Oltre settemila posti letto in meno, per i sindacati i tagli alla sanità penalizzano medici e cittadini

Redazione DottNet | 08/11/2012 22:14

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Prende forma la nuova 'geografia' degli ospedali italiani disegnata dalla spending review che portera' le Regioni a tagliare in totale ''almeno 7439 posti letto'' e a rilanciare il ruolo dei medici di base. Una 'scure' che si abbattera' soprattutto in Emilia Romagna, Lombardia e Lazio, che superano i nuovi standard sia per i letti per acuti (cioe' tutti quelli che servono ai ricoveri ad esempio per gli interventi di emergenza o programmati) sia per quelli per le lungodegenze e la riabilitazione e da sole dovranno registrare in totale oltre 6mila posti in meno.

 La riorganizzazione della rete ospedaliera prevista dalla spending review fissa infatti a 3,7 per mille abitanti il numero massimo di posti letto a disposizione, di cui 0,7 da destinare appunto ai post-acuti. E il ministero della Salute, dopo aver emanato il regolamento con i nuovi standard (quantitativi ma anche qualitativi e omogenei su tutto il territorio: clicca qui per scaricare il documento tecnico del Ministero) da seguire per rivedere la 'mappa' degli ospedali, ha fatto anche i conti, simulando gli effetti che avra' il provvedimento sulle singole Regioni, chiarendo che chi si trova gia' al di sotto della nuova soglia potra' invece di tagliare aumentare, sempre senza superare il tetto, i posti letto. E se in totale i letti dovranno passare dagli attuali 231.707 a 224.318 (con una percentuale di 3,82 ogni mille abitanti, di cui 195.922 per acuti e 35.785 per post-acuti 0,59) a subire la sforbiciata piu' pesante saranno quelli per acuti (oggi al 3,23 ogni mille abitanti) che dovranno essere tagliati di 14.043 unita', mentre quelli per post-acuti (allo 0,59) potranno aumentare di 6635.  Cosi' ci sono Regioni come la Toscana che nel bilanciamento tra i due tipi di assistenza ospedaliera si ritroveranno a poter ampliare addirittura di oltre 1.400 i posti letto a disposizione, mentre le virtuose Emilia Romagna e Lombardia dovranno falciare oltre duemila posti a testa (tra una tipologia e l'altra) e nel Lazio, il neo commissario Enrico Bondi dovra' incidere con un -1.963 posti letto. Per molte Regioni, insomma, si trattera' di riconvertire posti letto che oggi sono dedicati ai ricoveri ordinari per dedicarli invece all'assistenza per le esigenze di pazienti come gli anziani, i cronici, o chi ha bisogno di una riabilitazione seguita dalla struttura ospedaliera. Dal punto di vista dei posti letto, comunque, secondo la tabella elaborata dal ministero la sola Umbria si presenta all'appuntamento del 31 dicembre senza dover presentare un piano per la riduzione o riconversione dei letti, ma anzi potra' contare, volendo, su 453 posti in piu'. Il nuovo regolamento messo a punto dal ministro Renato Balduzzi (di concerto con l'economia) incontra subito la bocciatura da parte dei sindacati: ''Nella lotteria dei posti letto da tagliare perdono tutti, medici e cittadini'', dice Massimo Cozza, della Cgil medici, mentre l'Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri, lo liquida come un ''attacco al diritto alla salute''. E se per il coordinatore degli assessori regionali alla sanita' Luca Coletto il provvedimento va inteso come ''linee guida'' perche' poi ''andranno fatte valutazioni caso per caso'' e comunque completato con l'introduzione dei costi standard, per la Fiaso, la federazione di Asl e aziende ospedaliere, il criterio di 3,7 posti per mille abitanti ''e' un po' bassino soprattutto in un contesto come il nostro dove non ci sono molte alternative al ricovero ospedaliero''

La 'scure' per il taglio dei posti letto si abbattera' soprattutto in Emilia Romagna, Lombardia e Lazio. Le tre Regioni (insieme anche a Trento e Molise) dovranno infatti ridurre sia i posti riservati agli acuti sia quelli per i post-acuti, con una sforbiciata di alcune migliaia di posti letto totali. Mentre rispettando le nuove soglie di 3,7 posti letto per mille abitanti di cui 0,7 per post-acuti, sono sette le Regioni che al termine della riorganizzazione potranno registrare un 'attivo', in testa la Toscana che potrebbe aumentare in totale i suoi posti letto di 1467 unita'. La prima in 'classifica' tra quelle che dovranno invece ridurre maggiormente i letti, l'Emilia Romagna, dovra' mettere in campo un intervento che spazzera' via oltre 2.500 posti (2.007 per acuti e 536 per le lungodegenze e la riabilitazione). A stretto giro un'altra 'virtuosa', la Lombardia, che dovra' tagliare 1426 letti per gli acuti e 911 per post-acuti, registrando in totale un -2.337. E sfiora i 2000 posti in meno anche il Lazio (1.936 in totale, 1.644 per acuti e 319 degli altri) mentre Trento e Molise dovranno mettere in cantiere interventi nell'ordine piu' contenuto di centinaia di posti (in totale 371 nella Provincia autonoma e 185 in Molise). L'unica Regione che potra' aumentare entrambi i tipi di posto letto e' l'Umbria (con un +94 per gli acuti e un +359 per i post-acuti). Tra le sette Regioni con il saldo tra taglio da una parte e aumento dall'altra anche la Liguria (in totale un aumento di 293 unita'), l'Abruzzo (+32), la Campania, +165 ma con un intervento massiccio di riconversione (-1.710 per acuti a fronte di un +1.875 per lungodegenze) cosi' come la Puglia (-890 i primi e +1179 gli altri) e la Sicilia (-918 e +1.415). A tagliare meno, infine, la Valle d'Aosta (solo 10 letti, togliendone 87 per acuti ma aumentando di 77 unita' gli altri) e la Basilicata, con un saldo finale di -68, sforbiciando 107 posti per acuti e aggiungendone 39 per i post-acuti.

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