a Regione. Purtroppo, a differenza degli Stati Uniti e degli altri Paesi Ue (dove l'infusione è sommini-strata a casa o in ambulatorio), in Italia il farmaco viene dato in ospedale. Un deterrente per molti pazienti. «Spesso i malati segnalano alla nostra associazione la difficoltà di accedere alle terapie innovative — afferma Maria Luisa Bianchi, segretario generale della Lega italiana Osteoporosi (Lios) — e purtroppo esistono notevoli diversità da Regione a Regione, anche per l'uso dei farmaci più innovativi».