Nuova remunerazione, tutto ancora fermo. Federfarma Lazio dubita sull’accordo siglato ma i consumatori dicono sì all'Aifa

Redazione DottNet | 12/11/2012 21:42

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Se non ci sarà un’intesa sulla remunerazione delle farmacie entro il 15 novembre potrebbe esserci un decreto da parte del ministero della Salute anche se, afferma il presidente di Federfarma Lazio Franco Caprino, “Balduzzi sarà tutt'altro che ansioso di premere il piede sull'acceleratore della nuova remunerazione e, anzi, consideri con attenzione l'ipotesi di affrontare la materia con maggiore ponderazione. La posizione, per quanto mi e' dato conoscere – precisa Caprino - avrebbe seguito crescente tra le Regioni, che, pur non abbandonando la possibilità di realizzare qualche ulteriore economia dall'introduzione di uno schema di remunerazione della distribuzione farmaceutica, non disprezzano l'idea di approfondire il confronto, a partire dalla falsariga dei contenuti dell'accordo del 16 ottobre''.

In questo scenario, oltre tutto, la Spending review ''non indica espressamente alcuna scadenza per il varo del provvedimento successivamente al mancato raggiungimento dell'accordo tra le sigle più rappresentative della filiera. Si può allora ragionevolmente ritenere che davanti alla farmacia si apra una finestra di tempo che - se convenientemente utilizzata - potrebbe consentire di precostituire le condizioni per pervenire a un nuovo schema di remunerazione''. Da qui allora il dubbio di Federfarma Lazio rispetto alla politica espressa nella lettera aperta di giovedi' dei vertici nazionali: vale veramente la pena ''arroccarsi a difesa del caro estinto'', cioe' dell'intesa gia' siglata? ''Anche se, in ipotesi, fosse il miglior accordo del mondo, gli avvenimenti recenti ci dicono che non è la frontiera sulla quale la farmacia può attestare la sua linea di difesa”.

Secondo l’Adiconsum se passerà la nuova remunerazione a pagarne le conseguenze saranno i consumatori: “Tutto ricadrà sull’utente finale perché da gennaio 2013, le famiglie si troveranno ad affrontare, per l’acquisto dei farmaci generici e da banco, aumenti pesantissimi”, afferma senza mezzi termini Pietro Giordano, segretario generale dell’associazione dei consumatori Adiconsum in merito alla nuova remunerazione che reputa l’accordo “Un errore molto grave che ricadrà sulle fasce più deboli della popolazione”. L’associazione appoggia l’Aifa ma con poche speranze:  “Le bozze non bastano se Aifa propone di non variare i prezzi noi l’appoggiamo, abbiamo già chiesto un incontro con Aifa per rinegoziare tutto, e vogliamo la rassicurazione che ciò che verrà stabilito non ricadrà sui consumatori. Non è possibile far passare sulla testa dei consumatori accordi e disposizioni che li riguardano direttamente, senza sentire le loro rappresentanze riconosciute per legge”.

Il fondo sul Giornale. Chi difende a spada tratta i farmacisti è Vittorio Feltri che scrive sul Giornale: “Farmacisti in subbuglio, di nuovo nel mirino del governo che prima ha proposto loro un accordo circa il compenso fisso sulla vendita al pubblico di prodotti, come si dice, passati dalla mutua, e, quando tale accordo è stato firmato, a due giorni dall’entrata in vigore, ne ha modificato i termini in senso peggiorativo per la controparte”. “Una iattura per questi professionisti – dice Feltri -, i cui introiti si sono di molto assottigliati negli ultimi anni, al punto da minacciare la sopravvivenza delle loro aziende. Evitiamo di addentrarci nei particolari tecnici, non volendo rischiare abbiano un effetto anestetico sui lettori: ci limitiamo a registrare che il patto saltato prevedeva due euro di margine su ogni farmaco smerciato, il minimo indispensabile a coprire i costi di gestione”. “Dopo il ripensamento in questione, il governo intende abbassare ulteriormente quell’importo, e ciò allarma la categoria – continua Feltri nel suo editoriale -. Il timore della quale è che si punti al suo annientamento. Perché è antipatica, brutta e cattiva? Nossignori, il disegno è quello di fare l’ interesse della grande distribuzione (supermercati, per capirci) che aspira da tempo a vendere farmaci, affidando la responsabilità a un direttore laureato aiutato non più da colleghi iscritti all’ordine, ma da semplici commessi (con retribuzioni modeste e privi di conoscenze scientifiche)”. “In sostanza – conclude il giornalista -, se il piano sciagurato dovesse andare in porto, il servizio per i clienti sarebbe di qualità nettamente inferiore a oggi, dato che le farmacie tradizionali si avvalgono solo di professionisti dotati di preparazione specifica, quindi in grado di consigliare e soprattutto di non commettere marchiani errori in un campo tanto delicato”.

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