La legge 40 torna per la quinta volta alla Corte Costituzionale

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 12/12/2012 19:48

La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e' di nuovo rinviata alla Corte Costituzionale, per la quinta volta. L'ultimo caso riguarda la decisione del tribunale di Firenze che - partendo dal ricorso presentato da una coppia portatrice di una malattia genetica, che ha rifiutato l'impianto di embrioni malati o non testabili chiedendo che vengano appunto impiegati per la ricerca - ha sollevato dubbi di costituzionalita' rispetto al divieto previsto dalla legge di destinare alla ricerca scientifica gli embrioni 'abbandonati' e inutilizzabili.

Ma il rinvio alla Corte riguarda anche un secondo punto: la prevista irrevocabilita' del consenso della donna ai trattamenti di procreazione assistita dopo la fecondazione dell'ovocita.  Secondo i giudici, dunque, la legge 40 viola gli articoli della Costituzione relativi ai diritti fondamentali della persona, al diritto alla salute e alla liberta' di ricerca, e si configura come una legge ''irrazionale, illogica e irragionevole''. E' infatti ''irrazionale - spiega l'avvocato Gianni Baldini, che ha seguito la coppia - prevedere l'irrevocabilita' del consenso circa l'avvio e la prosecuzione del trattamento di procreazione assistita. Ed e' irragionevole anche il divieto di ricerca su embrioni abbandonati o malati, comunque non piu' impiegabili per finalita' procreative e destinati all'autodistruzione certa nell'arco di qualche anno''.  All'ordinanza del tribunale di Firenze plaudono Livia Turco (Pd), Radicali e associazione Coscioni. Il nuovo ricorso alla Consulta, afferma Turco, ''dimostra, ancora una volta, che si tratta di una legge incostituzionale che non rispetta i diritti delle donne'' e viene ''respinto l'approccio ideologico della destra''. Per Filomena Gallo, segretario dell'associazione Coscioni, ''quello che non fa il Parlamento, ovvero cancellare la legge 40, lo stanno facendo i tribunali''. Si tratta di una legge da rifare in Parlamento secondo il Pd: ''E' una legge scritta negando la scienza'', commenta il senatore Ignazio Marino. Mentre per Antonio Palagiano, presidente della commissione d'inchiesta sugli errori sanitari, si evidenzia ''un problema che il legislatore deve affrontare, perche' l'Italia si appresta a diventare la piu' grande banca del mondo di embrioni abbandonati''. Di parere opposto e' l'ex sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella (Pdl): ''Per l'ennesima volta - commenta - un tribunale civile attacca la legge 40 su punti gia' confermati da un referendum, cercando quindi di scavalcare non solo il Parlamento ma il voto popolare''. Per l'associazione Scienza e vita ''l'embrione non e' mero materiale biologico'', e per Paola Binetti (Udc) si tratta ''dell'ennesimo tentativo che si fa per smontare la legge 40, ignorando il principio fondamentale che e' alla base dell'articolato: il valore della vita dell'embrione''. Proprio la ''difesa della dignita' dell'embrione - afferma - e' un fronte aperto per la prossima Legislatura''.

L’iter.Per ben cinque volte la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e' stata rinviata alla Consulta per dubbi di legittimita' costituzionale. Si allunga dunque, con l'ultima decisione del tribunale di Firenze di rinviare la legge alla Corte costituzionale, l'elenco delle sentenze contrarie ad una normativa da molti definita ''ideologica''. ''Per tre volte - spiega l'avvocato Gianni Baldini, che ha seguito la coppia dal cui ricorso e' derivata la decisione del tribunale di Firenze - la legge 40 e' stata rinviata alla Consulta per dubbi di legittimita' costituzionale in merito alla questione del numero degli embrioni impiantabili. Successivamente, con la sentenza numero 151, la Consulta ha infine stabilito l'illegittimita' costituzionale della legge 40 nella parte che prevedeva il numero massimo di tre embrioni producibili e il loro impianto contemporaneo''. Ed ancora: ''Una quarta volta la legge e' stata rinviata alla Consulta - afferma l'avvocato - ma in merito ad un altro punto, vale a dire il divieto di fecondazione eterologa''. Su questo punto, spiega Baldini, ''la Corte ha pero' rinviato la questione ai giudici dei tribunali ordinari, invitandoli a prendere in considerazione e dunque a integrare una sopraggiunta sentenza della Corte europea in merito''. Il quinto rinvio alla Corte Costituzionale e' quello deciso dal tribunale di Firenze, riguardo due questioni: il divieto di destinare gli embrioni 'abbandonati' alla ricerca scientifica e l'irrevocabilita' del consenso della donna ai trattamenti di procreazione assistita dopo la fecondazione dell'ovocita. In generale, la legge 40 e' gia' finita diverse volte nel mirino delle sentenze dei tribunali. Sono complessivamente 18, se si include l'ultima 'bocciatura' del tribunale di Firenze, le volte che i giudici hanno ordinato l'esecuzione delle tecniche di fecondazione secondo i principi Costituzionali, affermando i diritti delle coppie, e non secondo la legge 40.

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