Generazione aiutino, un teenager su 5 tentato dal doping

Redazione DottNet | 04/11/2008 14:56

Alcol e spinelli per sentirsi più forti e far parte del branco. E per rendere di più in palestra o sul campetto di calcio, via libera anche alle sostanze a rischio doping: quasi un adolescente italiano su 5 (18%) considera accettabile assumere integratori o farmaci per migliorare le proprie prestazioni sportive, mentre solo tre anni fa i tentati dalla performance gonfiata erano appena l'1%. E' una 'generazione dell'aiutino' quella fotografata dagli esperti della Sip (Società italiana di pediatria) nel Congresso nazionale tenutosi a Genova ad ottobre.
La sessione 'Disagio giovanile e società dei consumi' ha fatto il punto su come si sono trasformati gli adolescenti della Penisola negli ultimi 10 anni. Un confronto condotto sulla base delle indagini annuali su 'Abitudini e stili di vita degli adolescenti', che la Sip realizza dal 1997 analizzando un campione nazionale di 1.200 ragazzini di terza media. Fra i cambiamenti più preoccupanti - rilevano i pediatri - c'è l'incremento costante che ha avuto negli anni il consumo di sostanze alcoliche, sperimentate ormai da quasi un giovanissimo su due.
 

Nel 2007, infatti, il 47% degli adolescenti ha dichiarato di bere vino e il 53% birra, mentre il 23% non disdegna i liquori (tra i soli maschi la percentuale sale mediamente del 5%). Dati praticamente doppi rispetto a un decennio fa. E ancora: nel 2007 il 9,4% degli intervistati ha dichiarato di essersi ubriacato almeno una volta, il 35% di aver visto un amico ubriaco e sempre il 35% (ma il 39% delle femmine) di frequentare amici che fumano canne. Secondo l'osservatorio dei medici, inoltre, aumenta l'emergenza bullismo. Tra gli adolescenti italiani del Duemila, poi, cresce la voglia di sentirsi adulti ad ogni costo, di "fare cose rischiose" e di dimostrarsi "in gamba". Dove essere in gamba significa oggi "essere rispettato dal gruppo": la pensa così il 75,3% dei teenager, contro il 22% nel 2002. E proprio il desiderio di piacere ai coetanei, dunque la paura di essere escluso dal giro, per l'84% degli interpellati è anche la principale motivazione che spinge al bullismo. Oggi più del 72% ha dichiarato di avere assistito (direttamente o non direttamente coinvolto) a episodi del genere, mentre nel 2004 la percentuale degli 'spettatori' era inferiore al 65%, evidenziano i pediatri Sip.
Gli specialisti puntano il dito contro la televisione, convinti che il piccolo schermo abbia "una grossa fetta di responsabilità" nella trasformazione dei nuovi giovani. Basti pensare che, dal 1997 al 2007, la percentuale di chi guarda la tv più di tre ore al giorno si è impennata del 75%. Urge insomma proporre agli adolescenti un'alternativa, per esempio insegnare loro ad aiutare gli altri. "Per la prima volta in un Congresso della Sip - spiega il presidente della società, Pasquale Di Pietro - si è data l'opportunità di estendere le conoscenze di rianimazione anche a non addetti ai lavori". In particolare, i medici hanno voluto coinvolgere i giovanissimi (studenti della scuola secondaria di secondo grado). Agli alunni intervenuti al Congresso è stato distribuito un kit con un manichino gonfiabile e un Dvd, che promette di addestrare i giovani all'abc delle manovre salvavita in 30 minuti. "La diffusione di queste nozioni di rianimazione cardio-respiratoria è iniziata a Genova già nel 1994 - ricorda Di Pietro - e da allora abbiamo riscontrato una netta diminuzione dei decessi in area pediatrica per cause accidentali. Perciò, in collaborazione con la Società affiliata di medicina di emergenza urgenza (Simeup) – ha concluso - la Sip ha lanciato lo scorso anno un progetto che coinvolge i pediatri di famiglia, finalizzato a insegnare a tutti i genitori le manovre contro il soffocamento".