Oncologi, i tagli stanno mettendo a rischio le cure e i reparti specializzati

Redazione DottNet | 27/11/2012 21:59

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La spending review ha messo in difficolta' molti settori, e la sanita' e' tra questi. I dipartimenti di oncologia, in particolare, potrebbero essere quelli che soffriranno di piu' della situazione di crisi e tagli. Si puo' riassumere cosi' l'intervento di Roberto Labianca, presidente del Collegio italiano medici primari oncologi ospedalieri (CIPOMO) in una conferenza oggi a Milano.

 ''L’oncologia - ha detto l'esperto - e' una disciplina che, piu' di altre, non puo' permettersi di assistere passivamente a quanto sta accadendo. Il paziente oncologico non finisce il suo percorso dopo la visita e l’inizio della cura, poiche' esistono percorsi complessi e personalizzati: ogni paziente e' un individuo a se' e viene seguito non con una terapia standard ma in modo individuale e con il sostegno di piu' figure professionali. Al paziente viene spesso proposto un nuovo farmaco o una nuova strategia terapeutica e l’oncologo non e' solo un medico che somministra una terapia ma un 'consulente' con cui interagire continuamente''. Il CIPOMO, spiega il suo presidente, ''ha raccolto il disagio dei dirigenti delle Oncologie italiane. Non e' stato fatto un censimento analitico e capillare su tutto il territorio ma i vari coordinatori regionali riportano situazioni preoccupanti e disomogenee l’una dall’altra. Giusto per fare qualche esempio: a Mantova dopo il pensionamento del Primario oncologo l’Unita' Operativa di Oncologia Medica e' sparita, 'risucchiata' nel dipartimento di medicina con un direttore che non e' un oncologo''. Analoga situazione in Emilia Romagna, ''dove un pensionamento equivale ad un declassamento. In Campania non va meglio: le recenti linee guida per i piani aziendali emanati dalla Regione non lasciano grande spazio alle realta' esistenti. Nel Lazio sono presenti 13 Unita' Complesse di Oncologia ma solo 3 di queste afferiscono a dipartimenti oncologici. Infine, come mai in Sicilia esistono 23 reparti di oncologia mentre in Sardegna solo uno? Quanto alla Calabria, il collegio se ne occupa da tempo, cercando di discutere e interagire con le forze politiche locali''. Dalle risposte che ha raccolto l'indagine CIPOMO ''si evincono chiaramente due aspetti: la mancanza di risorse economiche finalizzate all’oncologia e la volonta' politica orientata verso le 'medicine', con il risultato di far ritornare l’oncologia a 50 anni fa, relegata in un angolo di qualche reparto medico. Ma se l’oncologia medica sparisce, chi ne subira' le conseguenze non e' certo l’oncologo ma il paziente. E' quindi necessario - conclude Labianca - trovare un percorso che sia propositivo per salvare non solo l’oncologia ma la ricerca e la garanzia di offrire ai pazienti un’assistenza che non lascia spazio ad incertezze. Il rischio, in estrema sintesi, e' che oltre ai cervelli possano emigrare anche i malati verso Paesi che non sono superiori in qualita' alla nostra Oncologia medica''.