Procreazione, il Governo ricorre contro la sentenza di Strasburgo che boccia la Legge 40

Ginecologia | Redazione DottNet | 28/11/2012 21:55

Allo scadere previsto dei termini, il governo italiano ha chiesto il riesame della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che boccia la legge 40 sulla procreazione assistita. La sentenza, emanata lo scorso 28 agosto, prevedeva tre mesi di tempo per l'eventuale presentazione del ricorso. E la decisione di 'opporsi' e' stata comunicata oggi da palazzo Chigi, accendendo immediatamente le polemiche. ''Il Governo italiano ha depositato presso la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo, quale Giudice di seconda istanza, la domanda per il riesame'' della sentenza Costa-Pavan sulla procreazione assistita, annuncia una nota di Palazzo Chigi.

 E precisa: ''La decisione italiana di presentare la domanda di rinvio alla Grande Chambre della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo si fonda sulla necessita' di salvaguardare l'integrita' e la validita' del sistema giudiziario nazionale, e non riguarda il merito delle scelte normative adottate dal Parlamento ne' eventuali nuovi interventi legislativi''. La domanda di rinvio, infatti, si e' resa necessaria, sottolinea palazzo Chigi, ''in quanto l'originaria istanza e' stata avanzata direttamente alla Corte europea per i diritti dell'uomo senza avere prima esperito - come richiede la Convenzione - tutte le vie di ricorso interne e senza tenere nella necessaria considerazione il margine di apprezzamento che ogni Stato conserva nell'adottare la propria legislazione, soprattutto rispetto a criteri di coerenza interni allo stesso ordinamento''. La Corte cioe', si sottolinea, ''ha deciso di non rispettare la regola del previo esaurimento dei ricorsi interni, ritenendo che il sistema giudiziario italiano non offrisse sufficienti garanzie''. Sulla decisione di presentare ricorso, duro il giudizio di Livia Turco (Pd): ''Molti di noi - afferma - avevano chiesto al governo di venire a spiegare in Parlamento le ragioni di un'eventuale decisione in questo senso. Mi dispiace molto che il governo, invece, non abbia sentito il dovere di farlo, scegliendo in modo clandestino di presentare ricorso. Una decisione, secondo me, del tutto sbagliata''. Di ''fatto gravissimo'' parla il senatore del pd Ignazio Marino, sottolineando come ''sarebbe sorprendente che un governo tecnico ed europeista in economia non fosse altrettanto tecnico ed europeista quando ci sono da tutelare i diritti e la salute delle persone e anzi agisca in danno dei cittadini piu' poveri. Questi, in caso di ricorso - rileva - si vedranno discriminati nel loro desiderio di maternita' e paternita' mentre i piu' ricchi potranno rivolgersi alle cliniche per l'infertilita' degli altri Paesi europei''. Il ricorso, commenta Filomea Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, rappresenta un ''tentativo disperato di salvare l'insalvabile: ovvero una legge 40 che 19 decisioni italiane ed europee stanno smantellando, perche' incostituzionale ed ideologica''. Il portavoce di Fli, Giulia Bongiorno, affida invece a twitter il proprio commento: ''Gravissimo errore ed ennesimo schiaffo alle donne la scelta di ricorrere alla Grand Chambre per salvare la legge 40''. Di segno opposto il giudizio del presidente Udc Rocco Buttiglione: ''Se come pare il Governo avesse presentato ricorso alla Corte Europea a difesa della Legge 40 avrebbe fatto correttamente il suo dovere. Il Governo - afferma - e' tenuto a difendere in sede europea gli atti della Repubblica italiana''.

Le motivazioni della Corte europea.I giudici della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo l'hanno definita ''incoerente'' e per questo, con una sentenza dello scorso agosto, hanno 'bocciato' all'unanimita' la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Secondo i togati di Strasburgo, infatti, non ha senso proibire l'accesso alla fecondazione in vitro e alla diagnosi preimpianto degli embrioni a una coppia fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica in presenza di un'altra legge che permette il ricorso all'aborto terapeutico nel caso in cui il feto sia affetto da questa malattia genetica. La sentenza della Corte stabilisce che l'Italia ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare di Rosetta Costa e Walter Pavan, la coppia che ha presentato il ricorso a Strasburgo, con ''un'ingerenza sproporzionata''. Per riparare al danno causato, la sentenza prevede che lo Stato debba quindi versare ai coniugi 15 mila euro per danni morali e 2.500 per le spese legali. Tutto sospeso, pero', alla luce della presentazione del ricorso da parte del governo italiano davanti alla Grande Camera della Corte di Strasburgo. Nelle motivazioni alla base della decisione di Strasburgo e riportate nella sentenza, i giudici europei criticano le posizioni del governo italiano secondo cui la legge 40 ha lo scopo di proteggere la salute del bambino e della donna, la dignita' e la liberta' di coscienza del personale medico e allo stesso tempo evitare il rischio di derive eugenetiche. ''La Corte non e' convinta da queste argomentazioni'', si legge nel documento, poiche' tenendo conto che la nozione di bambino e embrione non sono assimilabili, ''non vede come la protezione degli interessi invocati dal governo possano conciliarsi con la possibilita' di procedere a un aborto teraupetico di un feto malato''. Questo anche alla luce ''delle conseguenze per il feto stesso, il cui sviluppo e' ben piu' avanzato di quello di un embrione, ma anche per la coppia e in particolare per la donna''. La Corte sottolinea poi come Italia, Austria e Svizzera (che e' pero' in procinto di rivedere la legge) siano gli unici tre Paesi, su 32 Stati membri del Consiglio d'Europa presi in considerazione, a proibire ancora il ricorso alla diagnosi preimpianto degli embrioni. 

Tutte le sentenze contro la Legge.La legge 40, bocciata da Strasburgo, era gia' finita diverse volte nel mirino delle sentenze dei tribunali. Cinque volte e' finita sui banchi della Corte Costituzionale (nel 2005, due volte nel 2009 e una nel 2010 e infine nel maggio del 2012). Se si considerano i ricorsi per altre parti della legge come quelli per ottenere la possibilita' di congelamento degli embrioni, la diagnosi preimpianto e il limite di utilizzo di tre embrioni per ciclo di fecondazione sono complessivamente 17 le volte che i giudici hanno ordinato l' esecuzione delle tecniche di fecondazione secondo i principi Costituzionali affermando i diritti delle coppie e non secondo la legge 40. Se si comprende anche l'ambito europeo, con la bocciatura di Strasburgo nell'agosto 2012 salgono a 18 gli stop al provvedimento. Questi i precedenti: - 2004 - Il tribunale di Cagliari sentenzia che non c'e' differenza tra gravidanza ottenuta con Pma e gravidanza naturale se sussistono i presupposti per accedere alla 194 la donna puo' abortire. 

- 2005 - Il 16 luglio un giudice del tribunale di Cagliari aveva sollevato questione di legittimita' costituzionale dell'articolo 13. Ad una donna portatrice sana di beta-talassemia era stata negata la possibilita' della diagnosi preimpianto.  

- 2006 - Il 9 novembre la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile un ricorso.  

- 2007 - Una sentenza del 24 settembre del Tribunale di Cagliari ha riconosciuto che la diagnosi preimpianto e' consentita. A dicembre il tribunale di Firenze ha confermato la decisione.  

- 2008 - Il 23 gennaio il Tar del Lazio ha annullato le linee guida per l'applicazione della legge per ''eccesso di potere'' per il divieto di indagini cliniche sull' embrione, ha sollevato la questione di costituzionalita' di alcune norme. Il 26 agosto il tribunale di Firenze per due procedimenti diversi ha sollevato nuove questioni di costituzionalita'.  

- 2009 - La Consulta ha accolto la prima parte delle osservazioni con sentenza 151 del primo aprile, quanto alla seconda parte e' stato introdotta una deroga al divieto di crioconservazione degli ovuli.  

- 2010 - Il 13 gennaio il giudice Antonio Scarpa, del Tribunale di Salerno, ha autorizzato, per la prima volta in Italia, la diagnosi genetica preimpianto ad una coppia fertile portatrice di una grave malattia ereditaria. Seguono decisioni in tal senso nei tribunali di Firenze, Bologna e Salerno. Il 22 ottobre il tribunale di Catania ha sollevato la questione di legittimita' costituzionale sulla parte che vieta la fecondazione eterologa, quella con seme od ovuli che arrivano da donatori esteri. Nel novembre dello stesso anno anche il tribunale di Milano ha confermato il dubbio di legittimita' costituzionale sul divieto di eterologa.  

- 2012 - La Corte Costituzionale, che ha esaminato il divieto di fecondazione eterologa stabilito dalla legge 40, ha restituito gli atti ai Tribunali che l'avevano investita del caso.  

- 2012 - In base alla decisione del Tribunale di Cagliari, tutti i centri pubblici, di cui nessuno effettua diagnosi preimpianto ad oggi, saranno obbligati ad osservare scrupolosamente la legge 40 perche' effettuare tecniche di fecondazione in vitro significa anche avere l'obbligo, se la coppia lo richiede, di fornire informazione sullo stato di salute dell'embrione.

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