Urologi, laparoscopia e robot per la chirurgia prostatica. Rivoluzionario Test Psa al Regina Elena

Redazione DottNet | 21/11/2012 20:09

Un orizzonte cosi' forse non l'aveva immaginato nemmeno Isaac Asimov nei suoi romanzi di fantascienza. Fatto sta che alla chirurgia tradizionale per gli interventi alla prostata, quella cosiddetta a cielo aperto, si sta sempre piu' affiancando quella laparoscopica, con il laser e con i robot. Il motivo e' semplice e lo spiegano gli esperti: con queste tre tecniche, quando utilizzate nel modo corretto, si riducono i tempi di ricovero e soprattutto le conseguenze post operatorie. Ed e' proprio di questo che si discutera' venerdi' e sabato nel convegno 'Tecnologie urologiche avanzate' organizzato dal direttore di Urologia dell'ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, Giovanni Di Lauro.

All'incontro interverranno i principali urologi e chirurghi d'Europa che, in videoconferenza, faranno anche delle dimostrazioni in diretta di interventi con le tre diverse tecniche. Il tumore alla prostata e' inserito nella lista dei big killer, i grandi assassini. In Italia e' il piu' frequente dei carcinomi maschili ed e' il terzo per tasso di mortalita' con il 9% sul totale. Tra gli uomini di eta' superiore ai 50 anni, uno su 7 e' a rischio e ogni anno sono circa 43.000 i nuovi casi registrati. Secondo gli studiosi, nel 2030 potrebbero salire a 50.000 i nuovi casi. Solo in Campania sarebbero piu' di 2.000 i nuovi casi stimati per il 2012.  ''Intervenendo con la chirurgia classica - spiega Di Lauro - si apre la pancia del paziente, si tagliavano i muscoli dell'addome per poi arrivare alla prostata. I decorso operatorio e' molto lungo, almeno 10 giorni, e dopo ci sono le ben note conseguenze di incontinenza e impotenza sessuale''.  Le moderne soluzioni alternative garantiscono degli interventi meno invasivi e piu' precisi. Con il laser 'videoassistito', spiega Di Lauro, si interviene sull'ipertrofia prostatica benigna dall'uretra e non piu' dalla vescica. I tempi di ricovero si riducono a 24, massimo 48 ore, non c'e' sanguinamento e si riducono le fastidiose conseguenze postoperatorie della chirurgia a cielo aperto.  Con la laparoscopia, spiega Di Lauro, si interviene invece in caso di tumore. La tecnica permette di operare senza tagli ma inserendo gli strumenti attraverso dei forellini. La visione video e' ottima, si asportano in maniera efficace vescicole seminali, prostata e linfonodi ed e' migliore la ricostruzione dell'uretra. Con questo intervento il paziente torna a casa in 3 giorni e anche in questo caso sono ridotte impotenza e incontinenza. Con la robotica, infine, l'operatore lavora direttamente a una consolle che permette un'enorme precisione e che corregge gli errori di manovra risparmiando i fasci nervosi e riducendo ulteriormente i problemi postoperatori.  Ma al convegno si discutera' anche di aspetti di queste tecniche ancora considerati controversi. L'80% degli interventi di asportazione della prostata per patologie tumorali avviene ancora a cielo aperto. Per la chirurgia laparoscopica ci vuole grande esperienza e se non e' eseguita da personale esperto allunga il tempo di anestesia. La robotica, al contrario, e' abbastanza semplice da imparare, e' precisissima e puo' essere utilizzata anche da otorini, ginecologi, chirurghi generici. Il problema pero' e' il costo: per un robot Da Vinci bisogna spendere circa 1 milione e mezzo di euro piu' altri 100mila euro all'anno di spese.

Nuovo test Psa al Regina Elena. E' piu' accurato e specifico rispetto al test tradizionale, permette una diagnosi precoce ed e' in grado di 'predire' l'aggressivita' del cancro che si sta sviluppando: e' il nuovo esame diagnostico per il tumore alla prostata messo a punto all'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. Il test, denominato '2proPSA e phi', si effettua su un prelievo di sangue e permettera' di limitare le biopsie non necessarie poiche' consente di discriminare meglio il tumore prostatico in pazienti con PSA elevato. Il test 2proPSA-phi (prostate health index) e' ora disponibile presso l'Istituto Regina Elena, diretto da Laura Conti. Il nuovo esame sembra dunque in grado di stabilire e monitorare l'aggressivita' del tumore e, dunque, permettere di selezionare quei pazienti con un tumore clinicamente significativo. L'Istituto Regina Elena e' la prima struttura sanitaria pubblica nel Lazio ad effettuare questo test, che ha un costo contenuto rispetto alle biopsie, piu' specifico e con chiari vantaggi per la qualita' di vita del paziente e per la spesa pubblica. I numeri legati a questa patologia sono infatti rilevanti: il tumore della prostata e' attualmente la neoplasia piu' frequente tra gli uomini e nel 2012 sono attesi 36.000 nuovi casi. Inoltre, l'incidenza del carcinoma prostatico ha mostrato negli ultimi anni una costante tendenza all'aumento ed e' atteso un costante aumento anche per i prossimi decenni: l'incidenza stimata nel 2020 e' di oltre 43.000 casi e nel 2030 sara' di oltre 50.000.  ''Il phi non sostituisce il test del PSA - sottolinea Conti - bensi' migliora la specificita' clinica di rilevamento del carcinoma prostatico rispetto ai test attualmente in uso, identificando con maggiore accuratezza il paziente candidato ad una biopsia prostatica''. Il test, ''ora disponibile nei nostri istituti - precisa - non e' attualmente rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale e per tale motivo e' stata stabilita una tariffa minima per compensare i costi di esecuzione''. Attualmente, il test piu' diffuso per individuare il rischio di un tumore della prostata e' la misura dell'antigene prostatico specifico Psa (una proteina prodotta dalle cellule della prostata che risulta elevata in presenza di cancro).  L'effettiva utilita' di tale test e' tuttavia messa in dubbio da vari esperti, poiche' non predice le differenze tra i tumori che saranno sintomatici e quelli che non lo saranno, aspetto fondamentale che appare invece garantito dal nuovo esame. Allo studio anche altre 'armi' per combattere il piu' frequente tumore maschile: si sta ad esempio arrivando alla definizione di un nuovo test genetico per la diagnosi precoce, considerando che i fattori ereditari influiscono su circa il 40% della variabilita' dei livelli di PSA. Nel 2010, inoltre, l'agenzia americana per il farmaco FDA ha dato il via libera al primo vaccino terapeutico contro il cancro alla prostata, capace di stimolare il sistema immunitario ad attaccare il tumore.

Clicca qui per iscriverti al Gruppo

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato