Medici di famiglia e tossicodipendenze: come affrontare il problema. Il ruolo delle farmacie. Contrario lo Snami

Medicina Generale | Redazione DottNet | 22/11/2012 16:06

Può essere difficile coniugare il ruolo tra il medico di base e un tossicodipendente. Ma potrebbe intervenire a tal proposito un percorso di cura misto tra SerT, medici di famiglia e farmacie per le persone con disturbo da uso di sostanze: dopo essersi rivolti ai Servizi per le Tossicodipendenze (SerT), una buona fetta di pazienti, quelli in grado di essere stabilizzati e in fase di mantenimento, potrebbero infatti essere affidati alle cure dei medici di medicina generale e potrebbero ritirare i farmaci di cui hanno bisogno direttamente presso le farmacie aperte al pubblico, esattamente come tutti i pazienti affetti da altre patologie.

Tutto ciò per favorire un più rapido reinserimento sociale di queste persone e per rendere più efficiente il sistema dei SerT, attualmente oberati da una moltitudine indistinta di pazienti. Un po' come già avviene a Catanzaro con il progetto sperimentale che vede protagoniste due farmacie convenzionate. A rilanciare la proposta, nella sua versione più ampia e attenta ai diversi bisogni terapeutici dei pazienti con tossicodipendenza, sono stati oggi Federserd (Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze), Sitd (Società italiana tossicodipendenze), Simg (Società italiana di medicina generale), e Federfarma (Federazione nazionale unitaria titolari di farmacia) in occasione del Convegno dal titolo “Possibili percorsi e scenari di cura nell’ambito delle dipendenze”, che si è svolto questa mattina presso il Senato.  L’evento, promosso da Fondazione Charta e dall’Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, ha visto riuniti tutti i principali attori coinvolti nella proposta, i decisori politici e gli esponenti delle realtà sociali e sanitarie che operano a contatto con le dipendenze. “Auspico che le organizzazioni riunite oggi in questa sala – ha detto Antonio Tomassini (Pdl), presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato – intendano puntare sull’esperienza ultratrentennale dei Servizi per le Dipendenze, affiancando alla loro indubbia efficacia preventiva e terapeutica l’organizzazione capillare e radicata sul territorio dei Medici di Medicina Generale e delle Farmacie aperte al pubblico. La politica dovrebbe sempre sostenere i progetti in grado di rafforzare le tutele, sociali e sanitarie, a favore dei pazienti; ciò a maggior ragione quando queste proposte mirano a rilanciare le funzioni istituzionali di organismi che da decenni lavorano per promuovere il diritto alla salute”. Proprio a proposito degli organismi che promuovono sul territorio questo diritto, è stato Alessandro Rossi, responsabile nazionale area dipendenze della Simg, a spiegare come un modello italiano di intervento della medicina di famiglia in questo ambito “è ancora tutto da costruire”. “Tenendo in considerazione la cambiata epidemiologia di queste problematiche, i diversi modelli di consumo, le nuove fasce sociali coinvolte, l'emergere di nuove dipendenze senza sostanze come il gambling (ludopatia) e internet – ha spiegato Rossi - tenendo conto anche dei nuovi scenari organizzativi previsti dal Decreto Balduzzi, si dovranno sviluppare modelli pluridisciplinari, condivisi e integrati, di disease management dell'addiction e delle patologie e dei disturbi a essa correlati. La medicina di famiglia può entrare a far parte della presa in carico integrata di questi soggetti”.  Anche il mondo delle farmacie si è mostrato disponibile a partecipare allo sforzo di costruzione di una nuova rete di gestione dei pazienti con dipendenza da sostanze. “Siamo pronti a fare la nostra parte – ha detto Annarosa Racca, presidente di Federfarma – mettendo a disposizione della collettività la capillarità delle farmacie e il loro collegamento in rete. Le farmacie sono un presidio del Sistema sanitario nazionale pronto a impegnarsi in progetti concreti di assistenza al tossicodipendente, definiti a livello locale, in sinergia con gli altri operatori, in linea con quanto sperimentato con successo in altri Paesi europei. Il nostro è un invito a sfruttare tutte le potenzialità inespresse del nostro canale".  L’esigenza di integrare i percorsi di cura offerti dai SerT con un modello capillare, più diffuso sul territorio, nasce dal radicale mutamento, avvenuto negli ultimi vent’anni, della situazione sociosanitaria che nel 1990 suggerì di istituire questi Centri. Si sono moltiplicate le forme di addiction ed è mutato l’identikit dei pazienti affetti da dipendenza da eroina: il 51% di questi  ha un lavoro a tempo pieno, un lavoro part-time o è studente, il 44% che è laureato o diplomato e il 26% che ha almeno un figlio. La richiesta di cura e recupero delle persone dipendenti da sostanze, inoltre, non è stata accompagnata, negli anni, da un adeguato incremento delle risorse a disposizione delle strutture sociosanitarie dedicate.   La proposta lanciata quest’oggi nasce da una ricognizione della realtà attuale: poiché la maggior parte delle persone con dipendenza da eroina sono trattate nei SerT, e visto che quest’ampia categoria di pazienti si suddivide in due distinte fasce di severità della patologia, una riorganizzazione delle cure a loro dedicate potrebbe tendere ad affidare i pazienti stabilizzati e in fase di mantenimento ai medici di medicina generale e alle farmacie aperte al pubblico. Vi sono pazienti diversi ed esigenze diverse e il sistema oggi deve saper leggere queste diversità. I pazienti in fase acuta e complessi hanno necessità di maggiore supervisione ed è per loro che la terapia con Metadone liquido è una ragionevole scelta; vi sono poi pazienti che hanno una storia di patologia diversa ai quali viene somministrato un farmaco composto da buprenorfina e naloxone in compresse sublinguali, terapia che consente una migliore gestione del paziente e un abbattimento sostanziale dei rischi di spaccio o misuso del farmaco, perché la somministrazione orale non dà luogo alla sensazione di piacere che le persone affette da dipendenza ricercano attraverso l’uso non terapeutico di questi medicinali. Tutto ciò si traduce in una più sicura e agevole gestione del paziente, con costi minori per il personale specializzato.   Nel Convegno di questa mattina è stato quindi proposto un doppio percorso di cura per le persone con dipendenza da eroina: i pazienti in terapia con Metadone potrebbero continuare, vista la complessità della loro situazione clinica, ad essere accolti e curati presso i SerT, giovandosi di tutto il supporto specialistico offerto da questi Centri; i pazienti in terapia con buprenorfina/naloxone, invece, potrebbero usufruire di un setting misto, in base al quale coloro che controllano meglio la propria dipendenza potrebbero continuare ad essere accolti dai SerT per essere poi gestiti dal medico di famiglia, usufruendo, come tutti gli altri pazienti, della possibilità di ritirare i farmaci di cui hanno bisogno presso le Farmacie aperte al pubblico.   L'incontro si è rilevato anche un’occasione per riaccendere il dibattito sulle droghe leggere e il problema riguardante il sovraffollamento delle carceri. Il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficace e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino (Pd), ha parlato dell’opportunità di “utilizzare i grandi centri studi, come quello di Rovigo, che coltivano cannabis per studi clinici, anche per la produzione di farmaci contenenti tetracannabinolo”. “In questo modo – ha spiegato – ne deriverebbero vantaggi, non solo di tipo economico, non dovendo più ricorrere all’importazione di questi prodotti, ma anche per gli stessi pazienti che ad oggi sono costretti ad aspettare in media 1 mese per poter usufruire di questi medicinali”. Il senatore Pd, infine, ha invitato a non sottovalutare l’importanza di riaprire un dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere. “Ad oggi un terzo della popolazione carceraria si trova in stato detentivo per reati correlati al consumo o allo spaccio di queste sostanze – ha concluso – senza considerare i proventi che questi traffici generano per la criminalità organizzata”

Lo Snami dice no. Non piacciono al Sindacato Autonomo le proposte di affidare ai medici di Medicina Generale anche l'assistenza ai tossicodipendenti, dice esordisce Gianfranco Breccia, Segretario Nazionale dello Snami “Non è vero che i pazienti tossicodipendenti siano assimilabili ai pazienti affetti da altre patologie. Tutt'altro. Sono pazienti particolari, con esigenze particolari che necessitano di un'assistenza specializzata dedicata e di strutture logistiche adeguate. Come al solito si rischia di depotenziare i servizi, in questo caso i SerT e subito c'è chi, ovviamente a costo zero, è pronto a dare risposte affermative, a nome della categoria, a sottoscrivere impegni che difficilmente potranno essere mantenuti. Questi signori non ci rappresentano e se vogliono prendere in carico i loro assistiti con problemi di dipendenza lo facciano a titolo personale, se ritengono di esserne in grado, perchè l'ennesimo tentativo di sconvolgere la Medicina di famiglia non può essere accettato! Pensare che le sale d'aspetto dei nostri studi, dove bambini, adolescenti ed anziani attendono il loro turno, siano possano essere affollate da chi magari è in astinenza, è in stato di agitazione psicomotoria o non vuole fare la fila, vorrebbe dire togliere serenità  ai nostri pazienti e renderli suscettibili di violenze ed intimidazioni mettendoli  nelle condizioni di trovarsi in situazioni quantomeno spiacevoli che, come talvolta accade in Continuità Assistenziale, possono arrivare anche ad episodi di minaccia o violenza”. “Per non parlare poi dei Medici che dovrebbero dispensare il metadone, contenere le "esuberanze" di chi potrebbe anche essere instabile dal punto di vista psicomotorio e subire ricatti di ogni genere. I tossicodipendenti devono essere seguiti dai SerT. Se queste strutture al momento hanno delle criticità  e non ce la fanno, sarà  allora opportuno potenziare il servizio”, conclude Gianfranco Breccia.

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