Sondaggio Fimmg: per gli mmg l'Ssn è a rischio sostenibilità.

Redazione DottNet | 24/01/2013 15:44

Il 65% dei medici di medicina generale pensa che il Servizio Sanitario Nazionale sia a rischio sostenibilità finanziaria, mentre il 25% ha fiducia nel futuro e crede che, rimuovendo alcune criticità, il suo destino possa cambiare. I cittadini, invece, bocciano il SSN dandogli un voto insufficiente (il 5,7). I livelli di insoddisfazione, però,  appaiono molto diversi sul territorio nazionale: se nel Nord-Est e nel Nord Ovest il voto è 6,4, al Centro è del 5,3, mentre al Sud e nelle Isole il giudizio precipita a 4,9.

E’ quanto rivelano due indagini, effettuate dal Centro Studi Fimmg e da Doxa, presentate in occasione del convegno “Allarme sostenibilità del SSN. Considerazioni e proposte delle forze politiche che si candidano a governare il Paese”, che si è svolto presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati.  Dal sondaggio del Centro Studi Fimmg, effettuato su un campione di oltre 2000 mmg,  risulta che 8 medici su 10 (l’82,2%) considerano necessaria una rimodulazione delle funzioni e delle competenze regionali in materia sanitaria. In particolare per il 39% del campione tale rimodulazione dovrebbe essere “lieve” mentre il 43% pensa a un intervento decisamente più incisivo. Il 12% del campione giudica necessaria addirittura la completa abolizione delle competenze regionali in ambito sanitario. I medici hanno la consapevolezza che il SSN debba riorganizzarsi e la metà del campione intervistato è disponibile a ridefinire il proprio ruolo e la propria funzione professionale.  In questa prospettiva, il 92,4% ritiene che la stessa categoria debba proporre soluzioni e ipotesi che siano in equilibrio con le esigenze del Sistema, ma anche coerenti con la visione che i medici hanno del SSN. Il 94,1%, infine, crede che le forze politiche in occasione della campagna elettorale debbano esprimersi con chiarezza su come intendono affrontare una sua eventuale riorganizzazione.  L’indagine Doxa, invece, è stata realizzata su un campione di mille cittadini stratificati per età e area geografica. Il 42% del campione definisce cattiva la qualità delle cure (una percentuale che sale al 57% al Sud) e per il 76% degli intervistati la responsabilità  dei problemi della sanità è da attribuire alla cattiva politica e alla corruzione. Più della metà dei cittadini (il 53%) pensa che le competenze in materia sanitaria debbano tornare  sotto la diretta responsabilità dello Stato (una percentuale che sale al 73% al Sud e nelle Isole). Gli italiani sono contrari nettamente all’introduzione di nuovi ticket: l’86% dice no al ticket per accedere al medico di famiglia, il 76% a quello sul pronto soccorso, l’81% a quello sul ricovero e il 59% sui farmaci. 9 italiani su 10 (l’89%) pensano, inoltre, che i politici candidati alle prossime elezioni debbano dire con chiarezza come intendono affrontare la riorganizzazione del SSN.

La replica di Balduzzi. Sul fronte della sanita' il governo che uscira' dalle prossime elezioni deve portare a termine il lavoro di quello uscente, risponde  il ministro Renato Balduzzi. ''Quello che questo governo ha fatto va nella direzione della sostenibilita' - ha spiegato Balduzzi, che e' anche candidato nella lista Scelta Civica al Senato - ora il lavoro va portato a conclusione, intervenendo su temi come la riduzione della medicina difensiva, la riforma dell'assistenza territoriale e altri. Il tema della sostenibilita' sara' certamente inserito in modo serio nell'agenda della campagna elettorale''.  La ricetta per recuperare la sostenibilita' passa per un aumento dei fondi per il Ssn secondo Paolo Fontanelli, candidato del Pd: ''Negli ultimi dieci anni la sanita' ha subito tagli per 50 miliardi - ha affermato - dobbiamo far risalire la spesa sanitaria tra il 7,2 e il 7,5% del Pil''.  Secondo Maurizio Sacconi, ex ministro del Welfare ed esponente Pdl, la chiave sta nello sviluppo del 'secondo pilastro', quello dei fondi sanitari, che vanno ampliati , oltre che nella riduzione degli sprechi: ''Quando sono stato ministro io - ricorda - commissariai Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania. Non ci riuscii con la Calabria. Il limite di quei commissariamenti era che spesso la figura corrispondeva a quella del governatore, ma resto sicuro - conclude - che si debba trovare una formula per costringere, chi non vuole cambiare, a cambiare lo stesso''.

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