La farmacia dei servizi è ancora in fase di stallo. Ecco perché

Redazione DottNet | 05/02/2013 19:57

In passato si è parlato a lungo della farmacia dei servizi come il nuovo traguardo per una struttura che deve sempre più assecondare le esigenze sanitarie del territorio. Ma c’è un ostacolo non da poco che di fatto blocca l’evoluzione della farmacia così come era stata designata dal ministero della salute in passato. Si tratta del mancato rinnovo della convenzione tra Stato e farmacie, che in effetti è l'anello mancante per fare decollare la farmacia dei servizi. Insomma, da una parte c’è il decreto legislativo n. 153 del 2009 che ha definito, in tre decreti attuativi del ministero della Salute quali i servizi erogabili, dall’altro c’è una convenzione, scaduta nel 1998, che tuttavia è  in regime di proroga. 

 

Due anni fa , come si ricorderà,  tre pubblicazioni della Gazzetta ufficiale hanno ampiamente indicato  le prestazioni analitiche di prima istanza effettuabili in farmacia come il test per la glicemia, per il colesterolo e per i trigliceridi; la regolamentazione dell'attività di operatori sanitari in farmacia, vale a dire per prestazioni eseguite da infermieri e fisioterapisti; e, infine, la possibilità per i cittadini di prenotare esami e ritirare referti di prestazioni specialistiche direttamente in farmacia. Non sono mancate iniziative di farmacia dei servizi, ma con forme autonome o con accordi con le autorità sanitarie locali. È dunque la nuova normativa che attribuisce  alla convenzione farmaceutica nazionale, il compito di definire oltre a regole uniformi per tutto il paese, anche la relativa remunerazione, e agli accordi integrativi regionali, la responsabilità di stabilire le modalità attuative dei singoli servizi sul territorio. Che si trovano in una fase di stallo dalla durata imprevedibile.

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