Balduzzi, la telemedicina per colmare le distanze ospedaliere. In settimana sarà pronta la bozza sugli standard dei presidi

Redazione DottNet | 19/12/2012 10:46

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''Faremo sì che non ci siano più aree interne disagiate. Nella bozza sugli standard ospedalieri, che dovremmo presentare questa settimana nella Conferenza Stato-Regioni, oltre a fissare gli standard di distanza stiamo facendo qualcosa di ulteriore: colmeremo le distanze con la telemedicina''. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, si dice certo che è questa la strada da percorrere per facilitare le curee  per colmare i gap tra un ospedale e l’altro. Si tratta di una novità che abbiamo anticipato anche nel notro Report dedicato alla Sanità elettronica da poco pubblicato (clicca qui per accedere al gruppo da dove è poi possibile scaricare il documento completo).

 “Il territorio italiano - sottolinea Balduzzi - è caratterizzato dalla presenza di piccole zone geografiche a volte difficilmente raggiungibili anche per consistenti periodi di tempo a causa di condizioni meteorologiche avverse, che rendono problematico anche il trasporto in emergenza-urgenza”. “tali situazioni – aggiunge il ministro -, per la garanzia della sicurezza dei cittadini e dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza in condizioni di qualità, rendono necessario il mantenimento di ospedali di piccole dimensioni, che non sarebbero funzionali in altri contesti geografici”. “La mission principale di queste strutture – prosegue Balduzzi – è la risposta a situazione di emergenza-urgenza occorse in località troppo distanti dai centri di riferimento di I e II livello o dai presidi sede di pronto soccorso, fissando in 90 minuti il limite temporale massimo di distanza dai centri hub e spoke di riferimento, e di 60 minuti dai presidi di pronto soccorso”. In queste strutture, secondo il ministro, “Va garantita un’attività di pronto soccorso, di medicina interna e di chirurgia ridotta, con un ampio ricorso alla telemedicina per la diagnostica strumentale”. In pratica, argomenta il titolare del Ministero, “privilegiando l’invio delle immagini a fini diagnostici o di ‘second opinion’ in centri di livello più elevato, piuttosto che sottoporre i pazienti ad invii in ospedali più attrezzati quando ciò non sia utile. Gli strumenti di telemedicina attualmente disponibili rappresentano infatti una risorsa e rappresentano l’anello di congiunzione tra ospedale e territorio, avvalendosi anche di strumenti comuni come la cartella condivisa”. Strumenti attualmente disponibili, però poco diffusi in tutto il Paese. “Anche il telemonitoraggio temporaneo su pazienti selezionati da medici di medicina generale – aggiunge – può costituire una valida alternativa al ricovero ospedaliero e, cosa particolarmente vantaggiosa nelle zone disagiate, la possibilità di teleconsulto specialistico da attivare negli studi medici consente di ottenere consulenze specialistiche a distanza”. “Infine – conclude la nota del ministro Balduzzi – la possibilità di inviare immagini, che saranno visionate da personale specialistico, rende più facile la gestione di alcune condizioni morbose. In tal senso l’utilizzo dell’Itc concorre alla realizzazione di una modalità operativa in rete che integra le competenze di vari livelli di complessità, soprattutto nelle località geograficamente disagiate dove è richiesta una particolare attenzione in termini di dotazioni strutturali, strumentali per implementare la sicurezza delle cure, il gradimento dei pazienti e il buon uso delle risorse”.

Secondo il presidente della Società italiana di telemedicina, "La diffusione a livello nazionale di questo strumento  permetterebbe di abbattere le degenze ospedaliere. Necessario approvare al più presto le linee guida in modo da ottenere  un taglio del 40% dei costi attuali di degenza ospedaliera”. Il segretario della Società Giancarmine Russo, rilevando anche che in Italia ancora manchi una regolamentazione in materia, dato che le linee di indirizzo sono attualmente all'esame della Conferenza Stato-Regioni. “"L'auspicio è che siano approvate entro l'anno - sottolinea Russo -. Con la legge di spending review si è decisa una riduzione dei posti letto ospedalieri. Ma con la telemedicina si possono curare i pazienti mentre sono a casa attraverso il telemonitoraggio, e questo è particolarmente importante per le patologie croniche, che affliggono soprattutto la popolazione anziana che è quella maggiormente in aumento". Ed i risparmi sono lampanti: "Una giornata di degenza in ospedale - afferma l'esperto - costa fino ad 800 euro, contro i 200 euro di una giornata di teleassistenza". Il problema, rileva, "è che in Italia manca ancora una regolamentazione della medicina telematica. Alcune Regioni, come Lombardia ed Emilia Romagna, hanno avviato progetti-pilota di telemonitoraggio di pazienti cronici, ma tali progetti non sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale e sono dunque a carico delle Regioni stesse". "Delle linee di indirizzo - conclude Russo - sono state elaborate e sono all'esame della Conferenza Stato-Regioni; la richiesta è che vengano approvate al più presto".

Il dramma Lazio. Si preannuncia una settimana di fuoco, ben lontana dal festoso clima natalizio, quella che prendera' il via domani e che vedra' protagonisti i dipendenti di numerose strutture sanitarie del Lazio in procinto di tagli o, addirittura, chiusure. E il caso del San Filippo Neri, i cui medici oggi hanno incontrato il presidente dell'Ordine professionale di Roma, Roberto Lala, chiedendo a gran voce che la struttura non venga smembrata. Un appello che sembra essere stato accolto, anche se ora a preoccupare e' invece il rischio di chiusura per due reparti, ''quello di Cardiochirurgia e quello di Neurochirurgia'', come spiega il direttore sanitario Lorenzo Sommella. ''In vista anche della giornata importante di domani, in cui il commissario Bondi presentera' il piano di riassetto - continua il dirigente -, vogliamo far conoscere quali sono le buone ragioni per non chiudere e i medici lo stanno facendo anche con una mobilitazione che ritengo civile e ordinata e che non sta facendo mancare nulla ai nostri pazienti''. A rischio chiusura, pero', sono anche altre importanti strutture sanitarie del Lazio, compresi numerosi istituti religiosi. Monta la protesta al San Raffaele che prevede di chiudere tutti i 13 presidi nel Lazio entro fine anno. In mobilitazione anche i dipendenti del Fatabenefratelli contro i tagli retroattivi di Bondi che stanno mettendo in crisi l'ospedale. Intanto da domani prendera' il via la mobilitazione indetta da Cgil, Cisl e Uil del Lazio contro i ''tagli con l'accetta'' e le ''ingiustificate chiusure di ospedali''. ''Il commissario Bondi - spiegano i tre segretari in una nota congiunta - ci consegna una sanita' malata. Le conseguenze delle sue scelte sono davanti agli occhi di tutti: una forte disoccupazione, una grave contrazione dei servizi sanitari, un aumento dei costi per le famiglie. Tutto cio' si tradurra' in un vero e proprio disastro per la salute delle persone e per il sistema economico e sociale dell'intera regione''. La mobilitazione sindacale avra' fine giovedi' prossimo con una fiaccolata simbolica a via XX settembre, di fronte al ministero dell'Economia. Nel frattempo tengono le dita incrociate i numerosi dipendenti degli ospedali a rischio in tutta la regione. E' ancora appesa ad un filo la situazione dell'Idi, nonostante la proposta di acquisto arrivata dalla Polverini e subito stigmatizzata dall'opposizione. Nei prossimi giorni potrebbe arrivare il ritiro di numerose attrezzature gia' pignorate, mettendo ancora piu' in difficolta' medici e precari della struttura. Inevitabile, imperversa anche la polemica politica, con il segretario romano del Pd, Marco Miccoli, che ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti per bloccare i presunti maxi-appalti varati dalla Polverini, nonostante le dimissioni. ''Oggi scopriamo che ha affidato gare e appalti per la ristorazione e il trasporto nella sanita' addirittura per 266 milioni di euro - afferma Miccoli -, appalti che, per legge, sarebbero dovuti essere gestiti dalla futura giunta''. Critiche al commissario per la sanita' nel Lazio arrivano poi dal capogruppo Sel alla Pisana, Luigi Nieri, secondo cui ''la gestione commissariale di Enrico Bondi non solo sta mettendo a rischio i livelli minimi di assistenza, ma potrebbe compromettere irreparabilmente anche alcuni servizi del welfare regionale''.

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