Senato, principio attivo sempre in ricetta. Industrie farmaceutiche contro farmacisti

Farmaci | Redazione DottNet | 06/12/2012 20:25

Il principio attivo dovra' essere sempre indicato in ricetta, anche quando il medico scegliera' di indicare la precisa 'griffe' di un farmaco. Con il voto di fiducia al decreto sviluppo il Senato ha approvato anche il 'restyling' della norma sulla prescrizione del principio attivo contenuta nella spending review. La nuova versione della norma, frutto di una mediazione tra forze politiche e all'interno dello stesso governo, prevede che il medico, nel prescrivere una nuova terapia ''indica nella ricetta la denominazione del principio attivo'', ''oppure la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo accompagnata dalla denominazione di quest'ultimo''. L'indicazione di una specifica marca resta vincolante per il farmacista quando sia indicata la non sostituibilita' e quando il farmaco abbia un prezzo pari a quello di rimborso ma ''fatta salva diversa richiesta del cliente''.  Altra novita' la possibilita' per le aziende farmaceutiche di ridurre il prezzo dei propri medicinali a brevetto scaduto in contemporanea all'entrata in commercio di un equivalente, anziche' dopo 9 mesi, come previsto da una norma del 2009 abrogata dall'emendamento sui farmaci al dl.

 Il nuovo emendamento del Senato sulle prescrizioni per principio attivo, ''non cambia nulla'' rispetto alle disposizioni entrare in vigore in estate e gli industriali restano ''fortemente contrari a una norma che ha di fatto distorto il mercato perche' ha favorito il farmaco generico in modo inaccettabile''. E' la ferma posizione del presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi ha parlato di una ''distorsione'' nella concorrenza a favore dei produttori di generici. Una guerra inutile, visto comunque l'inesorabile trend in crescita dei generici? No, secondo Farmindustria che sottolinea come la quota di mercato dei farmaci a brevetto scaduto sia in linea con quella degli altri paesi Big in Europa, cioe' Francia, Germania, Spagna, e Regno Unito, vicina al 90%. Per Farmindustria infine la norma sul principio attivo non trova neppure giustificazione nella necessita' di allinearci con l'Europa: l'obbligo di indicazione in ricetta e' stato infatti introdotto solo in Portogallo, Estonia, Lituania e Cipro. Immediata la replica di Federfarma che risponde: “Sono incomprensibili le lamentele dei produttori di farmaci 'griffati': la norma sulla sostituzione lascia al cittadino l'ultima parola''. ''Alcuni produttori di medicinali di marca - sottolinea la Federazione dei titolari di farmacia in una nota - lamentano di non poter competere con i produttori di farmaci generici perche' non sarebbero in grado di praticare alle farmacie condizioni altrettanto favorevoli. Non si capisce da cosa nasca tale impossibilita', considerando che i margini di spettanza della farmacia per i generici dal 2009 sono inderogabilmente fissati per legge. E' quindi totalmente infondata l'accusa rivolta alle farmacie di voler sostituire i medicinali prescritti dal medico per ottenere maggiori guadagni: le farmacie non hanno particolare convenienza a consegnare un equivalente rispetto a un altro''. Al contrario, la sostituzione tra medicinali equivalenti, che l'emendamento approvato dal Senato mantiene per favorire il paziente, sottolinea Federfarma, ''lascia al cittadino l'ultima parola su quale farmaco assumere. Infatti, il cittadino puo' ritirare immediatamente il medicinale disponibile in farmacia senza dover tornare dal medico per farsi cambiare la marca del prodotto o dover aspettare che la farmacia si approvvigioni. Inoltre, se il medico ha inavvertitamente prescritto un equivalente di marca diversa da quella indicata in una precedente ricetta il cittadino puo' chiedere al farmacista il medicinale che gia' conosce''.

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