Scompenso cardiaco e ipertensione, nuove cure in arrivo

Cardiologia | Redazione DottNet | 17/12/2012 18:12

Novita' positive in arrivo per il trattamento dello scompenso cardiaco acuto e dell'ipertensione. La serelaxina, molecola in studio per lo scompenso cardiaco acuto, ha dimostrato una riduzione del 37% della mortalita' per tutte le cause e della mortalita' cardiovascolare. Il farmaco aliskiren ha invece dimostrato di portare a valori pressori normali in 6 mesi il 70% del pazienti ipertesi in trattamento.

E' quanto emerso al simposio del 73/mo Congresso nazionale della Societa' italiana di cardiologia (Sic) in cui Novartis ha presentato gli ultimi risultati del suo impegno nell'area cardiovascolare.  In Italia, ricorda la Casa farmaceutica, lo scompenso cardiaco acuto colpisce dall'1 al 2% della popolazione: questa patologia e' la causa di oltre 200 mila ricoveri per riacutizzazioni all'anno (per questo e' seconda solo al parto) e ancora oggi un terzo dei pazienti muore dopo un anno dal ricovero ed uno su due a meno di 5 anni dal ricovero. Qualcosa pero' sta cambiando, come spiega il professor Metra, coordinatore, insieme al professor Teerlink dell'Universita' di San Francisco, del piu' ampio studio riguardante gli effetti della infusione di serelaxina in 1161 pazienti ricoverati per insufficienza cardiaca acuta. Commentando i dati relativi allo studio RELAX-AHF, condotto su serelaxina, primo di una nuova classe di farmaci che agiscono sullo scompenso cardiaco acuto attraverso diversi meccanismi su cuore, reni e vasi sanguigni ''serelaxina e' la sola molecola ad avere dimostrato una significativa riduzione del 37% della mortalita' nello scompenso cardiaco acuto, migliorando anche la dispnea (respiro corto), il sintomo piu' comune dello scompenso cardiaco''.   Novartis ha presentato anche i risultati dei suoi studi sull'ipertensione. Sono 15 milioni gli italiani che ancora oggi ne soffrono e solo il 30% di loro riesce a mantenere la pressione sotto controllo. "Chi è iperteso ha più probabilità di incorrere in gravi eventi cardiovascolari, come infarto o ictus ed è stato ormai accertato come la riduzione dei valori pressori entro i limiti raccomandati dalle linee guida riduca notevolmente l'eventualità di queste complicanze" afferma Bruno Trimarco, Professore di Cardiologia presso l'Università Federico II di Napoli. Per raggiungere questo obiettivo può essere determinante il contributo di farmaci innovativi, come dimostra l'esperienza in uno studio con aliskiren, condotto su oltre 11 mila pazienti che nonostante la terapia non riuscivano a mantenere la pressione sotto controllo, i cui risultati sono stati presentati dal prof. Trimarco nella seconda relazione ospitata nell'ambito del simposio. A questi pazienti è stato somministrato aliskiren, il primo di una nuova classe di farmaci per il trattamento dell'ipertensione arteriosa, gli inibitori diretti della renina.  "Su oltre 11.000 pazienti - commenta il prof. Trimarco - l'aggiunta dell'inibitore diretto della renina ha determinato un'efficace riduzione dei valori pressori, consentendo di portare a target in soli 6 mesi il 70% dei pazienti in trattamento".

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato