Rapporto Fnomceo, calano i medici in Italia, ma aumentano le quote rosa

Redazione DottNet | 11/12/2012 16:40

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Sono oltre 376mila i medici iscritti agli ordini provinciali e oltre 56mila gli odontoiatri, ma i medici in attività sono meno. Tutte le specializzazioni fanno registrare una flessione, anche fino all'8% negli ultimi 7 anni, mentre crescono le donne medico. Sono questi i principali dati contenuti nel dossier realizzato dalla Fnomceo (federazione degli ordini dei medici) su medici e odontoiatri italiani (clicca qui per scaricare il documento completo).

In particolare dal rapporto emerge come i medici iscritti agli ordini provinciali siano sempre piu' numerosi: a marzo 2012 erano 376.265, contro i 366.440 del 2009. Tuttavia quelli in attivita' sono meno, visto che secondo l'ultimo rapporto Ocse, in Italia sono attivi circa 230mila medici. Cio' significa che pur in pensione, i medici continuano a rimanere iscritti all'ordine. E della flessione dei medici attivi si ha una conferma anche dai dati sulle specializzazioni, tutte in flessione. La progressiva  flessione del numero dei medici in attività si fa più evidente analizzando i dati forniti dalla Fnomceo scorporati per specializzazione. Sebbene l’indicazione di questo elemento non sia obbligatoria al momento dell’iscrizione, infatti, le generazioni di professionisti più giovani tendono a fornirla con maggiore regolarità e, proprio per questo, la flessione che si riscontra in tutte le specializzazioni appare significativa. Tra il 2005 e il 2012 ad esempio in cardiologia e ginecologia c'e' stato un calo del 5%, quasi del -6% in chirurgia e medicina legale, mentre tra urologi e igienisti e' dell'8%. Ad aumentare invece sono le donne medico, pari al 37% del totale degli iscritti agli ordini, passate da 119mila nel 2005 a 138mila nel 2010.  Uno scenario che preoccupa sia sotto il profilo della tenuta del sistema pensionistico, sia per la possibilità di mantenere gli attuali servizi sanitari, ma che secondo il vicepresidente della Fnomceo Maurizio Benato può trovare una soluzione in una profonda revisione dei modelli organizzativi, che valorizzi il lavoro d’equipe e le diverse professioni sanitarie non mediche.

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