L’Ocse promuove l’Italia: tra i primi Paesi per le cure contro l’infarto

Redazione DottNet | 16/11/2012 19:56

La sanità italiana è stata promossa dall'Ocse: ha infatti un tasso di mortalità ospedaliera a seguito di un attacco cardiaco o di ictus inferiore alla media Ocse, ha ottenuto buoni risultati nel limitare i ricoveri ospedalieri ad alto costo per malattie croniche, e ha una spesa leggermente inferiore alla media. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto 'Health at a Glance' dell'Ocse, che riguarda 34 Paesi, con dati riferiti però al 2009.

- BENE CURE INFARTO: Sull'Italia il rapporto evidenzia che il tasso di mortalità ospedaliera nei 30 giorni successivi al ricovero per infarto acuto del miocardio è del 3.7%, contro il 5.4% della media Ocse nel 2009. Bassi anche i tassi di mortalità ospedaliera in seguito a ictus ischemico (3.4% contro una media Ocse del 5.2%) o emorragico (17.6% contro il 19% Ocse).

- PIU' VIRTUOSI SU RICOVERI EVITABILI: Sui ricoveri ospedalieri evitabili per complicanze da asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (bpco) e diabete non controllato, i valori sono molto più bassi in Italia rispetto alla media Ocse. Nei ricoveri per asma il tasso italiano è stato di 19 per 100mila adulti nel 2009, cioè meno della metà della media Ocse (52 per 100mila), per la bpco di 126 per 100mila adulti (media Ocse 198), e per il diabete non controllato 33 (media Ocse 50). Nei paesi Ocse invece in media 50 adulti su 100mila sono ricoverati in ospedale ogni anno per l'asma. In Slovacchia, Usa e Corea, il tasso è il doppio della media Ocse. Anche per il diabete non controllato la media dei ricoveri in ospedale è di 50 su 100mila adulti, con valori piuttosto alti in Austria, Ungheria e Corea.

- LAVORARE SU SCREENING: il rapporto ha rilevato come nel 2009 il 60% delle donne a rischio sia stato sottoposto a quello per il tumore al seno (media Ocse 62%), mentre molto rimane ancora da fare per il tumore del collo dell'utero, dove la media è del 39%, contro il 61% della media Ocse 61%.

- SPESA SANITARIA IN MEDIA: mentre nei paesi dell'Ocse cresce la quota del Pil destinata alla sanità, in Italia, nel 2009, è stata pari al 9.5% del Pil (contro l'8.1% nel 2000), un valore leggermente inferiore alla media Ocse del 9.6%. L'aumento rispetto al 2000 dipende, secondo il rapporto, dell'effetto congiunto di una crescita relativamente modesta della spesa sanitaria annuale pro-capite in termini reali (1.6%) e di una lieve flessione del Pil pro-capite in termini reali nello stesso periodo. Stati Uniti (17.4%), Paesi Bassi (12.0%), Francia (11.8%) e Germania (11.6%) hanno destinato invece alla spesa sanitaria una quota molto più alta del loro Pil nel 2009. Anche la spesa sanitaria pro-capite italiana, corretta per potere d'acquisto, si attesta in prossimità della media Ocse, con 3.137 dollari nel 2009, contro una media Ocse di 3.233 dollari. In Italia il 78% della spesa sanitaria è stato finanziato da fonti pubbliche, un tasso superiore alla media Ocse (72%), ma simile a quello di Francia e Germania. ''Il sistema sanitario italiano dovrebbe essere motivo di orgoglio ed invece è oggetto di molti pregiudizi. I dati sugli indicatori di salute, che i medici rivendicano anche alla loro professionalità e dedizione, letti insieme con quelli da tempo noti sui costi inferiori del 40 per cento a quelli dei nostri vicini europei, dimostrano in maniera incontrovertibile la strumentalità e la pericolosità dell'attacco che oggi viene portato alla sanità pubblica'', ha detto Costantino Troise, segretario dell'Anaao-Assomed, il principale sindacato dei medici ospedalieri. ''Questo nuovo miracolo Italiano - ha spiegato - rischia di crollare sotto i colpi di una operazione contabile che nasconde una operazione politica''.

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