Generici, via libera dal Senato all’emendamento che ammorbidisce la norma sulle prescrizioni. Farmindustria: non cambia nulla

Redazione DottNet | 04/12/2012 18:36

La commissione Industria del Senato ha fato il via libera definitivo all'emendamento 13.0.100 (clicca qui per scaricare la nuova norma) al Decreto Sviluppo che rivede le norme fissate dalla Spending review sulle modalità di prescrizione dei generici. Si tratta, in effetti, del precedente emendamento proposto senatrice Germontani (Api-Fli) che di fatto ammorbidisce la norma del governo - sulla quale si erano scontrati senatori e esponenti del Governo contro Balduzzi - prevedendo per il medico la doppia possibilità: o scrivere il principio attivo oppure scrivere sia il principio attivo che il nome commerciale del medicinale generico.

Cambia qualcosa  anche per i farmacisti che saranno autorizzati a sostituire il generico con un altro prodotto a prezzo uguale, qualora sia il cliente a chiederlo e ciò anche in caso di indicazione del nome del medicinale sulla ricetta da parte del medico.  Resta invece il divieto di sostituire il medicinale qualora il medico abbia posto sulla ricetta la dicitura “non sostituibile” debitamente motivata. L'indicazione del medicinale da parte del medico è vincolante per il farmacista anche in caso di prodotti a parità di prezzo, salvo, appunto, diversa richiesta del cliente. Il provvedimento interessa anche le aziende farmaceutiche che così possono ridurre il prezzo dei propri medicinali a brevetto scaduto in contemporanea all’entrata in commercio di un equivalente. Con una norma del 2009, che l’emendamento abroga, queste aziende, per i primi nove mesi successivi all’immissione in commercio dell’equivalente, possono infatti abbassare i prezzi ma non a livello di quelli dell’equivalente (cfr. comma 4, art.13, legge 77/2009) E infine l’obbligo per le Regioni di attenersi alle indicazioni dell’Aifa in riferimento all’equivalenza terapeutica tra medicinali con diversi principi attivi. 

Il plauso di Assogenerici. AssoGenerici esprime ''soddisfazione'' per la mediazione fatta in Senato sulla norma relativa alla prescrizione per principio attivo e si complimenta con il Ministro Balduzzi per ''non aver ceduto alle pressioni, tanto insistenti quanto scorrette, dell'industria brand''. ''L'unico punto su cui si registra la perplessita' di AssoGenerici - rileva l'associazione in una nota - riguarda l'abrogazione dell'obbligo di mantenimento di un differenziale di prezzo fra brand e generico per nove mesi a partire dal lancio del generico sul mercato''. La norma, introdotta nel 2009, spiega Giorgio Foresti, presidente di AssoGenerici, ''aveva lo scopo di dare una possibilita' di competere al nuovo entrante nel mercato per compensare la notorieta' del brand che era stato monopolista per vent'anni. Motivo per cui ci riserviamo di valutare l'impatto di questo cambiamento sul mercato e le relative ricadute per il nostro settore. Sara' il mercato stesso ad autoregolarsi e staremo a vedere cosa succede''. AssoGenerici, inoltre, ''prende atto che, ancora una volta si cerca, almeno sulla carta, di favorire aziende che comunque sono destinate a veder contrarre il loro business non a causa della prescrizione per principio attivo ma a causa della persistente mancanza di strategie industriali serie, che non siano lo sfruttamento del co-marketing e delle rendite di posizione ma la ricerca, per avere prodotti innovativi da immettere sul mercato''

Il commento di Farmindustria. Il nuovo emendamento del Senato sulle prescrizioni per principio attivo, ''non cambia nulla'' rispetto alle disposizioni entrare in vigore in estate e gli industriali restano ''fortemente contrari a una norma che ha di fatto distorto il mercato perché ha favorito il farmaco generico in modo inaccettabile''. E' la ferma posizione del presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi che nel corso di un incontro nella sede di Farmindustria per fare il punto con la stampa sulla situazione del settore ha parlato di una ''distorsione'' nella concorrenza a favore dei produttori di generici. Una guerra inutile, visto comunque l'inesorabile trend in crescita dei generici? No, secondo Farmindustria che sottolinea come la quota di mercato dei farmaci a brevetto scaduto sia in linea con quella degli altri paesi Big in Europa, cioè Francia, Germania, Spagna, e Regno Unito, vicina al 90%. Per Farmindustria infine la norma sul principio attivo non trova neppure giustificazione nella necessità di allinearci con l'Europa: l'obbligo di indicazione in ricetta e' stato infatti introdotto solo in Portogallo, Estonia, Lituania e Cipro. Ieri abbiamo pubblicato uno studio he confermerebbe la posizione degli industriali

Utili in calo, a rischio l’occupazione. L'aumento fisiologico dei consumi di farmaci continua ma il calo dei prezzi e le misure di contenimento del bilancio pubblico determinano la riduzione dei ricavi delle aziende. E' Farmindustria a rendere noto il dato elaborato di dati Ims e Istat, chiedendo un patto triennale per dare al settore condizioni tali da poter pianificare la propria attivita', alla luce dell'aumento del rischio occupazione con una perdita di due mila posti di lavoro entro marzo. In occasione di un incontro per fare il punto sul settore per il quale, ha spiegato il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, ''la fase estremamente critica e' destinata a prolungarsi nei prossimi anni''. Gli investimenti nel paese sono a forte rischio e ''con essi il valore della presenza industriale in Italia''. In sostanza gli industriali - che continuano a puntare l'indice contro la norma che obbliga all'indicazione del generico nella ricetta - chiedono la stabilita' del quadro normativo, il riconoscimento del marchio, ''senza il quale non ci sono ne' innovazione ne' investimenti'' e ''un miglior accesso ai nuovi farmaci e premi all'innovazione sviluppata dal paese''.

Mercato Italia. Per Farmindustria c’è il rischio che il nostro Paese diventi  un mercato “vecchio”, cioè con  scarsa innovatività nelle nuove immissioni in commercio. Basta un esempio:  negli altri Big 5 europei la quota di mercato di medicinali con nuovo brevetto immessi sul mercato tra il 2008 e il 2011 è stata del 3,3%. In Italia ci si è fermati all’1,5%. Meno della metà. E ancora un altro dato: i consumi di farmaci biologici, volano in Germania, Regno Unito, Spagna e Francia, mentre da noi restano al palo, quasi 30 punti in meno, fatto 100 l’indice medio di consumo pro capite di questi prodotti negli altri Paesi europei. Il problema secondo le aziende  sta tutto nella lentezza di immissione in commercio, sia a livello Aifa che nei prontuari regionali ma anche nei criteri molto “soggettivi” con i quali nel nostro Paese si stabilisce se un farmaco sia o meno innovativo. “Serve più trasparenza nei criteri di valutazione e nel monitoraggio delle nuove molecole – ha detto Massimo Scaccabarozzi, presidente dell’associazione – uscendo da una logica esclusivamente economicistica che sta privando gli italiani di moltissime molecole innovative regolarmente in commercio in tutta Europa”.  Da qui le richieste del settore al governo attuale, ma soprattutto a quello che verrà dalle nuove elezioni del 2013, che si concentrano nella necessità di realizzare un Patto almeno triennale per dare al settore condizioni tali da poter pianificare la propria attività.

 Un Patto che imponga quattro passaggi:

 - la stabilità del quadro normativo, interrompendo la spirale di provvedimenti sul settore (9 tra il 2006 e il 2011 con un costo totale di 11 miliardi, altri 4 nel 2012, che vi aggiungeranno più di 4 miliardi all’anno).

 - il riconoscimento del valore del marchio, senza il quale non ci sono né innovazione né investimenti. I medicinali off-patent (il 90% delle confezioni vendute) sono uno strumento per generare ulteriori risparmi da reinvestire nel sistema del farmaco, ma questo nel rispetto della prescrizione del medico, senza creare mercati “protetti” ed evitando approcci dirigistici o distorsivi della concorrenza.

 - un migliore accesso ai nuovi farmaci e premi all’innovazione sviluppata nel Paese, superando un approccio economicistico, mosso più dalla volontà di risparmio che non dalle reali esigenze terapeutiche.

 - una diversa attenzione all’innovazione che deve essere vista prima di tutto come un obiettivo per il miglioramento della Salute, l’efficienza del SSN, la qualità, l’efficienza, la competitività e l’attrattività di tutto il Paese.

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