Il socio della farmacia deve versare i contributi all’Inps: sentenza della Cassazione. La protesta di Federfarma

Redazione DottNet | 07/01/2013 15:25

La Cassazione ha posto chiarezza sul ruolo contributivo che ha il socio accomandatario di una farmacia (clicca qui per scaricare il documento). Secondo la Suprema Corte, con sentenza del 19 novembre scorso,  egliè tenuto a versare i contributi alla gestione commercianti dell’Inps anche se iscritto ad altra cassa previdenziale. Secondo i giudici, i farmacisti che gestiscono la farmacia attraverso una società di persone (ai sensi dell’articolo 7 della 362/91) sono tenuti alla contribuzione Inps in quanto soci di società commerciale che espletano attività lavorativa presso l’impresa stessa. 

Per Federfarma si tratta di una pronuncia che desta stupore e preoccupazione, perché sulla questione era già stata concordata con l’Inps una linea comune due anni fa: in seguito a una segnalazione inviata da Federfarma (a sua volta informata da alcuni titolari di notifiche da parte di uffici provinciali della Previdenza), l’Istituto aveva inviato in data 29 luglio 2010 una nota nella quale si riconosceva che «in capo ai farmacisti regolarmente iscritti all’albo professionale e all’Enpaf non c’è alcun obbligo di iscrizione né di contribuzione ad alcuna gestione Inps per i redditi derivanti dalla gestione di una farmacia».Tale nota condivideva le osservazioni trasmesse da Federfarma: la 362/91, infatti, stabilisce ai primi due commi dell’articolo 7 che «la titolarità dell’esercizio della farmacia privata è riservata a persone fisiche, in conformità alle disposizioni vigenti, a società di persone e a società cooperative a responsabilità limitata» e che sono soci di tali società «i farmacisti iscritti all’albo in possesso del requisito dell’idoneità previsto dall’articolo 12 della legge 475/68». Quindi, il socio è obbligatoriamente iscritto anche alla gestione previdenziale dei liberi professioni Enpaf, da cui l’esclusione di obblighi a suo carico a proposito di iscrizione e contribuzione alla gestione commercianti.L’invito che Federfarma rivolge alle associazioni territoriali del sindacato, dunque, è quello di rispondere a eventuali prossime azioni delle sedi locali dell’Inps con l’invio della nota di cui sopra, che nell’ultimo paragrafo dispone lo stralcio «delle posizioni dubbie» per una verifica diretta con l’Enpaf.

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