Addio ai reparti, ecco le reti cliniche nuovo modello per la presa in carico

Redazione DottNet | 20/12/2012 18:12

Diabetologi che lavorano insieme ai nefrologi. O gastroenterologi che collaborano in modo stabile con gli oncologi. Sono alcuni esempi del nuovo modello di presa in carico dei pazienti, le reti cliniche, che superano il vecchio concetto di reparto e mettono insieme specialisti di diverse discipline e di diverse strutture in una 'staffetta' in cui medici, infermieri e servizi prendono in carico il malato al di là dei confini dell'Azienda sanitaria o ospedaliera dov'é materialmente in cura o ricoverato.  

 

Ad analizzare il nuovo modello lo studio dell'Osservatorio Fiaso (la Federazione di Asl e Ospedali) - realizzato in collaborazione con la Sda Bocconi di Milano e sostenuto da Pfizer Italia - sul 'Ruolo delle Aziende Sanitarie nelle reti cliniche in Italia', presentato oggi in occasione dell'Assemblea Nazionale della Federazione, che ha censito 140 reti cliniche in tutta Italia (87 effettivamente funzionanti, con netta prevalenza nel Nord Italia). Per reti cliniche regionali (censite su tre livelli, debole, network clinici e forte) si intende "una forma di collaborazione stabile e formalizzata" tra reparti e professionisti di diverse strutture.  La loro diffusione, si osserva nello studio, parte lentamente in Italia nei primi anni duemila, ma è dal 2008 che il modello inizia ad espandersi, passando nelle Regioni censite da una cinquantina di esperienze alle oltre 140 dello studio al 2012. Diverse sono ancora solo 'programmate', ma la maggior parte è già operativa. Tra quelle già in attività le aree terapeutiche dove le Reti sono più diffuse sono Cardiologia (14 esperienze avviate), Oncologia (10), Neurologia (9), Malattie Rare (8), seguite poi da Emergenza-Urgenza, Centri trasfusionali e Cure palliative, che contano sette esperienze ciascuna.

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