Dal Corriere della Sera: La salute via card

Redazione DottNet | 02/11/2008 09:17

La rivoluzione elettronica bussa alla porta degli italiani. Dopo il Friuli Venezia Giulia, che ha iniziato un anno fa, la Lombardia scende in campo con la sperimentazione più ampia del Paese. Dopo aver distribuito la Carta regionale dei servizi alla quasi totalità dei cittadini lombardi, la Regione ha messo in vendita il pacchetto operativo che dovrebbe consentire di utilizzarla.
 

La tessera plastificata color ocra con incorporato un microchip, che già attesta l'identità digitale anche nelle farmacie e negli ospedali e serve come tessera europea di assicurazione dalla malattia, adesso dovrebbe consentire di accedere al fascicolo sanitario personale. Cos'è lo spiega il portale della Regione attraverso il quale si accede ai servizi (www.crs.lombardia.it): «Una cartella sanitaria virtuale che raccoglie e rende disponibili tutte le informazioni e i documenti clinici relativi a un cittadino, prodotti sul territorio regionale da medici e operatori socio-sanitari anche di strutture diverse». Esami del sangue, diagnostica, terapie e tutta la storia medica di una persona, insomma.
Anche noi abbiamo voluto provare l'intero percorso, che un normale cittadino lombardo deve seguire. Alla lettera. Abbiamo acquistato in edicola il lettore di smart card della tessera, in vendita a 7 euro e mezzo (il Friuli lo ha dato gratis, ma solo per nucleo familiare). Siamo andati alla Asl, per ottenere subito il codice personale Pin (come quello del bancomat). Abbiamo firmato il consenso al trattamento dei dati, ricevendo la busta con il Pin. Abbiamo installato il kit di accesso al servizio online, sul computer. Percorso semplice, anche se con qualche passaggio incerto. Schermata dopo schermata abbiamo raggiunto la pagina dei «bottoni »: «Consulta i tuoi dati anagrafici »; «Consulta il tuo fascicolo sanitario elettronico»; «Scegli il tuo medico»; «Prenota on line»; «Dai il consenso al trattamento dei tuoi dati personali ». Con la e-card si dovrebbe poter fare da casa tutto questo. Abbiamo scelto il secondo, ma non è comparso nulla. Dopo varie prove abbiamo chiesto lumi a Carlo Lucchina, direttore generale dell'assessorato regionale alla Sanità della Lombardia. «Ma lei è stato in ospedale nel 2008— ha chiesto a sua volta —? Perché se non ha fatto almeno un accesso al sistema sanitario, certo che dati non ne trova!».
Anche con una seconda carta, di una persona che due settimane fa è finita in pronto soccorso, il risultato non è cambiato. «È un lavoro in progress
— spiega Franco Binaghi, portavoce di Lombardia Informatica, il braccio tecnologico della Regione —. Siamo partiti più o meno due anni fa, con la messa in rete dei pronto soccorso, della radiologia e degli esami di laboratorio un po' a macchia di leopardo. È chiaro che è un percorso al momento disomogeneo».
Insomma, in alcune province lombarde si riesce a vedere la storia clinica personale del 2008, in altre anche del 2007 e in quelle più avanzate anche del 2006. Il passato remoto è difficile da ricostruire e anche molto dispendioso. Ma come ha fatto il Friuli? «Noi abbiamo una popolazione di 1,2 milioni abitanti — dice Maurizio Blancuzzi, direttore della e-Government
regionale —. Tutto il nostro mondo sanitario ha sistemi estremamente omogenei. Quindi è stato semplice caricare anche il pregresso».
Adesso, si possono prenotare le visite specialistiche via Internet e se il paziente lo chiede, il sistema è anche in grado di ricordargli l'appuntamento qualche giorno prima con una e-mail o un Sms sul cellulare. Le potenzialità della sanità elettronica sono davvero infinite e la gente sembra molto interessata a utilizzarle.
I numeri sono incoraggianti: i primi 110 mila lettori messi in vendita dalla Regione il 21 ottobre scorso sono stati «bruciati» e in edicola ne stanno arrivando altrettanti. «La gara di appalto prevede la consegna di un milione di lettori in tutto», aggiunge Binaghi. In Lombardia circolano oltre 9 milioni e 300 mila carte sanitarie (99% della popolazione). E più della metà di chi l'ha in tasca ha già chiesto il Pin, mentre il 48 per cento ha dato il consenso al trattamento dei dati.
In Friuli Venezia Giulia, 600 mila abitanti hanno già attivato la carta. All'appello delle tre Regioni capofila del progetto nazionale sulla e-Health, esiste dal 2001, manca solo la Sicilia.
«La consegna della carta sanitaria elettronica ai 5 milioni di siciliani è ormai ultimata— assicura Cristina Pecoraro, responsabile dei Sistemi informativi all'assessorato regionale alla Sanità —. Stiamo avviando un progetto di sperimentazione con l'Istituto mediterraneo dei trapianti di Palermo e un centinaio di assistiti. Entro sei mesi ne faremo partire altri due che convolgeranno trecento medici di base anche della provincia di Palermo e di Catania». Cosa accade nel resto d'Italia? Dove sono state distribuite le carte elettroniche utilizzabili per la sanità e dove funzionano? Un autentico guazzabuglio. Nel nostro Paese, ad occuparsi della sanità elettronica sono tre ministeri: Salute, Economia e Innovazione, che finanziano iniziative diverse tra loro. Tra i progetti più significativi in fase di sviluppo, quello della Toscana che coinvolge, 3 mila pazienti diabetici e asmatici; le Asl di Firenze, Livorno, Arezzo , Siena e Empoli; 150 medici di base e l'ospedale di Careggi. Dal 9 febbraio, i pazienti potranno accedere ai servizi sanitari online ma anche i medici, con il loro consenso, potranno monitorare le terapie e chiamarli se si accorgono che non le stanno seguendo.
Districarsi nel ginepraio di competenze e iniziative della Ue a 27, è ancora peggio: la parola d'ordine è «armonizzare».
 

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