Sanità, ecco tutti i provvedimenti a rischio con le dimissioni di Monti. Rapporto Censis, gli italiani apprezzano gli operatori sanitari. Plauso ai medici di medicina generale

Redazione DottNet | 09/12/2012 18:49

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Riforma dei ticket, costi standard e Patto per la Salute. Ma anche legge sul testamento biologico o riforma degli ordini e della responsabilita' del medico. Revisione dei livelli essenziali di assistenza. Sono numerose, dentro e fuori dal Parlamento, le questioni di sanita' che rischiano di restare sospese, o di essere del tutto archiviate (come il biotestamento) vista la chiusura anticipata e rapida della legislatura. Ad essere assicurati al momento, con le annunciate dimissioni del premier Monti dopo il varo definitivo della legge di stabilita', sono proprio i nuovi tagli alle risorse del servizio sanitario (600 milioni quest'anno, un miliardo a regime nel 2013), che si aggiungono a quelli della spending review, del Salva-Italia e delle ultime manovre 2011. Proprio l'ultimo provvedimento targato Tremonti lascia in eredita' al prossimo governo una delle questioni piu' spinose: la 'bomba' (come l'ha definita qualche giorno fa l'attuale ministro della Salute, Renato Balduzzi), di 2 miliardi aggiuntivi che andranno recuperati a partire da gennaio 2014 attraverso i ticket.

 

Riformare il sistema di compartecipazione della spesa e' stato un 'pallino' di Balduzzi fin dal suo insediamento, un anno fa.  Ma fino ad oggi, piu' in la' di simulazioni di un nuovo sistema a franchigia (con soglie basate sul reddito o sull'Isee) non si e' andati. Non e' escluso, anzi, il ministro l'ha di recente assicurato, che prima della fine dell'anno arrivi un ''documento di indirizzo'' che sara' comunque compito del prossimo esecutivo tradurre in atti concreti.  Anche perche' la questione va affrontata con le Regioni, in trincea permanente da oltre un anno in primis contro i tagli al Fondo sanitario che l'anno prossimo, denunciano i governatori, sara' per la prima volta ''addirittura inferiore a quello del 2012''. Tagli talmente incisivi da rendere ''impossibile'' il Patto per la Salute, la cornice di lavoro e di priorita' comuni tra governo e autonomie, in scadenza a fine anno. Con ogni probabilita', le Regioni, che hanno finora sempre rifiutato di sedersi al tavolo, aspetteranno il nuovo governo per affrontare l'argomento (anche se una decisione potra' essere presa alla prossima conferenza straordinaria del 13 dicembre tutta dedicata alla sanita'). Altro tema che scotta con le Regioni (senza contare il taglio dei posti letto e i nuovi standard ospedalieri che appaiono pero' in dirittura di arrivo) e' la definizione dei costi standard. L'accordo sulle Regioni da prendere come benchmark non c'e' stato e il governo dovrebbe procedere da solo (con un dpcm che dovrebbe arrivare prima di Natale). Nel frattempo pero' e' intervenuto anche il Tar del Lazio che ha sospeso i prezzi di riferimento cosi' come elbaorati intanto dall'Autorita' di vigilanza sui contratti pubblici (con sentenza prevista a marzo).  Tutta da vedere sara' anche l'attuazione del cosiddetto decreto Balduzzi, che porta con se una riforma 'mini' della sanita' che rischia ora di rimanere anche 'incompiuta'.  Dall'intramoenia alle assicurazioni, alla riforma h24 della medicina territoriale, sono innumerevoli i punti che richiedono passaggi ulteriori per diventare operativi. Sul fronte parlamentare, poi, morira' al Senato, li' dove aveva iniziato il suo concitato iter, il disegno di legge sul fine vita. Dal primo via libera da parte di Palazzo Madama, a poche settimane dalla morte di Eluana Englaro, sono passati quasi 4 anni e dopo essere stato modificato alla Camera il testo e' ora di nuovo al vaglio della commissione Sanita'. Da piu' di un anno. Nonostante le firme di oltre 150 senatori e la spinta del Pdl, il provvedimento ha poche possibilita' di trovare posto nel calendario, anche perche' il tema e' tra quelli che piu' ha lacerato la politica. A non avere alcuna chance di vedere la luce anche il cosiddetto ddl 'Fazio-Balduzzi', che contiene nuove norme per la sperimentazione clinica e la riforma degli ordini professionali, e che doveva essere il 'veicolo' per completare la 'mini-riforma' della sanita' avviata con il decreto Balduzzi. Nella tagliola della fine della legislatura cadra' anche un provvedimento da mesi pronto per l'aula della Camera, che consente la donazione del corpo post mortem alla ricerca scientifica. Cosi' come difficilmente riuscira' a diventare legge la possibilita' di donare i farmaci non utilizzati alle Onlus per distribuirli gratuitamente agli indigenti, appena approvata sempre alla Camera dalla commissione Affari sociali in legislativa. 

Rapporto Censis. Nonostante le continue difficoltà che sta vivendo la sanità italiana, sempre più a corto di risorse, gli italiani apprezzano gli operatori sanitari per il loro modo di relazionarsi: il 71,2% li definisce infatti gentili e disponibili. E' quanto emerge dal 46° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Positivo anche il giudizio sul rapporto con i medici di medicina generale: su una scala tra 0 e 10, il valore medio indicato è stato di 7,7. A costituire la sanità italiana sono oltre 724mila persone, di cui 237mila medici, 334mila infermieri, quasi 49mila unità di personale con funzioni riabilitative, oltre 45mila con funzioni tecnico-sanitarie e più di 11mila di vigilanza e ispezione. Il rapporto Censis evidenzia anche come da tempo nel rapporto medico-paziente, i cittadini siano sempre più 'attivi' e raccolgono autonomamente informazioni. Quasi il 52% di chi usa il web verifica la diagnosi e le indicazioni del medico su internet, mentre il 33% discute con il medico i risultati delle sue ricerche sul web. Altri protagonisti della sanità sono gli infermieri. Tra i cittadini entrati in contatto con loro nell'ultimo anno, oltre il 75% esprime un giudizio positivo. E la visione positiva che gli italiani hanno degli operatori sanitari rende attraenti queste professioni. Oggi voler fare l'infermiere è per gli italiani una scelta giusta: per il 76,6% perché è una professione ad alto valore sociale e di aiuto verso gli altri, e per il 47% perché consente di trovare facilmente lavoro. Nel settore ci sono potenzialità occupazionali che richiederebbero più spazi nella formazione universitaria, bloccata dal numero chiuso per l'accesso alla facoltà di Scienze infermieristiche, che il 61,3% degli italiani considera un errore.

I costi della sanità per le famiglie.Nel 2011 le famiglie hanno tirato fuori di tasca loro (out of pocket), per acquistare beni e servizi sanitari, ben 28 miliardi di euro, pari all'1,76% del Pil. Lo evidenzia il 46ø Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Una spesa sostenuta soprattutto per far fronte alla scarsita' di cure domiciliari e integrazione socio-sanitaria, necessarie per sostenere l'aumento dei malati gravi e cronici. E anche se, secondo l'Ocse, la spesa out of pocket italiana nel 2010 e' stata pari al 17,8% della spesa sanitaria complessiva, quindi al di sotto della media Ocse del 20,1%, gli italiani spendono molto di piu' di altri Paesi europei come Francia (7,3%), Regno Unito (8,9%) e Germania (13,2%). Del resto, come evidenziano i dati del Ministero della Salute, il numero medio di ore erogate a ciascun caso preso in carico dall'assistenza domiciliare integrata nel 2008 e' stato di circa 22 ore. Il che rende inevitabile per le famiglie supplire alle mancanze del sistema pubblico, e sostenere costi spesso insostenibili, quando si tratta di malattie gravi o croniche. Ad esempio, la stima dei costi sociali diretti a carico delle famiglie, fatta dal Censis, vede una spesa di 6.403 euro per l'ictus, di 6.884 euro per il tumore e 10.547 per l'Alzheimer. Cio' evidenzia, secondo il Censis, come il modello assistenziale socio-sanitario sia capace di coprire solo una parte dei bisogni, lasciando scoperti proprio i soggetti che piu' ne avrebbero bisogno, soprattutto nel lungo periodo.

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