Aumenta la presenza femminile negli ospedali: presto più donne che uomini

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 15/12/2012 14:54

Il sorpasso 'rosa' nelle corsie degli ospedali italiani e' ormai vicinissimo. Attualmente, le donne rappresentano infatti il 40% sul totale dei medici negli ospedali pubblici, ma la percentuale sale al 62-63% nella fascia di eta' 25-39 anni. Tuttavia, per le donne in camice bianco, le pari opportunita' in termini di carriere appaiono ancora lontane: ad oggi, infatti, solo il 14% ricopre l'incarico di direttore di struttura complessa e solo il 9% e' direttore generale. Un dato che rivela una grande contraddizione: e' dunque ''giunto il momento che la sanita' abbandoni un modello unicamente maschile e si avvii velocemente verso la declinazione di ritmi e organizzazione del lavoro che tenga conto della presenza delle donne''.

E' questo il messaggio che arriva dalla Prima Conferenza Nazionale Donne del sindacato dei medici dirigenti Anaao-Assomed, e che e' accolto anche dal ministro della Salute Renato Balduzzi secondo cui si impone un ''cambiamento nell'organizzazione del lavoro''.  Infatti, sebbene attualmente il 63,5% degli iscritti complessivi alla Federazione nazionale degli ordini dei medici e odontoiatri (Fnomceo) sia ancora rappresentato da uomini (le donne sono 137.624 sul totale di 376.265 - dati Fnomceo 2012), il sorpasso delle donne, afferma l'Anaao, sembra essere dietro l'angolo, complice anche il fatto che gli uomini sono piu' numerosi nella fascia di eta' piu' avanzata e dunque prossima alla pensione. Eppure - anche se la presenza femminile inizia a coinvolgere pure quelle branche storicamente appannaggio degli uomini, come la neurochirurgia e la cardiochirurgia - ancora poche sono le donne 'al top' della carriera sanitaria. Prima causa della scarsa presenza femminile nelle posizioni apicali e' la difficolta' nel conciliare famiglia e carriera, tanto che il 30% delle donne che ricoprono un ruolo di rilievo e' rappresentato da single o separate e una donna-medico su 3 non ha figli. Eppure, sottolinea il segretario Anaao Costantino Troise, ''le soluzioni per conciliare tempo di vita e tempi di lavoro esistono, a partire da una corretta applicazione delle leggi esistenti e dal superamento di pregiudizi e discriminazioni. Una sfida - afferma - tutta da esplorare e che l'Anaao intende accogliere''. Per questo, l'Associazione ha costituito un gruppo di lavoro proprio con l'obiettivo di valutare l'impatto di questa rivoluzione di genere nel Servizio sanitario nazionale.  Ma quali sono le maggiori criticita' che fanno da ostacolo alla 'carriera al femminile'? Innanzitutto la mancata sostituzione per lunghi congedi di maternita' o parentali (viene sostituito meno del 10% delle donne in astensione dal lavoro), la mancata flessibilita' degli orari di lavoro, le difficolta' di accesso al part-time (viene utilizzato in non piu' del 2% dei casi, contro il 30% della media europea), lo stress da mancata conciliazione famiglia-lavoro, l'assenza di asili-nido aziendali e l'abuso nell'utilizzo di contratti atipici. Tutte criticita' cui le donne medico devono far fronte, a partire appunto da quella legata alla ''condizione femminile della donna medico riguardo il rapporto con la maternita': infatti - ricorda Balduzzi - le donne medico che nel nostro paese progettano il primo figlio sono sempre piu' in la' nel tempo, spesso oltre i 35 anni''. Questa prospettiva, e' dunque l'auspicio del ministro, ''impone un cambiamento nell'organizzazione del lavoro sia per gli uomini che per le donne''.

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