I crediti delle aziende nei confronti della sanità pubblica superano i 40 miliardi. L’esperto: è anche un problema di organizzazione

Redazione DottNet | 16/12/2012 12:00

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Una montagna di crediti rischia di paralizzare le aziende fornitrici di ospedali e Asl. Si tratta di  circa 40 miliardi di euro che restano bloccati dopo aver acquistato beni e servizi necessari a far funzionare la macchina della sanità: dai farmaci ai dispositivi medici, dai servizi di lavanderia a quelli di ristorazione. La  Relazione annuale al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini del Cnel (Consiglio nazionale economia e lavoro), che ha preso come riferimento la rilevazione della Corte dei conti sulla finanza regionale del 2011, non lascia dubbi sulla gravità della situazione.

 I debiti verso fornitori costituiscono la parte preponderante dei debiti sanitari: quasi il 69% nel 2009 e oltre il 67% nel 2010, con incrementi nel 2011 (ad eccezione della Liguria). "Nel complesso - riferisce la relazione del Cnel - il debito ammonta a 35,5 miliardi nel 2010 di cui quasi il 50% (oltre 16 miliardi) fa capo alle Regioni commissariate o sottoposte a piani di rientro dal deficit. Nello specifico, il Lazio ha debiti per 7,5 miliardi, la Campania per 6,5 e la Sicilia per 2". Alla luce di questo quadro, "se si ipotizza per il 2011 un andamento dei debiti dichiarati per il 2010 dalle cinque Regioni che non hanno fornito ancora i dati per la rilevazione (Lazio, Campania, Sicilia, Calabria e Abruzzo), il debito - si legge nella Relazione - si attesta a 37 miliardi. Se invece, più verosimilmente, si valuta che il dato delle cinque Regioni possa essere cresciuto al ritmo fatto registrare nelle altre, la cifra raggiunge i 40 miliardi". Una cifra colossale, in considerazione del fatto che  la stima di tutti i debiti verso i fornitori della pubblica amministrazione supera di poco i 70 miliardi. In pratica, i debiti sanitari rappresentano oltre il 50% del passivo complessivo della Pa. "La difficoltà nell’estinguere questo debito - spiega  Marcello Degni, professore di contabilità pubblica all’università di Pisa, che ha contribuito alla stesura della Relazione del Cnel - non è dovuto solo alla mancanza di risorse. Il problema - sottolinea l’esperto - è anche la difficoltà degli enti pubblici, in particolare le Asl, ad effettuare nei tempi previsti dalla legge (30 giorni) tutte le procedure amministrative necessarie per rendere possibile il pagamento. Insomma - conclude Degni - non e’ solo un problema di soldi, è anche un problema di organizzazione".

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