Allarme antibiotico-resistenza in Italia: è la più alta in Ue

Redazione DottNet | 21/01/2013 16:54

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L'Italia e' tra i Paesi europei con i livelli piu' alti di antibiotico-resistenza. La frequenza del batterio Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (Mrsa) ad esempio e' quasi del 40% (38% nel 2011), contro una media europea inferiore al 20%. A rilevarlo e' un documento dell'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc).
 


Il rapporto fornisce dati del 2011 sulla resistenza agli antibiotici di sette patogeni invasivi (Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa) in 29 Paesi europei. Il problema allarmante per il nostro Paese, sottolinea l'Ecdc, e' l'aumento di resistenza nei batteri Gram-negativi. Notevole il problema negli ospedali. La frequenza di antibiotico-resistenza nei ceppi di Pseudomonas aeruginosa continua a rimanere elevata (21%), e per i batteri Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae la frequenza di resistenza e' in continua evoluzione. Nei ceppi di E.coli la resistenza agli antibiotici fluorochinoloni e' salita dal 25% del 2003 al 41% del 2011. Stesso trend per la resistenza alle cefalosporine di terza generazione, passata dal 6% al 20%. Un'emergenza che, secondo l'Ecdc, seppur presente in molti Paesi, e' ormai endemica in Italia e' quella dei ceppi di Klebsiella pneumoniae produttori di carbapenemasi, enzimi in grado di inattivare i carbapenemi, antibiotici di ultima risorsa per trattare infezioni da batteri multiresistenti. In Italia, in 2 anni, i ceppi di K. pneumoniae resistenti ai carbapenemi sono passata dall'1,6% del 2009 al 15% del 2010, al 27% del 2011.