Regioni, per applicare il decreto Balduzzi saranno tagliate ai medici di base le indennità e imposta l’esclusività del rapporto di lavoro

Medicina Generale | Redazione DottNet | 05/12/2012 19:53

Esclusività del rapporto di lavoro e taglio netto delle indennità percepite a vario titolo: sono queste alcune delle condizioni poste dalle Regioni per applicare il decreto Balduzzi su medici di base e delle cure primarie, e contenute in una bozza di atto di indirizzo preparata per la Sisac (clicca qui per scaricare il documento), la struttura interregionale che gestisce le convenzioni con i medici. Il documento e' stato messo a punto dal Comitato di settore sanitario (di cui fanno parte alcune regioni) per riaprire il tavolo con i medici e adeguare al decreto, entro il 14 maggio del 2013, gli accordi collettivi di medici di base, pediatri e specialisti.

La riforma delle cure primarie pone infatti alcuni problemi per le Regioni, primo fra tutti il finanziamento delle nuove aggregazioni funzionali territoriali, che costano ma per cui non sono stanziate risorse dal decreto. Quanto al ruolo unico, secondo le Regioni significa ''uniformi requisiti e modalità di accesso alle funzioni della medicina generale: assistenza primaria, continuità assistenziale ed emergenza territoriale. Un processo che deve avvenire fermi restando i livelli retributivi specifici delle diverse figure professionali''. Quindi a costo zero. Tra le condizioni perché le Regioni provvedano alla dotazione di aggregazioni funzionali territoriali e unità di cure primarie, per il Comitato di settore deve esserci l'esclusività del rapporto del singolo professionista con il Ssn; tra i requisiti una divisione del lavoro tra i professionisti capace di garantire una copertura h24, e tra le modalità la riconversione degli ospedali. C'è poi da ''introdurre e disciplinare'' il nuovo ruolo unico dei medici. Gli accordi ''devono recepire il principio dell'obbligatorietà dell'adesione dei medici all'assetto organizzativo e al sistema informativo di ciascuna Regione e al sistema informativo nazionale''. La bozza, come si apprende, è stata solo discussa dal Comitato e non ancora inviata alla Sisac.''Se la notizia sarà confermata, quello delle Regioni è un atteggiamento irresponsabile e provocatorio, che fa precipitare i loro rapporti con il sindacato'', commenta  Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg. ''Noi non siamo stati informati ne' abbiamo ricevuto nulla - spiega - La nostra reazione sarà gravissima. E' grave quanto contenuto in questo documento di indirizzo, perché pone dei quesiti sbagliati e mostra l'intenzione delle Regioni di non voler concertare, ne' di pensare a soluzioni innovative, ma di focalizzarsi su quanto fatto in passato. Il ministero della Salute dice di non essere stato informato. Vedremo gli sviluppi''. Tuttavia la Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) ''respinge provocazioni allarmistiche''.  ''E' nostra intenzione - si legge nella nota del sindacato dei medici di base - evitare la diffusione di messaggi allarmistici, in quanto tale bozza appare chiaramente ad un livello di elaborazione ancora molto grezzo, non e' istituzionalmente confermata e comunque ampiamente modificabile vista l'evidente imprecisione delle intenzioni dichiarate e la numerosita' degli interrogativi in essa contenuti''.  a Segreteria nazionale ritiene che ''molti degli interrogativi della bozza troverebbero soluzioni condivise con i rappresentanti della categoria attraverso un confronto politico. Questo confronto, preliminare alla stesura definitiva dell'atto di indirizzo da parte di Regioni e Governo, e' necessario anche per consentire la realizzazione dell'Accordo nei tempi previsti dalla legge''. La maggior parte dei Segretari regionali segnala inoltre una ''discordanza fra i contenuti della bozza e quanto stanno elaborando nel confronto con le rispettive Regioni''. La Segreteria nazionale della FIMMG, pertanto, auspica, ''nei piu' brevi tempi possibili, un confronto serio e costruttivo con chi ha la rappresentanza politica ufficiale delle Regioni a livello nazionale''.

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