Sanità, tredicesime a rischio. Monchiero (Fiaso): le Asl hanno gravi problemi di cassa. Ospedalità privata vicina al tracollo, cambia l’accreditamento. Le proteste nel Lazio

Redazione DottNet | 05/12/2012 20:59

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''I problemi di cassa nella maggioranza delle Asl sono talmente gravi da mettere in teoria a rischio anche il pagamento delle tredicesime, ma siamo sicuri che alla fine le aziende riusciranno a compiere il 'miracolo' per quanto riguarda il pagamento del personale, ma non altrettanto saranno in grado di fare per i fornitori''. Lo ha affermato il presidente della Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), Giovanni Monchiero, a margine della presentazione del 10/mo Rapporto Aiop 'Ospedali e salute 2012'.

Un taglio di 14 mld in tre anni per la Sanità, come previsto, ha detto, '''e' un obiettivo irraggiungibile per il nostro sistema, ed il premier Monti si e' fatto 'sfuggire' questa verità''. Il rapporto Aiop dimostra, prosegue, ''che siamo tutti nella stessa barca, aziende pubbliche e private, e se non si farà una revisione del sistema delle tariffe si rischia di non coprire più i costi''. E non si tratta di previsioni future: ''Le politiche di taglio stanno iniziando a dare problemi di cassa alle Asl e già a dicembre - ha affermato Monchiero - si potrebbero verificare problemi di pagamenti per le forniture, e in un contesto in cui già oggi paghiamo i fornitori a 400 giorni, ciò è davvero insostenibile''.

Aiop, troppi tagli alla sanità pubblica.''I tagli predisposti dalle leggi esistenti non sono sostenibili: e' necessario che tutti i soggetti interessati si uniscano da subito in un progetto di salvataggio finanziario del Servizio sanitario nazionale''. E' l'appello lanciato oggi dal presidente dell'Associazione italiana ospedalita' privata (Aiop), Gabriele Pelissero.  Il rischio, secondo il presidente Aiop, è dunque quello che ''collassi il Servizio pubblico, ribaltando sulle aziende italiane - avverte - il costo insostenibile dell'assistenza sanitaria ai lavoratori. Se venisse meno la copertura pubblica finiremmo come gli Usa, dove le aziende devono sobbarcarsi anche il costo delle assicurazioni sanitarie dei propri dipendenti e delle loro famiglie''. Pelissero sottolinea quindi l'importanza del Ssn: ''Continuiamo a credere in un servizio sanitario universale, solidaristico e pluralistico, che deve essere difeso con ostinazione, in quanto determinante per la coesione sociale e l'economia italiana - rileva - ed e' fuor di dubbio che maggiore efficienza possa essere raggiunta attraverso un'autentica alleanza tra strutture di diritto pubblico e privato''. A questo proposito, Pelissero sottolinea che queste ultime ''rappresentano il 25% di tutte le prestazioni erogate, a fronte del 15% dell'intera spesa: il loro contributo e' pertanto fondamentale per il sistema''. Salvare quindi il Ssn e' possibile, secondo AIOP, con pochi ma fondamentali interventi: ''l'istituzione del pagamento a prestazione per tutti e non solo per i privati, il finanziamento razionale, ovvero il pagamento di tutte le prestazioni appropriate attraverso un tariffario che corrisponda realmente ai costi razionalmente rilevati, l'istituzione di un organo di vigilanza e controllo autenticamente terzo rispetto a tutti gli erogatori''.

Le cifre. Per il triennio 2012-2014, nel settore Sanità ''sono previsti tagli complessivi per 14 miliardi, prevalentemente a carico del comparto privato accreditato''. ''Dal 2010 ad oggi - si sottolinea nel Rapporto - lo scenario è profondamente mutato con l'avanzare di manovre governative che hanno applicato tagli lineari: la manovra Tremonti del 2011, la spending review e infine la legge di Stabilità 2013 hanno pesantemente aggredito la spesa sanitaria, in un Paese dove questa è già più che moderata, all'interno invece di una spesa pubblica generale eccessiva''. Nonostante questo, l'immagine che emerge dal Rapporto e' quella di un Servizio sanitario nazionale ''sostanzialmente in salute'', un sistema ''apprezzato, che l'OMS colloca tra i primi posti al mondo per il livello dei servizi offerti, con punte di eccellenza che differenziano alcune regioni, ma con un costante gradimento espresso dai cittadini''. Tra le principali caratteristiche, rileva il Rapporto Aiop, ''la sostanziale liberta' di scelta fra erogatori, a fronte di una spesa sanitaria pubblica che si colloca costantemente tra 1 e 2 punti percentuali di PIL al di sotto di quella di Paesi come Francia e Germania''. Un andamento ''virtuoso - si sottolinea - che ha portato infatti a un calo della spesa sanitaria pubblica dal 7.2 al 7.1% del PIL nonostante la recessione, un fatto straordinario''.

Troppo sprechi impuniti.Per effetto della Spending review, ''gli sprechi non saranno colpiti ma, purtroppo per i cittadini, le liste di attesa cresceranno vorticosamente a carico delle strutture pubbliche, le quali non vengono retribuite per prestazioni, ma per costi, con un incremento dei loro disavanzi''. La ''distorta applicazione'' della legge di Spending review, rileva il Rapporto, ''ha trasformato l'aggressione agli sprechi in tagli lineari, distribuiti proporzionalmente su tutte le regioni italiane, le quali si sono trovate nella condizione obbligata di far cassa, da un lato attraverso la riduzione degli acquisti da parte delle aziende ospedaliere pubbliche e dall'altro attraverso il taglio lineare ai budget delle aziende private''. Conseguenza di tutto cio', avverte il Rapporto, ''e' che gli sprechi non saranno colpiti ma, purtroppo per i cittadini, le liste di attesa cresceranno vorticosamente a carico delle strutture pubbliche''.

Gli ospedali privati accreditati in Italia ricevono una minore quota di risorse pubbliche (ovvero 8,9 miliardi di euro contro i 51,4 miliardi degli ospedali pubblici) e pesano per il 14,4% sulla distribuzione della spesa ospedaliera pubblica complessiva (contro l'85,6% degli ospedali pubblici). A fronte di tali dati, le strutture accreditate erogano pero' il 26,9% delle giornate di degenza: vale a dire 18,9 mln contro i 51,4 mln delle strutture pubbliche. Proprio il sistema 'misto' - con l'erogazione dei servizi sanitari da parte sia di strutture pubbliche sia private accreditate - piace molto ai cittadini: l'85% degli italiani, si rileva nel Rapporto, sostiene infatti che ''ormai le strutture private accreditate fanno parte del sistema ospedaliero complessivo presente sul territorio, e quando ci si deve ricoverare non si guarda se la struttura e' pubblica o privata accreditata, bensi' si considerano altri fattori come la presenza della specializzazione che serve, la qualita' delle prestazioni, la vicinanza rispetto all'abitazione''.

Accreditamento privati. Si lavora al ministero della salute, secondo quanto si apprende, per cambiare i criteri per l'accreditamento degli ospedali private. Si starebbe valutando infatti la possibilità di considerare tutte le tipologie di posto letto nella soglia degli 80 fissati dal nuovo regolamento sugli standard ospedalieri, non solo quelli per acuti. Sarebbero 375 le cliniche sotto questa soglia, per un totale di oltre 10mila posti, con però altrettanti letti per la riabilitazione e circa 4mila per la lungodegenza. Secondo quanto si e' appreso da fonti sindacali dopo un incontro al ministero sul nuovo documento all'attenzione della conferenza Stato-Regioni, a chiedere una modifica dei criteri per poter accreditare le strutture private sono state sia le stesse cliniche, sia le Regioni. Il documento fissa i nuovi standard ospedalieri attraverso cui arrivare al tetto di 3,7 posti letto per mille abitanti (di cui 3 per acuti e 0,7 per i post-acuti, come stabilito con la spending review), e sempre secondo quanto riferito a seguito dell'incontro, potrebbe essere approvato dalla Conferenza questa settimana o al massimo nella riunione che dovrebbe tenersi intorno al 20 dicembre. E potrebbe slittare di qualche settimana, alla fine di gennaio o a febbraio, il termine fissato inizialmente al 31 dicembre per l'adozione da parte delle Regioni dei provvedimenti di riduzione dei posti letto. Anche per le cliniche private, e' il ragionamento in corso, dovrà valere il percorso di 'riconversione' in particolare in quelle Regioni che hanno un numero molto maggiore di posti letto per acuti a scapito di quelli per la riabilitazione e la lungodegenza. I posti letto complessivi delle cliniche private sotto la attuale soglia degli 80, sono 10.412 posti per acuti, 10.406 per la riabilitazione e 4.209 per la lungodegenza.

La sanità italiana. In Italia gli ospedali sono, complessivamente, 1.163. Di questi, 542 sono istituti ospedalieri pubblici. La quota restante, pari a 621 strutture, e' rappresentata da ospedali privati accreditati 'allargati': in tale numero sono cioe' compresi anche gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) privati, gli ospedali religiosi, le fondazioni private, i policlinici universitari privati e gli enti di ricerca privati.  Le asl sono in tutto 145 ed 80 sono le aziende ospedaliere pubbliche. Quanto ai posti letto: sono 65.524 quelli nel settore del privato accreditato e 149.024 nel settore pubblico, per un totale di 214.548 posti letto ospedalieri. Nel Rapporto Aiop 2012 si evidenzia che le strutture pubbliche hanno erogato 51,4 mln di giornate di degenza, contro i 18,9 mln delle strutture private accreditate (dato riferito al 2010). Quanto al finanziamento, in Italia la spesa sanitaria pubblica totale e' stata pari, nel 2011, a 112.889 miliardi di euro: il 45,5% (pari a 51 mld) e' spesa per l'extraospedaliero, il 54,5% (61,5 mld) e' la spesa ospedaliera. L'incidenza della spesa sanitaria sul Pil e' del 7,2 in Italia, contro l'8,7 della Francia, l'8,6 della Germania e l'8,3 degli Stati Uniti.
La spesa per gli ospedali pubblici e per gli ospedali privati accreditati e' dunque pari complessivamente, sempre nel 2011, a 61.574 mld di euro, di cui l'85,6% (52,6 mld) per gli ospedali pubblici e il 14,4% (8,8 mld) per i privati accreditati.

Le difficoltà nel Lazio. E' SOS diffuso nella sanita' di Roma e del Lazio. L'11 dicembre e' prevista una manifestazione unitaria organizzata davanti alla Regione Lazio da decine di sindacati e associazioni datoriali e di cittadini con lo slogan ''chi taglia distrugge''. ''Per la prima volta scenderemo in piazza tutti insieme - annuncia Gianni Nigro della Fp Cgil Roma e Lazio - per dire a Bondi: fermati. Aspettiamo l'insediamento della nuova giunta''. Perche', come avverte anche il responsabile Sanita' della Cisl del Lazio Roberto Chierchia, ''lo stato di agitazione e' gia' diffuso in tutto il comparto colpito dai tagli. Anche se la situazione piu' grave resta quella dell'Idi San Carlo dove i lavoratori non percepiscono stipendi da mesi''. Oggi il sindaco di Roma Gianni Alemanno e' andato nella struttura sanitaria ad annunciare una buona notizia: entro 10 giorni arriveranno i primi 4,9 milioni sbloccati dal commissario alla sanita'. E un'altra buona notizia e' arrivata da Ignazio Marino, senatore del PD e presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale: sappiamo dal tribunale fallimentare che ''i fondi per l'Idi-San Carlo di Nancy-Villa Paola sono immediatamente disponibili''. Ma la protesta dei lavoratori Idi, per ora, non si ferma: hanno gia' organizzato un flash mob in piazza San Pietro per la festivita' dell'Immacolata di sabato prossimo. Nigro parla di ''sei ospedali pubblici di Roma che potrebbero essere colpiti da pesanti tagli e ristrutturazioni, fino alla chiusura: il Forlanini, lo Spallanzani, l'Oftalmico, l'Eastman, il Cto e il San Filippo Neri. Al momento ci sono stati di agitazione profonda gia' allo Spallanzani, al Cto e al San Filippo Neri dove venerdi' 10 e' prevista un'assemblea nel piazzale dell'ospedale estesa alla cittadinanza''. Qui ''sono in corso anche raccolte firme tra lavoratori e utenza - gli fa eco Chierchia - per scongiurare eventuali chiusure o ridimensionamenti'' Nel settore privato, prosegue Chierchia, ''considerando solo i grandi gruppi come il San Raffaele (che ha annunciato gia' la chiusura di alcune strutture) stimiamo che ci siano 1.500 posti di lavoro a rischio, oltre alle circa 2.700 persone gia' attualmente in cassa integrazione. I tagli ai budget previsti nei decreti commissariali portano infatti inevitabilmente conseguenze sui posti di lavoro e danni a cittadini perche' le prestazioni verranno comunque ridotte''. E stasera alcuni lavoratori a Cassino sono saliti sul tetto al San Raffaele di Cassino. La presidente dell'Aiop Lazio Jessica Faroni, premettendo che l'associazione ''rappresenta 110 strutture private accreditate nel Lazio'' annuncia che ''con il taglio del 6,7% dei budget con effetto retroattivo previsto da Bondi, sara' difficile quasi impossibile sopravvivere e sono a rischio sicuramente le tredicesime, e chiaramente anche le prestazioni per i cittadini''. A causa dei tagli e' in piena emergenza anche il policlinico universitario Agostino Gemelli. Per le strutture religiose come il Fatebenefratelli dell' Isola Tiberina e il San Pietro, l'Aris (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) ha annunciato da domani ''per esaurimento del budget coperto dagli accordi con la Regione Lazio, non potremo piu' garantire al cittadino le prestazioni in convenzione col servizio sanitario pubblico''. In ''risposta all'annuncio del taglio del 7% previsto dal decreto n.349 del Commissario ad acta per la sanita' regionale, Enrico Bondi'' si parla di ''drastiche azioni'' come ''il blocco delle visite specialistiche e delle attivita' ambulatoriali e non straordinarie, pur continuando comunque le prestazioni di pronto soccorso, le rianimazioni, l'oncologia, le aree materno-infantili''. E dulcis in fundo il problema dei precari. ''Sono 3.400 nel Lazio - riferisce Nigro -, tra cui 1.400 medici. Se non vengono prorogati subito, dal primo gennaio andranno a casa e dall' inizio dell'anno sara' a rischio anche il funzionamento dei pronto soccorso perche' si tratta prevalentemente di lavoratori dell'emergenza-urgenza''. ''Ieri ho ribadito al commissario Bondi, nel corso di un incontro sull'Idi, la necessita' di un tavolo permanente in cui gestire lo stato di crisi della sanita' di Roma e Lazio - dice Chierchia -, affinche' la riorganizzazione non significhi colpire alla cieca. L'11 dicembre c'e' un primo sit-in, ma in programma ci sono anche altre iniziative e, come estrema ratio, non sono da escludere anche scioperi''.

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