Cda Aifa approva accordi di programma con aziende

Redazione DottNet | 04/11/2008 14:24

aifa fda

Il Consiglio di amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco, "dopo attenta  valutazione", ha approvato oggi "sessanta accordi di programma che consentiranno alle aziende farmaceutiche selezionate di ricevere un finanziamento che ammonta complessivamente a 100 milioni di euro, corrispondente al 10% degli investimenti in ricerca e sviluppo e attività di produzione che intendono realizzare sul territorio nazionale (oltre un miliardo di euro)".
"Dei 60 progetti approvati sui 141 presentati per avere accesso agli incentivi - spiega in una nota la stessa Aifa - 10 (17% del totale), sono relativi ai siti di produzione dei medicinali, 33 (55% del totale) alla ricerca preclinica e 17 (28% del totale) a sperimentazioni cliniche di fase I e II.
 

La selezione è stata fatta da una Commissione multidisciplinare nominata dall'Aifa, che ha operato mediante una serie integrata di indicatori per valutare sia le ricadute in termini di salute e i vantaggi per il Servizio sanitario nazionale, sia i fattori di ordine economico-industriale. Inoltre, per non penalizzare proposte di elevato valore tecnologico provenienti da imprese medio-piccole, tutti i parametri sono stati indicizzati per milione di euro di incentivo richiesto. Gli accordi di programma sono stati istituiti con la legge Finanziaria 2006, art. 1 commi 313-317, per favorire sul territorio nazionale investimenti in produzione, ricerca e sviluppo nel settore farmaceutico, per il triennio 2006-2008, definendo l'ammontare delle risorse disponibili a 100 milioni di euro", ricorda l'Aifa. L'Italia, infatti, pur rappresentando il terzo mercato europeo e il quinto mercato mondiale del farmaco "si trova, come emerge anche dai dati del rapporto European Scoreboard 2007 della Commissione Europea (DG-Research) 1, in posizione marginale rispetto agli altri Paesi del Vecchio continente per quanto riguarda gli investimenti in Ricerca e sviluppo. Scopo degli accordi è anche quello di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona rispetto ai quali l'Italia ha dei ritardi, in particolare sul raggiungimento del 3% del PIL in investimenti in R&S".