Scompenso cardiaco, il 50% dei ricoverati ha ricadute

Medicina Generale | Redazione DottNet | 31/07/2008 16:39

Una persona su due ricoverata per scompenso cardiaco acuto ha bisogno di un ulteriore ricovero, o peggio muore, entro pochi mesi dal primo ingresso in ospedale.

A ricordarlo è Marco Metra, professore associato di cardiologia all'Università Ospedale di Brescia, nonchè chairman e membro del comitato scientifico dell'Heart Failure 2008, convegno annuale organizzato dalla Società Europea di Cardiologia. Lo scompenso cardiaco, spiegano gli esperti, è la difficoltà del cuore a pompare la giusta quantità di sangue che l'organismo richiederebbe per funzionare normalmente, e rappresenta la più importante complicanza di ogni malattia cardiaca. Tuttavia, ''è tuttora una condizione non molto 'pubblicizzata' - spiega Metra - l'opinione pubblica non è cioè sensibilizzata a sufficienza. E' anche per questo che abbiamo appena finito di discutere per organizzare una Giornata Europea dedicata proprio allo scompenso cardiaco''. Eppure, anche se poco considerato lo scompenso è una condizione preoccupante: ''La mortalità durante il primo ricovero è del 5-8% - aggiunge l'esperto - mentre la mortalità nei mesi successivi può essere del 10-20%. Il 30-40% dei pazienti, poi, va incontro a riospedalizzazione: il che significa che circa metà dei pazienti muore o viene ricoverato una seconda volta nel giro di qualche mese. Serve quindi trovare terapie per evitarlo, anche se in questo campo non si è fatto molto fino ad adesso''. Uno degli aspetti fondamentali per limitare i danni derivanti dallo scompenso cardiaco acuto è quello di ''migliorare nel tempo più rapido possibile i sintomi del paziente ricoverato - prosegue Metra - ed evitare le ricadute e le recidive. E' un progetto su cui stiamo lavorando molto anche nel nostro centro di Brescia, nella cardiologia diretta da Livio Dei Cas, dove siamo anche centro di riferimento per la sperimentazione di farmaci e di terapie contro lo scompenso sia a livello italiano che internazionale''. Un esempio delle possibili terapie attualmente studiate a Brescia è la 'rolofillina', una molecola capace di dilatare la funzionalità dei reni e quindi di aumentare la diuresi: questo, proprio nell'ottica di proteggere i reni che vengono messi a rischio durante lo scompenso cardiaco acuto. ''Al convegno Heart Failure 2008 presentiamo proprio uno studio pilota condotto su 310 malati - aggiunge Metra - nei quali si è visto un miglioramento della funzionalità renale. Studio che ora verrà allargato: sono già stati reclutati 1.200 pazienti di diversi Paesi (tra i quali Italia, Sua America e Europa dell'Est) sui 2.000 necessari, con l'obiettivo di verificare gli effetti di questa molecola sull'ospedalizzazione dei malati con scompenso cardiaco''. Al convegno gli esperti si sono concentrati soprattutto sulla prevenzione, l'unica strategia ritenuta utile per evitare che le patologie cardiovascolari evolvano nello scompenso cardiaco conclamato. Difatti, conclude Metra, lo scompenso ''è favorito dall'invecchiamento, ed è la patologia cardiovascolare più frequente. La sua incidenza è in progressivo aumento sia a causa della sempre maggiore aspettativa di vita, sia per il costante miglioramento delle terapie per le malattie cardiovascolari, che salvano i pazienti dal decesso ma che non riescono ancora ad evitare loro le cronicità''.

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