Rapporto Osmed primi nove mesi 2012: stabile il consumo di farmaci, in calo la spesa convenzionata e a carico dei cittadini. Al top la vendita di antidepressivi, non decollano i generici

Redazione DottNet | 04/02/2013 16:45

Sono stati presentati  presso la sede dell’Agenzia Italiana de Farmaco i dati del Rapporto OsMed sull’impiego dei medicinali in Italia relativi ai primi nove mesi del 2012, realizzato dall’Agenzia. Alla conferenza stampa sono intervenuti il Direttore Generale, professor Luca Pani, il dottor Paolo D. Siviero (Direttore del Centro Studi OsMed) e il dottor Pierluigi Russo (Ufficio Coordinamento OsMed). La redazione di Dottnet ha realizzato un lungo video servizio sull'evento con interviste a Pani e ai responsabili di settore (clicca qui per vedere le video interviste complete). Secondo il rapporto Osmed gennaio-settembre 2012 (clicca qui per scaricare il documento completo) gli italiani hanno acquistato, nel periodo d'osservazione, un totale di 1 miliardo e 368 milioni di confezioni di medicinali, per una media di circa 22 confezioni a testa, con una leggera flessione  (-0,2%) rispetto ai primi nove mesi dell’anno precedente. A livello di consumi, nello stesso periodo temporale sono state prescritte 965,2 dosi giornaliere ogni mille abitanti, un valore sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Per quanto concerne i consumi regionali, i livelli più elevati sono stati registrati nella Regione Sicilia con 1.083,7 dosi medie giornaliere ogni 1.000 abitanti, al contrario i consumi più bassi sono stati rilevati nella P.A. di Bolzano (720 dosi medie giornaliere per 1.000 abitanti).  “Il Rapporto sull’uso dei farmaci in Italia” commenta il Direttore Generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Prof. Luca Pani “restituisce una fotografia accurata dell’andamento dei consumi e della spesa farmaceutica arricchita,  in questa edizione, dai dati della distribuzione diretta e per conto che permettono di comprendere all’interno dell’analisi i medicinali dispensati dalle strutture sanitarie pubbliche”. “Dai dati contenuti nel Rapporto“ prosegue Pani “notiamo un consumo di medicinali che si rivela sostanzialmente stabile a livello nazionale, mentre a livello regionale si evidenzia una certa variabilità. I farmaci per il sistema cardiovascolare sono i più utilizzati dagli italiani e quelli che assorbono la maggior percentuale di spesa, seguono i farmaci per l’apparato gastrointestinale, i farmaci del sangue e organi emopoietici, quelli per il sistema nervoso centrale e per l’apparato respiratorio”. “Il Rapporto” spiega il Prof. Pani “ci indica che nel nostro Paese si continua a consumare una quota significativa di antidepressivi e tra questi quelli maggiormente prescritti sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)”. “Dal punto di vista della spesa” conclude Pani “assistiamo a una contrazione della spesa complessiva determinata, per la spesa convenzionata, ovvero per i farmaci a carico del Servizio Sanitario Nazionale distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private, da una flessione dei prezzi del -8,5%. Parallelamente decresce anche la spesa a carico dei cittadini che si riduce dell’1%”.

«La presentazione dei dati sulla spesa e il consumo dei farmaci in Italia – ha affermato Pani – è in linea con l’esigenza di trasparenza che rappresenta un valore fondante dell’Agenzia e ha lo scopo di fornire ai cittadini, agli operatori sanitari e a tutti gli attori della filiera del farmaco, un’informazione puntuale e rigorosa e importanti spunti di riflessione. La volontà dell’Agenzia è di non limitarsi a consegnare una fotografia di una realtà che è comunque dinamica, ma di proporre un’interpretazione dei dati. Vogliamo rendere le evidenze sull’impiego dei farmaci sempre più aderenti alla realtà clinica nazionale e alle esigenze informative degli attori in campo. In questa prospettiva stiamo lavorando su tre fronti: intanto sull’informatizzazione e l’integrazione di tutti i flussi informativi, che verranno internalizzati nei sistemi AIFA. Abbiamo scoperto che esistono molti database che non comunicano tra loro; lo sforzo istituzionale è integrarli, validarli e metterli a disposizione della collettività. In secondo luogo puntiamo a rendere sempre più precisa la valutazione sull’appropriatezza prescrittiva in un bilancio che tenga conto dell’efficacia terapeutica e dei rapporti rischio/beneficio e beneficio/costo. Infine, intendiamo dare il nostro contributo allo sviluppo di una vera e propria “cultura del farmaco”. Il nostro Paese ha ancora un’alfabetizzazione scientifica insufficiente e ciò si riscontra, ad esempio, nell’uso di “supposti farmaci” o di farmaci non adeguati o non aderenti alla patologia. Un esempio: il principale farmaco contro l’influenza è il riposo, ma non lo vedo scritto da nessuna parte e il riposo non può essere regolato dall’Agenzia». Pani ha poi focalizzato l’attenzione su alcune evidenze del Rapporto. «Si conferma una variabilità regionale nel consumo di farmaci che non trova riscontro nell’epidemiologia – ha affermato il Direttore Generale – Anche all’interno della stessa classe di farmaci, vi è una variabilità che riteniamo ingiustificata nell’impiego di molecole che differiscono nei prezzi ma non sotto il profilo clinico e della sicurezza. Ad esempio, per la classe dei farmaci cardiovascolari, non sembra giustificata dalle evidenze degli studi scientifici la prevalenza nel consumo di Sartani (più cari) piuttosto che di ACE-Inibitori (meno cari). Ma anche in questo ambito gli sforzi principali vanno indirizzati alla prevenzione e al mutamento degli stili di vita per ridurre l’incidenza degli eventi cardiovascolari e dei costi associati. Ricordo che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte, l’80% degli eventi cardiovascolari si verifica prima dei 75 anni e i farmaci per il sistema cardiovascolare rappresentano la prima voce di spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale.» Pani ha posto l’attenzione sull’andamento della spesa e dei consumi di antibiotici. «Sul fronte degli antibiotici – ha detto il Direttore Generale – con le campagne informative dell’AIFA abbiamo ottenuto un riscontro importante con una riduzione di spesa per antibiotici pari a circa 58 milioni di euro, e i successivi richiami dei contenuti informativi che abbiamo proposto attraverso i principali Social Media (Facebook, Twitter e Youtube) hanno avuto un ulteriore impatto positivo sulle abitudini di prescrizione e consumo. Ma è fondamentale che la corretta informazione su questi temi sia continua e non episodica e contribuisca a modificare la concezione che i cittadini hanno della salute e dell’impatto degli stili di vita sulla prevenzione e sulla cura di alcune malattie.» «Un altro aspetto su cui bisogna lavorare – ha detto Pani – è la percezione che i cittadini hanno nei riguardi dei farmaci da banco (OTC) o senza obbligo di prescrizione (SOP). Bisogna che siano consapevoli che si tratta comunque di farmaci, con un loro rapporto beneficio/rischio esattamente come i farmaci con obbligo di prescrizione. Tra i primi 50 farmaci OTC consumati in Italia, il 22% contiene paracetamolo. Bisogna quindi fare attenzione. Ricordo che la quarta causa di morte negli USA sono le reazioni avverse dovute all’uso esagerato di farmaci OTC, e spesso si tratta proprio di antidolorifici.» «Un altro fattore che mi preme evidenziare – ha detto Pani – riguarda la durata delle terapie farmacologiche. Non è sufficiente che il medico prescriva il farmaco appropriato nelle dosi adeguate. Occorre porre altrettanta attenzione e scrupolo ai tempi e alle modalità con cui il paziente deve cessare l’assunzione di quel farmaco. In conclusione – ha affermato il Direttore Generale – è ovvio che i trattamenti farmacologici rimangono i più diffusi strumenti di cura, ed è improbabile che la spesa farmaceutica si riduca nel tempo. I nostri sforzi vanno indirizzati ad accrescere l’appropriatezza prescrittiva e a modificare l’atteggiamento degli italiani riguardo ai farmaci e ai corretti stili di vita».

LE CINQUE CATEGORIE DI FARMACI PIÙ PRESCRITTE

I farmaci per il sistema cardiovascolare sono stati quelli più consumati (469,6 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti) e hanno costituito anche la maggiore voce di spesa (49,9 euro pro capite). In questa categoria, per quanto riguarda i farmaci distribuiti dalle farmacie pubbliche e private, rientrano le statine, utilizzate per trattare l’ipercolesterolemia, la cui spesa è risultata pari a 9,5 euro pro capite e gli ACE-inibitori, utilizzati come antipertensivi, il cui consumo è stato pari a 116,1 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti.  A seguire, la seconda categoria per consumo  è risultata quella dei farmaci per l’apparato gastrointestinale e metabolismo con 168,2 dosi giornaliere prescritte ogni mille abitanti e una spesa pari a 29,1 euro procapite. In questo tipo di analisi, relativamente ai farmaci distribuiti dalle farmacie pubbliche e private, rientrano gli inibitori della pompa protonica, indicati nel trattamento di patologie gastrointestinali e in crescita in termini di prescrizione in ambito territoriale (+8,6%) a fronte di una contrazione della spesa (-1,7%). I farmaci del sangue ed organi emopoietici hanno occupato il terzo posto per quantità prescritte (162 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti) con una spesa pari a 21,8 euro pro capite. I farmaci del sistema nervoso centrale (SNC) sono risultati invece al quarto posto per prescrizione (78,7 dosi giornaliere per 1.000 abitanti), e al quinto posto per spesa pubblica (24 euro pro capite).  Gli antidepressivi, nell’ambito della spesa convenzionata (farmaci erogati dal SSN attraverso le farmacie pubbliche e private) sono stati la categoria maggiormente prescritta. In particolare, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono stati i medicinali utilizzati con maggiore frequenza (27,3 dosi ogni 1.000 abitanti) e i secondi in termini di spesa tra quelli del sistema nervoso centrale. Una molecola appartenente agli SSRI, l’escitalopram, si è posizionata  nell’elenco dei primi trenta principi attivi che hanno inciso maggiormente sulla spesa farmaceutica convenzionata.  L’elenco delle categorie maggiormente prescritte ha visto, infine, al quinto posto i farmaci per l’apparato respiratorio con 51,2 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti. A tale categoria appartengono gli antiasmatici, anticolinergici e i glicocorticoidi, indicati nel trattamento della broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO) e dell’asma.

 

IN DIMINUZIONE CONSUMO E SPESA PER GLI ANTIBIOTICI

Nei primi nove mesi del 2012 sono state consumate 21 dosi giornaliere ogni mille abitanti di antibiotici con una riduzione, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del -6,4%. Anche la spesa per questa categoria di farmaci ha subito un calo con una riduzione, rispetto allo stesso periodo del 2011, del -18,3%. Tutte le Regioni hanno mostrato una flessione dei consumi rispetto al 2011 e i maggiori decrementi sono stati registrati nelle Regione Basilicata (-12,4%), Molise (-11,7%) e Liguria (-10,4%), mentre le riduzioni meno rilevanti sono state registrate in Valle d’Aosta (-0,8%), Lombardia (-1,4%), e Sardegna (-2,1%). In termini assoluti la Campania (29,3 dosi giornaliere per 1.000 abitanti), seguita dalla Puglia (27,3 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) e dalla Calabria (25,9 dosi giornaliere per 1.000 abitanti), ha continuato ad essere la Regione con il maggior consumo di antibiotici, mentre i consumi meno elevati sono stati registrati nella P.A. di Bolzano (12,3 dosi giornaliere per 1.000 abitanti), in Liguria (14,7 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) e in Friuli Venezia Giulia (14,8 dosi giornaliere per 1.000 abitanti).

I MEDICINALI A BREVETTO SCADUTO ED EQUIVALENTI

I medicinali a brevetto scaduto hanno costituito quasi il 40% (38,4%) della spesa convenzionata e più della metà delle dosi giornaliere consumate ogni mille abitanti (55,3%). Sia la spesa sia i consumi dei farmaci a brevetto scaduto sono risultati in aumento rispetto all’anno 2011, rispettivamente del +6,4% e del +10,2%. A registrare i maggiori incrementi nell’utilizzo sono state Calabria (+13,4%) e Sardegna (+12,4%). I medicinali equivalenti, i cosiddetti “generici puri” , hanno rappresentato il 25,2% della spesa totale dei medicinali a brevetto scaduto (assistenza convenzionata), quasi il 10% della spesa totale dei farmaci e il 17,3% dei consumi totali. Complessivamente, le Regioni in cui sono stati registrati i più elevati consumi di medicinali a brevetto scaduto sono state l’Umbria (57,7%), la Toscana (56,8%) e l’Emilia Romagna (56,7%), mentre l’incidenza più bassa è stata rilevata in Sardegna (51,4%), Basilicata (51,6%) e Molise (51,6%).  Tra i primi trenta principi attivi a brevetto scaduto a maggior spesa è risultato stabile al primo posto il lansoprazolo, seguito da altri due inibitori della pompa protonica: il pantoprazolo e l'omeprazolo.

LA SPESA FARMACEUTICA

La spesa farmaceutica nazionale totale, comprensiva dei medicinali distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private e di quelli acquistati e dispensati dalle strutture sanitarie pubbliche (ASL, Aziende Ospedaliere, Policlinici Universitari, ecc.), è stata pari, nei primi nove mesi del 2012, a 19,2 miliardi di euro, tre quarti dei quali rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Nello stesso periodo la spesa farmaceutica territoriale a carico del SSN, comprensiva della spesa farmaceutica convenzionata netta e della spesa per i farmaci di fascia A erogati in distribuzione diretta e per conto, è stata pari a 9.223 milioni di euro (152,1 euro pro capite) con una riduzione pari al -6,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Esaminando le principali componenti della spesa convenzionata (farmaci erogati dal SSN attraverso le farmacie pubbliche e private), si osserva che la causa della riduzione della spesa è stata la diminuzione dei prezzi (-8,5%), mentre si è assistito ad un lieve spostamento della prescrizione verso categorie più costose (effetto mix:+0,7%) e ad una certa stabilità nei consumi (+0,4% in termini di dosi giornaliere).  Tra le prime trenta molecole, che hanno rappresentato insieme oltre il 40% della spesa farmaceutica convenzionata, nelle prime tre posizioni sono risultate la rosuvastatina (ipercolesterolemia), il salmeterolo in associazione (malattie ostruttive respiratorie) e il lansoprazolo (malattie gastrointestinali). La spesa a carico dei cittadini, è stata pari a 5.766 milioni di euro, in diminuzione rispetto al 2011  (-0,9%). All’interno di questa voce rientrano la spesa per compartecipazione (ticket regionali e differenza tra il farmaco acquistato dal cittadino e il prezzo di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto), la spesa per medicinali di fascia A acquistati privatamente e la spesa per quelli di classe C.

LE DIFFERENZE REGIONALI NELLA SPESA CONVENZIONATA

A livello regionale si è assistito ad una forte flessione della spesa pro capite rispetto al 2011 in tutte le Regioni italiane, con le maggiori riduzioni nella P.A. di Bolzano (-13%), in Liguria (-11,4%) e in Basilicata (-11%). Nel complesso, persistono alcune disomogeneità nella spesa convenzionata (farmaci erogati dal SSN attraverso le farmacie pubbliche e private) dove, a fronte di una media nazionale di 142,6 euro pro capite, la Sicilia evidenzia un valore massimo di 180,5 euro pro capite.  All’estremo opposto si colloca la P.A. di Bolzano con il valore minimo di 97,3 euro pro capite.

IL DETTAGLIO

I farmaci per il sistema cardiovascolare primi per consumo e spesa

Nei primi nove mesi del 2012, i dati relativi alla spesa convenzionata (farmaci erogati dal Servizio Sanitario Nazionale attraverso le farmacie pubbliche e private) e alle strutture pubbliche, hanno evidenziato che i medicinali per il sistema cardiovascolare hanno rappresentato la categoria di farmaci maggiormente consumata dagli italiani (469,6 dosi giornaliere per 1000 abitanti) e a maggior spesa (49,9 euro pro capite). Complessivamente, tale classe costituisce il 41,3% del consumo totale di farmaci e il 21,1% della spesa farmaceutica. A livello di assistenza convenzionata, il consumo dei farmaci di questa categoria è pressoché stabile con un lieve incremento rispetto al 2011 (+0,3%)  mentre diminuisce significativamente la spesa (-13%), soprattutto a causa della riduzione dei prezzi (-14,3%), a seguito della perdita del brevetto di farmaci largamente utilizzati come l’atorvastatina, il candesartan e l’irbesartan.  Le statine (9,5 euro pro capite), utilizzate nel trattamento dell’ipercolesterolemia, mantengono il primo posto per spesa mentre i farmaci più utilizzati continuano ad essere gli ACE-inibitori   (116,1 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) indicati nella terapia dell'ipertensione arteriosa, del post-infarto del miocardio e dell'insufficienza cardiaca cronica. I dati relativi alle strutture sanitarie pubbliche evidenziano un aumento sia nei consumi sia nella spesa dove la categoria a maggior incidenza risulta essere quella degli  altri ipertensivi (ad esempio il bosentan), che da soli assorbono più del 60% della spesa.

Distribuzione regionale della spesa

Per quanto concerne la distribuzione regionale della spesa farmaceutica convenzionata (farmacie pubbliche e private) relativa ai farmaci per l’apparato cardiovascolare, i valori minimi sono stati registrati nella P.A. di Bolzano (33,5 euro pro capite) e i valori massimi nella Regione Sicilia (55,4 euro pro capite). Dal lato dei consumi, si è passati dalle 337,5 dosi giornaliere per mille abitanti della P.A. di Bolzano alle 537,6 della Regione Umbria.

I farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo al secondo posto per consumi

I farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo hanno occupato il secondo posto per quantità prescritte (168,2 dosi giornaliere ogni mille abitanti) con una spesa pari a 29,1 euro pro capite. Globalmente (spesa convenzionata lorda e strutture pubbliche), tale classe ha costituito il 14,8% del consumo totale di farmaci e il 12,3% della spesa farmaceutica. Nell’ambito della distribuzione attraverso le farmacie pubbliche e private, la spesa pro capite ha presentato un calo del -0,3% rispetto allo stesso periodo del 2011, a fronte di un aumento del 2,4% delle dosi prescritte. In termini di spesa il primo posto è stato occupato dagli inibitori della pompa protonica (IPP), indicati nel trattamento di diverse patologie gastrointestinali, seguiti dai medicinali per il trattamento del diabete. La prescrizione degli IPP, pari a 67,5 dosi giornaliere per 1.000 abitanti, è in netto aumento rispetto all’anno 2011 (+8,6%) a fronte di una riduzione della spesa (-1,7%). Fra gli IPP ben quattro molecole compaiono tra i primi trenta principi attivi a maggior consumo e spesa convenzionata.

I medicinali per il trattamento del diabete mellito

Nello specifico dei medicinali impiegati nel trattamento del diabete mellito, si osserva un rilevante incremento della prescrizione degli inibitori della dipeptidil-peptidasi 4 (DDP-4) (+35,5%)  che includono i nuovi farmaci per il diabete come il saxagliptin, vildagliptin e sitagliptin. Relativamente agli acquisti delle strutture sanitarie pubbliche, si registra una rilevante crescita della prescrizione dei farmaci ad azione incretino-mimetica (altri ipoglicemizzanti orali +49,5% e DPP-4 +192,6%).

Distribuzione regionale della spesa

Per quanto concerne la distribuzione regionale della spesa farmaceutica convenzionata per i farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo, la spesa pro capite regionale è compresa in un range che oscilla tra i 12 euro pro capite della P.A. di Bolzano e i 37,9 euro pro capite della Regione Sicilia. Per quanto riguarda i consumi, i valori minimi sono stati registrati nella P.A. di Bolzano (80,6 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) mentre i più elevati in Sicilia (213,1 dosi giornaliere per 1.000 abitanti).

Al terzo posto i farmaci del sangue ed organi emopoietici

I farmaci del sangue ed organi emopoietici occupano, in ambito complessivo, il terzo posto per quantità prescritte (162 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) con una spesa pari a 21,8 euro pro capite. Complessivamente, tale classe costituisce il 14,2% del consumo totale di farmaci e il 9,2% della spesa farmaceutica. Nello specifico dell’assistenza convenzionata (farmacie pubbliche e private), la spesa e i consumi dei farmaci di questa classe registrano, rispettivamente, una crescita del +5,8% e del +3,8%  rispetto al 2011 mentre per quanto riguarda l’acquisto di tali farmaci da parte delle strutture sanitarie pubbliche (ASL, Aziende Ospedaliere, IRCCS; Policlinici universitari, ecc.), si evidenzia una contrazione della spesa rispetto al 2011 (-5,9%) e una concomitante riduzione dei consumi del  -6,4%.  All’interno della classe, gli antiaggreganti piastrinici sono stati i farmaci più prescritti nella distribuzione attraverso le farmacie con 64,5 dosi giornaliere per 1.000 abitanti, mentre al primo posto in termini di spesa collocano sono risultate le eparine non frazionate e a basso peso molecolare (3,3 euro pro capite). Sul versante delle prescrizioni da parte delle strutture sanitarie pubbliche, la categoria terapeutica più frequentemente utilizzata è stata rappresentata dalle soluzioni che influenzano l’equilibrio elettrolitico  (42,5 dosi per 1.000 abitanti), seguita dai farmaci a base di eparina (5,4 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) e dagli antiaggreganti piastrinici esclusa l’eparina (4,6 dosi giornaliere per 1.000 abitanti; comprendente la ticlopidina, clopidogrel, etc.). Per quanto riguarda la spesa, invece, le categorie a maggiore incidenza sono state rappresentate dagli emoderivati impiegati nel trattamento delle malattie del sangue: fattori della coagulazione del sangue (4,9 euro pro capite), seguiti dai preparati antianemici (4,0 euro pro capite).

Distribuzione regionale della spesa

L’analisi della distribuzione regionale della spesa farmaceutica convenzionata relativa ai farmaci del sangue ed organi emopoietici ha evidenziato i valori minimi in Umbria e Marche (3,1 euro pro capite) e il valore massimo in Calabria (11,3 euro pro capite). Per quanto riguarda i consumi, i valori minimi sono stati registrati nella P.A. di Bolzano (72,7 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) e i più elevati in Abruzzo (104,8 dosi giornaliere per 1.000 abitanti).

I farmaci del sistema nervoso centrale al quarto posto per consumi, antidepressivi (SSRI) i più utilizzati

I farmaci del sistema nervoso centrale (SNC) occupano il quarto posto per prescrizione (78,7 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) e il quinto posto per spesa pubblica con 24 euro pro capite. Nel suo complesso, tale classe costituisce il 6,9% del consumo totale di farmaci e il 10,1% della spesa farmaceutica.  Nell’ambito dell’assistenza convenzionata (farmacie pubbliche e private), l’analisi delle sottocategorie ha evidenziato che gli antidepressivi sono risultati la categoria a maggior prescrizione; fra questi, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono stati i medicinali più frequentemente utilizzati (27,3 dosi giornaliere per 1.000 abitanti), seppur in diminuzione rispetto al 2011, e sono risultati i secondi in termini di spesa convenzionata (3,6 euro pro capite) preceduti solo dagli altri antiepilettici (3,8 euro pro capite). Inoltre, l’escitalopram, molecola appartenente a questa categoria, si colloca tra i primi trenta principi attivi a maggior incidenza sulla spesa farmaceutica convenzionata. Sul versante dell’acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche, la categoria degli anestetici locali (amidi comprendenti: lidocaina, etc.) è stata quella  associata al maggior consumo, invece le categorie relative agli antipsicotici (in particolare quelli più recenti aripiprazolo, paliperidone, etc.) sono risultate quelle a maggiore spesa.

Distribuzione regionale della spesa

Per quanto concerne la distribuzione regionale della spesa dei farmaci del SNC, la Regione che ha mostra i valori minimi è stata la Basilicata con 15,1 euro pro capite mentre, con 25,1 euro pro capite, l’Abruzzo è risultata la Regione con i valori più alti. Dal lato dei consumi, i valori minimi sono stati registrati nella Campania  (49,3 dosi giornaliere per 1.000 abitanti), mentre quelli più elevati in Toscana (74 dosi giornaliere per 1.000 abitanti).  

I farmaci per l’apparato respiratorio al quinto posto

I farmaci per l’apparato respiratorio, con 51,2 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti, si sono collocati al quinto posto per prescrizione con una spesa complessiva pari a 13,7 euro pro capite. Complessivamente, tale classe costituisce il 4,5% del consumo totale di farmaci e il 5,8% della spesa farmaceutica. Nello specifico della dispensazione attraverso le farmacie pubbliche e private, tali farmaci evidenziano un decremento sia della spesa che dei consumi (rispettivamente -3,3% e -2,7%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al contrario, per quanto riguarda l’acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche si osserva una crescita netta sia in termini di spesa (+20,9%), che in termini di prescrizioni (+7,3%). La prima categoria terapeutica in termini di spesa è rappresentata dagli antiasmatici adrenergici ed altri antiasmatici, che includono le associazioni di beta-2 antagonisti (5,9 euro pro capite); seguono gli anticolinergici (2,2 euro pro capite) e i glicocorticoidi (1,9 euro pro capite), indicati nel trattamento della broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO) e dell’asma. La categoria a maggiore incidenza sulla spesa delle strutture sanitarie pubbliche è stata quella degli altri antiasmatici per uso sistemico; questa categoria, per la quale si registra un incremento sia della spesa (+18,5%) sia dei consumi (+65%), comprende il medicinale di recente autorizzazione a base di roflumilast, per il trattamento della BPCO.

Distribuzione regionale della spesa

Per quanto concerne la distribuzione regionale della spesa dei farmaci per l’apparato respiratorio, i valori oscillano tra i 9,7 euro pro capite della P.A. di Bolzano ai 16,1 euro pro capite della Sardegna. Dal lato dei consumi, si osservano i valori minimi nella P.A. di Bolzano (32,6 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) e i più elevati in Campania (64,3 dosi giornaliere per 1.000 abitanti).

Antibiotici

Nei primi nove mesi del 2012, in regime di assistenza convenzionata (farmaci erogati dal Servizio Sanitario Nazionale attraverso le farmacie pubbliche e private), sono state consumate 21 dosi giornaliere ogni mille abitanti di antibiotici, facendo registrare una riduzione, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del -6,4%. Anche la spesa per questa categoria di farmaci ha fatto segnare una riduzione, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del -18,3%. Il valore procapite è stato pari a 9,0 euro. I consumi hanno continuato a mostrare un’ampia variabilità regionale e, in particolare, sono stati caratterizzati da un gradiente Nord-Sud. La Campania (29,3 dosi giornaliere per 1.000 abitanti), seguita dalla Puglia (27,3 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) e dalla Calabria (25,9 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) continua ad essere la Regione con il maggior consumo di antibiotici mentre i consumi meno elevati sono stati registrati nella P.A. di Bolzano (12,3 dosi giornaliere per 1.000 abitanti), in Liguria (14,7 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) e in Friuli Venezia Giulia (14,8 dosi giornaliere per 1.000 abitanti). Tutte le Regioni hanno mostrato una riduzione dei consumi rispetto al 2011 e i maggiori decrementi sono stati registrati nelle Regioni Basilicata (-12,4%), Molise (-11,7%) e Liguria  (-10,4%)  mentre le riduzioni meno rilevanti sono state rilevate in Valle d’Aosta (-0,8%), Lombardia  (-1,4%), e Sardegna (-2,1%).Le categorie di antibiotici maggiormente utilizzate in regime di assistenza convenzionata sono state le associazioni di penicilline, inclusi gli inibitori della beta lattamasi, seguite dai macrolidi e dai fluorochinoloni. Invece, la categoria associata alla maggiore spesa sono risultate le cefalosporine di terza generazione, seguite dalle associazioni di penicilline, inclusi gli inibitori della beta lattamasi, e dai fluorochinoloni. Tutte le categorie hanno mostrato un andamento decrescente sia nella spesa sia nei consumi, ad eccezione delle cefalosporine di quarta generazione, che hanno registrato una crescita sia nei consumi sia nella spesa.

Medicinali a brevetto scaduto

I medicinali a brevetto scaduto hanno costituito quasi il 40% (38,4%) della spesa convenzionata (farmaci erogati dal SSN attraverso le farmacie pubbliche e private) e più della metà delle dosi giornaliere ogni mille abitanti consumate (55,3%). Sia la spesa sia i consumi dei farmaci a brevetto scaduto sono aumentati rispetto all’anno 2011  rispettivamente del +6,4% e del +10,2%. A far registrare i maggiori incrementi nell’utilizzo sono state Calabria (+13,4%) e Sardegna (+12,4%), rispettivamente al diciassettesimo e ventunesimo posto per consumo.   Nel corso del 2012 hanno perso la copertura brevettuale molecole ad elevato impatto sui consumi, come l’atorvastatina, il candesartan e l’irbesartan, tutti appartenenti alla categoria dei farmaci per l’apparato cardiovascolare.  I medicinali equivalenti, i cosiddetti “generici puri” , hanno rappresentato il 25,2% della spesa totale dei medicinali a brevetto scaduto (assistenza convenzionata), quasi il 10% (9,7%) della spesa totale e il 17,3% del consumo totale di farmaci. La P.A. di Trento (39,7%), la Lombardia (34%) e l’Emilia Romagna (31,5%) sono risultate le Regioni con la maggiore quota di spesa per medicinali equivalenti. Complessivamente, le Regioni in cui sono stati registrati i più elevati consumi di medicinali a brevetto scaduto sono state l’Umbria (57,7%), la Toscana (56,8%) e l’Emilia Romagna (56,7%) mentre l’incidenza più bassa è stata rilevata in Sardegna (51,4%), Basilicata (51,6%) e Molise (51,6%).  Tra i primi trenta principi attivi a brevetto scaduto a maggior spesa è rimasto stabile al primo posto il lansoprazolo, seguito da altri due inibitori della pompa protonica: il pantoprazolo e l'omeprazolo.

Spesa farmaceutica

Nei primi nove mesi del 2012  la spesa farmaceutica nazionale totale (che comprende i farmaci distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private e quelli acquistati e dispensati dalle strutture sanitarie pubbliche ), è stata pari a 19,2 miliardi di euro, tre quarti dei quali rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La spesa farmaceutica territoriale a carico del SSN, che comprende i farmaci distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private e la distribuzione diretta e per conto, è stata pari a 9.223 milioni di euro (152,1 euro pro capite) con una riduzione del -6,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tale flessione è dovuta alla diminuzione del -9,6% della spesa farmaceutica convenzionata  controbilanciata, in parte, dall’aumento della spesa per i medicinali di classe A erogati in distribuzione diretta e per conto (+3,2%). Osservando le principali componenti della spesa convenzionata (farmaci erogati dal SSN attraverso le farmacie pubbliche e private), si osserva che la causa della riduzione della spesa è stata la diminuzione dei prezzi (-8,5%)  mentre si assiste ad un lieve spostamento della prescrizione verso categorie più costose (effetto mix:+0,7%) e ad una certa stabilità nei consumi (+0,4% in termini di dosi giornaliere). Le prime trenta molecole per spesa convenzionata rappresentano oltre il 40% della spesa farmaceutica convenzionata e nelle prime tre posizioni troviamo la rosuvastatina, il salmeterolo in associazione e il lansoprazolo. La spesa a carico dei cittadini, comprendente la spesa per compartecipazione (ticket regionali e differenza tra il farmaco acquistato dal cittadino e il prezzo di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto), la spesa per i medicinali di fascia A acquistati privatamente e quella per i farmaci di classe C, è risultata pari a 5.766 milioni di euro, in riduzione rispetto al 2011 del -0,9%. Ad influire maggiormente è stato il decremento nella spesa dei cittadini per l’acquisto di medicinali di classe C con ricetta medica (-8,3%). Tale riduzione è stata, almeno in parte, compensata dall’aumento della spesa per ogni compartecipazione a carico del cittadino (+7,8% rispetto al 2011) e dall’incremento dell’acquisto privato da parte dei cittadini di medicinali di fascia A (+2,6%) e dei farmaci di automedicazione (+3,3%). La spesa sostenuta dai cittadini per ogni compartecipazione a loro carico (ticket regionali e differenza tra il farmaco acquistato dal cittadino e il prezzo di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto), è risultata complessivamente pari a 1.052 milioni di euro (17 euro pro capite), raggiungendo un’incidenza sulla spesa farmaceutica convenzionata lorda del 12,1%. Si è osservato   quindi un incremento, rispetto al 2011, della spesa a carico del cittadino del +7,8% essenzialmente determinato dalla crescita della spesa per la differenza tra il farmaco acquistato dal cittadino e il prezzo di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto (+13,4%), mentre risulta invariata la spesa del ticket per confezione (0,0%).  Nei primi nove mesi del 2012 la spesa per i medicinali acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è stata pari a 5.796 milioni di euro (95,6 euro pro capite), in crescita del +8,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Differenze regionali

Nei primi nove mesi del 2012 si assiste ad una contenuta variabilità regionale dei consumi e della spesa relativa ai medicinali dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) attraverso le farmacie pubbliche e private. A fronte di una spesa convenzionata nazionale di 142,6 euro pro capite, in Sicilia è stato evidenziato un valore massimo di 180,5 euro pro capite. All’estremo opposto, la P.A. di Bolzano con il valore minimo di 97,3 euro pro capite. Questi dati non sono comprensivi della spesa per medicinali erogati secondo le modalità di distribuzione diretta e per conto. La Regione Sicilia, che non pratica la distribuzione per conto, vede per questo un valore della spesa convenzionata maggiore rispetto alle altre Regioni. La spesa pro capite è in forte diminuzione rispetto al 2011 in tutte le Regioni italiane, con le maggiori riduzioni nella P.A. di Bolzano (-13%), Liguria (-11,4%) e Basilicata (-11%).  In quanto concerne i consumi, i livelli più elevati sono stati registrati nella Regione Sicilia con 1.083,7 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti. Al contrario, i consumi più bassi sono stati rilevati   nella P.A. di Bolzano (720 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti). Per i farmaci di classe C (a carico del cittadino), la spesa più elevata è stata evidenziata in Liguria (45,7 euro pro capite), seguita dalla Toscana (41,2 euro pro capite) e dalla Valle d’Aosta (40,3 euro pro capite) mentre i valori più bassi sono stati rilevati in Molise (26,3 euro pro capite), Basilicata (27,4 euro pro capite) e P.A. di Bolzano (28,7 euro pro capite). La spesa per medicinali di classe C risulta in diminuzione in tutte le Regioni italiane, con le maggiori riduzioni in Molise (-9,2%), Abruzzo (-8%) e Basilicata (-7,4%).  Infine, rilevanti differenze sono state riscontrate anche nella spesa per medicinali per automedicazione (SOP, OTC)  con Valle d’Aosta (37,7 euro pro capite) e P.A. di Bolzano (34,1 euro pro capite) che hanno mostrato livelli di spesa pari quasi al doppio di quelli della Basilicata (17,9 euro pro capite) e del Molise (18 euro pro capite); inoltre, rispetto al 2011, sono stati osservati incrementi in quasi tutte le Regioni, con le variazioni più elevate in Valle d’Aosta (+2,9%), Campania (+2,8%), e Sardegna (+2,5%). Le Regioni con il costo medio per giornata di terapia (ottenuto dal rapporto tra la spesa complessiva e le dosi giornaliere per mille abitanti prescritte) più elevato rispetto alla mediana nazionale sono state la Campania (+17,9) e la Sicilia (+17,1)  mentre i valori più bassi sono stati raggiunti in Toscana (-14,3%), Emilia Romagna ed Umbria (pari rispettivamente al -13,4%). Queste ultime Regioni sono state anche quelle con il maggior consumo di medicinali a brevetto scaduto.  Dall’analisi delle componenti della spesa farmaceutica convenzionata (ovvero prezzi, volumi di consumo ed effetto mix) è emerso che la riduzione della spesa nazionale nei primi nove mesi del 2012, rispetto al 2011, è stata riconducibile prevalentemente alla riduzione dei prezzi medi che ha assunto le dimensioni maggiori nella P.A. di Bolzano (-10,6%), nella Valle d’Aosta (-10,4%) e nel Molise (-9,9%). La riduzione dei prezzi medi, calcolati sul totale delle confezioni vendute, è stata parzialmente controbilanciata, a livello nazionale, da una crescita del volume dei consumi che, tuttavia, ha presentato una certa variabilità regionale. Infatti, in alcune Regioni è stata registrata una contrazione dei consumi rispetto al 2011 (Basilicata -3,9%, Liguria -3,8%, e Molise -1,7%), mentre in altre si è osservato un andamento opposto (Lombardia +2,1%, Umbria +2%, Piemonte +1,9%). Anche l’effetto mix (ossia lo spostamento della prescrizione da medicinali meno costosi verso quelli più costosi, effetto mix positivo, e viceversa nel caso dell’effetto mix negativo), a livello nazionale registra un valore positivo (+0,7%), con un range variabile tra il massimo della Sardegna (+5,6%) e il minimo registrato nella P.A. di Bolzano (-2,3%).

Farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche

All’interno del Rapporto sull’impiego dei medicinali in Italia (OsMed), oltre ad essere descritte la spesa ed i volumi dei medicinali complessivamente acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche (ASL, Aziende Ospedaliere, IRCCS, Policlinici Universitari, ecc.), sono contenuti un focus specifico sui medicinali dispensati ai pazienti attraverso la distribuzione diretta e per conto e  -per la prima volta - i dati relativi alla spesa per i medicinali somministrati nell’ambito dell’assistenza ospedaliera.  Nel 2012 tutte le Regioni hanno organizzato la distribuzione diretta e per conto, ad eccezione di Abruzzo e Sicilia che hanno utilizzato esclusivamente la distribuzione diretta. La spesa per medicinali erogati in distribuzione diretta e per conto è risultata complessivamente pari a 3,5 miliardi di euro, costituita per l’82,9% dalla distribuzione diretta in senso stretto e dal 17,1% dalla distribuzione per conto. Alcune Regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lombardia) sono ricorse in maniera molto estesa alla distribuzione diretta in senso stretto, mentre altre (Valle d’Aosta, Molise e Calabria) per motivi di carattere organizzativo - strutturale hanno utilizzato meno frequentemente  tale canale di distribuzione. Alla spesa per la distribuzione diretta e per conto hanno contribuito prevalentemente i medicinali classificati in fascia A (55,7%) e quelli in fascia H (43,3%), al contrario è risultata marginale la spesa per i medicinali di fascia C (1,0%).

Spesa per principi attivi nella distribuzione diretta e per contoTra i primi trenta principi attivi per spesa erogati in distribuzione diretta e per conto spicca il Fattore VII ricombinante con 163 milioni di euro, mentre gran parte dei principi attivi compresi nella lista (14 su 30) appartengono alla categoria dei farmaci antineoplastici ed immunomodulatori, primi tra tutti l’etanercept, adalimumab e l’imatinib. Inoltre compaiono nella graduatoria dei primi 30 principi attivi a maggiore incidenza sulla spesa ben otto antivirali, tutti con indicazione terapeutica nel trattamento dell’infezione da HIV.

Spesa ospedaliera regionale per  i medicinali

La spesa per i medicinali erogati esclusivamente in ambito ospedaliero è stata pari 1,9 miliardi e le Regioni che hanno registrato la maggior spesa, in valore assoluto, sono state Lombardia (237 milioni di euro), Toscana (209 milioni) e Veneto (187 milioni), il Lazio si è attestato a quota 105 milioni di euro; i valori minimi sono stati registrati in Valle d’Aosta, Molise e P.A. di Trento. Diverse Regioni, alla data di consolidamento, non hanno trasmesso i dati, o non li hanno potuti trasmettere in modo completo.

Farmaci ospedalieri a maggior spesa

Ai primi posti nella spesa per medicinali erogati nell’ambito dell’assistenza ospedaliera sono presenti molte molecole (13 su 30) appartenenti alla categoria degli antineoplastici ed immunomodulatori, tra i quali spiccano ai primi tre posti il trastuzumab, rituximab e il bevacizumab. Inoltre nella graduatoria compaiono anche sette principi attivi appartenenti alla categoria degli antimicrobici per uso sistemico.

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