Enpam, riscatto militare oneroso: ecco perché si paga e come fare per ottenere il riconoscimento contributivo

Previdenza | Redazione DottNet | 29/01/2013 18:16

Molti degli iscritti al nostro social Dottnet si sono posti il problema del riscatto del servizio di leva, tanto da aver anche creato un gruppo di discussione. Come al solito cerchiamo di essere vicini agli amici che seguono Dottnet con attenzione, per cui abbiamo girato il quesito al nostro team di esperti per una consulenza. Vediamo, dunque, per quale motivo il riscatto è oneroso e soprattutto se esiste qualche alternativa.

In primo luogo, i contributi, diciamo così scomparsi, sono contributi trattenuti sugli stipendi degli ufficiali medici durante il loro servizio. Essi dovrebbero essere stati versati, attraverso le articolazioni territoriali del Ministero della Difesa, sino al 1995 alle Direzioni Provinciali del Tesoro; dal 1996 in poi all’Inpdap che ne ha acquisito le competenze. Abbiamo detto dovrebbero perché si è accertato che in realtà questi contributi quasi sempre non venivano versati da nessuna parte, ma semplicemente risparmiati dallo Stato, che utilizzava queste risorse per il riconoscimento figurativo (cioè gratuito) del servizio militare per la sola categoria dei dipendenti pubblici o privati.

Quindi se un medico ha una posizione di lavoratore dipendente, non ci sono problemi, chiede il riscatto gratuito del servizio militare e i contributi, per quanto assenti nella loro concretezza, vengono utilizzati per maggiorare la sua anzianità di servizio.  Il problema sorge quando il medico non è dipendente ma convenzionato oppure libero professionista. All’Enpam infatti per espressa richiesta della categoria medica rappresentata negli organi statutari non esistono riscatti gratuiti, perché altrimenti il loro costo sarebbe a carico della categoria medica e non della fiscalità generale (come avviene per Inps ed Inpdap). Questo atteggiamento politico può certo cambiare su richiesta della base, ma allo stato l’unico modo per recuperare quei versamenti è costituito da ricongiunzione e totalizzazione. Ma quando il medico fa queste domande, poi si scontra con la materiale assenza di quei contributi, che come detto venivano sì trattenuti ma quasi sempre non costituivano posizioni previdenziali.    Purtroppo gli archivi dei distretti militari non hanno mai funzionato molto bene, sicchè risulta quasi sempre impossibile anche soltanto ricostruire la storia di quei versamenti, la pratica si arena e per avere quel beneficio il medico è costretto a fare il riscatto oneroso all’Enpam pagando tutto di tasca propria.

In questo contesto, l’Enpam non ha colpe; la vera responsabile è l’inefficienza della macchina burocratica statale, e quindi potrebbe avere un senso, visto che i contributi sono stati regolarmente trattenuti dalle buste paga, fare un’azione collettiva contro lo stato (ovviamente documentandole con cedolini e fogli matricolari) perché vengano costituite tutte le posizioni previdenziali che oggi non risultano negli archivi. In conclusione, il nostro suggerimento è di presentare comunque la domanda di ricongiunzione all’Enpam; a distanza di un anno al massimo, se non ci sono riscontri, andrebbe chiesto per iscritto all’Inpdap di dare risposta in un  termine perentorio; poi, in caso di ulteriore inerzia, si può iniziare l’azione legale che potrà essere eventualmente collettiva, riunendo un certo numero di casistiche simili. Come alcuni partecipanti al Gruppo hanno suggerito.

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