Lazio, per gli otorino la Polverini con il decreto 80 ha fallito. Stangata sulle Asl, tagli del 15 per cento. Piemonte, ecco la riforma della sanità

Redazione DottNet | 23/01/2013 16:47

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La parziale attuazione del decreto 80 emanato nel 2010 dalla Giunta Polverini sul riordino della rete ospedaliera, che non ha portato a un programma di mobilita' in grado di coprire le diverse esigenze e assicurare livelli di efficienza e qualita' nell'intero ambito sanitario del Lazio, e il blocco del turn over ospedaliero. Sono queste alcune delle criticita' principali individuate nella sanita' laziale dal professor Angelo Camaioni, presidente della Societa' italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale e primario all'ospedale San Giovanni di Roma.

 ''Sono stati i chiusi dei reparti ma non sono state realizzate tutte quelle procedure che a queste chiusure devono corrispondere - spiega Camaioni- nel mio specifico settore di competenza, l'otorinolaringoiatria, posso poi affermare che la situazione e' piuttosto difficile a causa della mancanza di reparti sufficienti in tutto il Lazio''. ''E' una situazione di grande stallo per la mancata attuazione del decreto di riordino ospedaliero e con una regione dimissionaria questo vuoto si e' accentuato ancora di piu'- prosegue Camaioni- alla mancata programmazione di mobilita' si aggiunge inoltre anche il blocco del turn over ospedaliero, con una conseguente riduzione dei servizi e delle prestazioni''. ''In base al titolo V della nostra Costituzione, la gestione della sanita' e' regionale e nel Lazio il problema e' legato al fallimento della Giunta Polverini che ha creato non pochi disagi- conclude Camaioni- per questo bisogna ripartire dall'implosione del sistema, portando seriamente all'attenzione delle Istituzioni le problematiche legate al nostro sistema sanitario''.

Tagli alle Asl. ''Stangata di fine legislatura sulle aziende sanitarie del Lazio: una nota della Regione appena inviata ai direttori generali ordina di inserire nei bilanci preventivi di Asl e ospedali un taglio del 15% dei costi rispetto al 2012. Una cifra enorme che per le aziende ospedaliere maggiori puo' superare anche i 60 milioni di euro, mettendo a rischio la sopravvivenza delle strutture e l'erogazione dei servizi''. E' quanto si legge in una notizia pubblicata sul Sole 24ore Sanita', on line. ''La nota della Regione sulla elaborazione dei bilanci preventivi economici annuali per il 2013 - inviata il 17 gennaio a firma del direttore regionale Ferdinando Romano e del dirigente dell'area Vincenzo Frangione, ma senza tracce di un via libera ne' del presidente Polverini, ne' del commissario Palumbo o del suo predecessore Bondi - spiega passo per passo - come elaborare i bilanci, ma in una nota di precisazioni prima degli schemi allegati si legge che 'nelle more della definizione e adozione dei programmi operativi regionali per l'esercizio 2013, che le aziende per la predisposizione del Bilancio Preventivo Economico 2013 dovranno prevedere un efficientamento (razionalizzazione) della spesa del Ssr con invarianza dei servizi ai cittadini, anche per le voci di costo per le quali non e' stata espressa nei punti precedenti la percentuale minima di riduzione, md fine di garantire una riduzione complessiva dei costi di almeno il 15% rispetto quanto rilevato nel TV CE 2012.  Il maggior/minor risparmio eventualmente raggiunto rispetto agli obiettivi dei programmi operativi regionali per l'esercizio 2013 -in fase di adozione- sara' oggetto in corso d'esercizio di riassegnazione alle singole Aziende, con modalita' da concordare''.

La riforma del Piemonte. I presupposti per una sanita' di alto livello, e sostenibile economicamente, sono la razionalizzazione della rete ospedaliera e la creazione delle Federazioni sanitarie. Paolo Monferino, assessore alla Sanita' della Regione Piemonte, riassume cosi' i concetti cardine della riforma in corso. E in una intervista assicura: ''alla base di tutto - spiega - c'e' la valutazione e l'analisi delle esigenze di ciascun territori piemontese''.  Non ci sono solo criteri quantitativi, dunque, tra i principi ispiratori della 'rivoluzione' sanitaria piemontese, che proprio in questi giorni l'assessore Monferino sta illustrando ai sindaci del territorio Piemontese, suddiviso in sei Federazioni.  ''Questa organizzazione - sottolinea - potra' risolvere il nodo dei continui aumenti della spesa sanitaria, favorendo grandi risparmi per le casse della Regione per quanto riguarda acquisto, stoccaggio e distribuzione di beni e servizi''.  ''Se oggi i magazzini delle aziende sanitarie sono 106 - prosegue l'assessore alla Sanita' - in futuro diventeranno solo 6, uno per ogni Federazione''. Anche la rete informatica sara' centralizzata: ''Dai 700 sistemi presenti oggi nelle Aziende - precisa - si passera' ad un unico sistema per il controllo di gestione e il governo clinico''.  Interventi per una economia di scala che consentira' alla sanita' piemontese di rientrare del debito accumulato in passato, grazie alla razionalizzazione dei costi. Che, ribadisce Monferino, non sono l'unico scopo della riforma: ''Vogliamo assicurare una sanita' di qualita', capace di venire incontro alle esigenze locali. Un esempio? L'apertura di un laboratorio di emodinamica a Domodossola, una zona piuttosto difficile dal punto di vista geografico, e il mantenimento del punto nascita e di altri servizi a Susa, dove nei prossimi anni e' prevista la realizzazione di un'opera, la Torino-Lione, che portera' migliaia di lavoratori sul territorio''.  Monferino sgombra il campo anche dalle polemiche per la chiusura di alcuni servizi dell'ospedale Valdese. ''Il trattamento delle patologie tumorali mammarie sara' trasferito nella Breast Unit che stiamo costituendo all'interno della Citta' della Salute''. Il risultato sara' un polo molto simile, per numero di interventi e qualita' del servizio, ''a quello oncologico milanese''. ''Una eccellenza, insomma, che vogliamo portare avanti per il sistema sanitario piemontese''.  Il risultato finale della riforma, dunque, portera' la Regione Piemonte ''ad offrire un miglior percorso di cura ai pazienti'', evitando ''inutili doppioni - conclude l'assessore regionale alla Sanita' - che attualmente gravano sul sistema sanitario regionale''.