Ricerca Fiaso: i medici sono poco digitali. E gli Mmg non sono integrati con gli specialisti. Lo Smi replica alle accuse

Redazione DottNet | 10/01/2013 14:58

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Camici bianchi decisamente poco 'digitali', visto che appena il 2% utilizza la posta elettronica e la forma di comunicazione piu' utilizzata resta quella della cartella clinica o di altri strumenti cartacei portati direttamente dal paziente al momento della visita. E' uno dei dati emersi dalla ricerca della Fiaso con il Cergas Bocconi 'Misurazione e valutazione dell'integrazione professionale e sulla continuita' delle cure' presentata a Roma insieme al volume 'Il Governo dei servizi territoriali: budget e valutazione dell'integrazione.

Modelli teorici ed evidenze empiriche'.  La ricerca, concentrata su tre patologie croniche, nonostante la scarsa integrazione tra medici di medicina generale e specialisti, 'promuove' l'offerta dei servizi delle aziende sanitarie e ospedaliere ma evidenziando le 'ombre' di uno sbilanciamento sui servizi ospedalieri rispetto a quelli territoriali. Tutte le strutture analizzate (su un campione rappresentativo di Asl) hanno i percorsi organizzati per il diabete, pur con una rilevante componente ospedaliera rappresentata dai centri antidiabetici. Per quanto riguarda le insufficienze respiratorie gravi, quasi tutte le aziende presentano percorsi diagnostico-terapeutici formalizzati ma sbilanciati sul ruolo delle unita' pneumologiche ospedaliere, con una scarsa integrazione tra queste e l'ambito territoriale. Integrazione quasi assente per i pazienti oncologici per i quali tutte le aziende garantiscono pero' una elevata intensita' assistenziale, percepita positivamente dai pazienti. Tanto che per i pazienti oncologici la continuita' assistenziale percepita raggiunge l'indice piu' alto (4,42 su una scala da 0 a 5) contro il 3,45 di quelli pneuomologici e il 3,52 dei diabetici. Valori che pero', si spiega, non sono correlati all'effettiva integrazione dei professionisti e agli sforzi compiuti dalle aziende per garantire la unitarieta' del percorso, perche' a prevalere nel giudizio sono infatti quasi esclusivamente i rapporti interpersonali, quando non affettivi, tra medico e paziente.

Medici di base poco integrati con specialisti. Servizi accessibili, relazioni medico-paziente di qualita' e unitariera' diagnostico-terapeutica percepita dagli stessi pazienti. Ma medici di base poco coinvolti e 'integrati' con gli specialisti nel percorso assistenziale per le malattie croniche. E' in sintesi il quadro offerto dalla Ricerca su 'Misurazione e valutazione dell'integrazione professionale e sulla continuità delle cure' che vede i servizi di continuita' delle cure superare in media la sufficienza di questo 'indice di integrazione' ma con la bilancia che pende dalla parte degli specialisti. Uno spaccato, si osserva, quanto mai attuale dopo il via libera alla riforma 'h24' della medicina territoriale, che chiede ai medici di medicina generale di aggregarsi e di 'dialogare' maggiormente con i 'colleghi' ospedalieri per garantire una presa in carico integrale del paziente, prima durante e dopo il ricovero. La ricerca, presentata stamattina a Roma, analizza il livello di integrazione delle cure tra medici di famiglia, ospedalieri, specialisti ed infermieri per tre patologie croniche che richiedono una prevalenza di cure sul territorio: diabete in pazienti con danno d'organo, insufficienza respiratoria grave connessa a broncopolmonite, tumori in fase avanzata seguiti in Assistenza Domiciliare Integrata. E guardando i voti, in una scala 'pesata' da 0 a 5, superano la sufficienza nell'indice di integrazione tuttI e tre i percorsi assistenziali (3,24 per il diabete, 3,06 per le insufficienze respiratorie gravi connesse a BPCO, 3,17 per i tumori). Gli indici pero' variano se applicati a medici di base o a specialisti. Per il diabete i medici di famiglia non vanno infatti al di la' del 2,40 contro il 4,03 degli specialisti. Mentre il rapporto, sempre a vantaggio degli specialisti, e' di 2,39 contro 3,65 per la le insufficienze respiratorie gravi e di 2,69 contro 3,68 per i tumori. Scarti, si sottolinea, dovuti soprattutto alla frequenza degli scambi informativi, mentre e' buona sia per gli specialisti che per i medici di medicina generale la condivisione dei percorsi terapeutici. Anche se i medici di famiglia tendono a confrontarsi soprattutto con i medici ospedalieri e gli specialisti territoriali, mentre questi ultimi preferiscono comunicare tra loro o al massimo con gli infermieri, lasciando un ruolo un po' marginale ai medici di base.

La protesta dello Smi.  ''Contesto nella maniera piu' assoluta i risultati di questo studio, in ogni tipo di analisti il medico di famiglia resta quello piu' apprezzato dai pazienti'': cosi' il presidente nazionale del Sindacato medici italiani (Smi), Giuseppe Del Barone, a proposito dei dati presentati oggi dalla Fiaso, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere, che bolla i medici di base come ''poco coinvolti e integrati con gli specialisti nel percorso assistenziale per le malattie croniche''.  ''Non capisco - dice Del Barone - come puo' essere dato un punteggio negativo all'unico medico che, in tutte le statistiche, riscuote il maggiore gradimento da parte degli assistiti''. Lo studio della Fiaso, che vede i medici di famiglia avere un punteggio minore rispetto ai colleghi specialisti, si basa su tre patologie: diabete in pazienti con danno d'organo, insufficienza respiratoria grave connessa a broncopolmonite, tumori in fase avanzata seguiti in Assistenza domiciliare integrata e analizza il livello di integrazione delle cure. ''Allo studio - dice Del Barone - probabilmente sfugge il parere del paziente, dato che il rapporto tra medico di famiglia e assistito e' del tutto esclusivo. Proprio per questo, prima di gettare in pasto al pubblico dati simili, sarebbe stata opportuna la partecipazione dei sindacati di categoria alla ricerca. In piu' - prosegue il leader della principale sigla di medici di famiglia e ambulatoriali - le statistiche sulle aspettative di vita per queste patologie parlano di un considerevole aumento dovuto anche alle cure e all'assistenza che prestano i medici di famiglia''.

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