Emofiliaci, stop a nuove cure, Tagli alla sanità: gli ospedali in difficoltà, ecco la situazione nelle strutture italiane

Redazione DottNet | 06/02/2013 21:45

Privilegiare la salute e la centralita' di ogni singolo paziente con un approccio 'personalizzato' alla terapia, contro una visione ''puramente economicistica'', soprattutto in questo momento di generalizzata crisi economica. Perche' il rischio e' che la crisi porti, appunto, ad uno 'stop' alle cure migliori. E' questo il messaggio che arriva dai pazienti emofilici e che verra' ribadito con forza al Congresso dell'Associazione europea per l'emofilia (Eahad) che si apre oggi a Varsavia, e che vede la partecipazione di esperti provenienti da tutto il mondo. ''In questo momento di crisi economica - afferma il segretario generale della Federazione delle associazioni emofilici (Fedemo), Romano Arcieri - siamo molto preoccupati: ci sono infatti 'segnali' di tagli che potrebbero essere a carico dei servizi o verso la riduzione dell'accessibilita' ai farmaci, e alcune Regioni stanno gia' mettendo dei paletti''. Il timore delle associazioni di pazienti e' quindi chiaro: ''Il rischio - chiarisce Arcieri - e' che alcuni importanti trattamenti contro, ad esempio, le complicanze della malattia e con costo piu' elevato possano essere sottoposti solo ad una valutazione economicistica, con l'amministratore di turno che potrebbe 'spingere' per la prescrizione dei soli farmaci meno costosi con una modifica delle indicazioni per la terapia data al singolo paziente''. In questo modo, ''verrebbe a mancare la possibilita' di accesso ai farmaci migliori e piu' idonei rispetto alle esigenze del paziente''. Un paradosso, anche perche', alla fine, rileva l'esperto, ''somministrare il farmaco piu' giusto per quel singolo paziente si rivela un risparmio per il Servizio sanitario nazionale in termini di complicanze evitate, tenuto conto che il trattamento per un emofilico con complicanze puo' costare anche un milione di euro l'anno''. Insomma, affermano i pazienti, ''i nuovi farmaci hanno portato ad un incredibile miglioramento dell'aspettativa di vita degli emofilici, che oggi e' pari a quella della popolazione sana, e non vorremmo si facessero dei passi indietro rispetto ai risultati ottenuti''. Da qui l'importanza dei trattamenti 'personalizzati': ''La risposta ai farmaci puo' infatti essere diversa da paziente a paziente e un approccio 'a misura di malato' - sottolinea Arcieri - consentirebbe di garantire la massima efficacia e, di conseguenza, una riduzione dei costi delle cure. Tale approccio pero' e' ancora poco seguito, perche' e' piu' semplice pensare ad una efficacia generalizzata dei farmaci e soprattutto perche' i risparmi delle cure personalizzate si vedrebbero solo sul lungo termine''. Tanti, insomma, i 'nodi' da affrontare, partendo pero' da una premessa fondamentale: ''E' necessario considerare anche il punto di vista dei pazienti, condividendo le scelte. Per questo - conclude Arcieri - chiediamo di non essere dimenticati e di essere interpellati, al momento opportuno, da Regioni e decisori politici''.

 

 

 

I tagli della sanità. Sanita' sempre piu' strozzata da tagli e risparmi. Le misure di revisione della spesa pubblica, che sulla carta dovrebbero far risparmiare diversi miliardi al Servizio sanitario nazionale, per il momento stanno mettendo a dura prova il sistema. Dal taglio dell'acqua per i ricoverati alla somministrazione di farmaci con il contagocce; dalla carenza di protesi a quella di garze o aghi, cominciano a vedersi i primi effetti - negativi - della spending review. E' il quadro che emerge dalle testimonianze di medici e associazioni di cittadini raccolte, da Nord a Sud del Paese. Perche' sono proprio loro, i camici bianchi e i pazienti, i primi a pagare il conto della spending review, legge che impone alle Asl di tagliare del 5% i contratti di fornitura che vanno dai servizi di lavanderia e mensa a dispositivi medici di alto valore tecnologico come stent o protesi.  "La spending review? Si fa sentire eccome", spiega un medico del Cardarelli di Napoli. "Nel mio ospedale, ad esempio, mancano i guanti per l'incisione della tiroide, gli stick per la glicemia e anche alcune classi di farmaci. C'e' poi una carenza cronica di protesi. E scarseggiano pure i ferri per gli interventi di chirurgia per gli obesi". Ma i problemi a Napoli non riguardano solo il Cardarelli. A inizio gennaio, all'ospedale San Giovanni Bosco sono addirittura mancate le garze. Questo ha spinto la direzione a stoppare gli interventi chirurgici, a eccezione di quelli d'urgenza. Il direttore del Dipartimento assistenza ospedaliera dell'Asl Napoli 1, Rosario Lanzetta, ha poi spiegato che il disagio si e' verificato per una "lungaggine" della gara di acquisto legata alla definizione dei quantitativi di queste speciali garze, usate nel corso degli interventi. Il caso ha comunque dell'incredibile. Nel vicino Lazio le cose non vanno meglio: "Nei nostri ospedali - sottolinea un cardiologo del San Camillo di Roma - gli acquisti si fanno sempre piu' con il contagocce. Spesso non riusciamo a far fronte alle liste d'attesa. Le criticita' si registrano soprattutto nell'approvvigionamento dei farmaci piu' costosi: biologici e chemioterapici. C'e' poi una criticita' cronica di alcuni materiali, come cateteri e protesi. Problemi che con le norme sulla spending review si sono accentuati". Ripercussioni anche sui servizi non sanitari: "Al San Camillo abbiamo avuto problemi con la distribuzione dei pasti, effetto dei tagli al personale eseguiti dall'impresa che gestisce il catering".  Sempre a Roma, al Policlinico Umberto I, negli ultimi giorni e' stata denunciata da alcuni lavoratori della struttura una presunta carenza di aghi per biopsia. Il direttore generale del Policlinico, Domenico Alessio, ha pero' smentito categoricamente il fatto. Sempre nel Lazio, dalla sede di Ceprano (Frosinone) del Tribunale per i diritti del malato (Tdm) arriva invece l'allarme acqua: stop alla distribuzione della bottiglietta insieme al pasto per i ricoverati. I pazienti devono provvedere da soli o mettere mano al portafoglio. Bottigliette d'acqua 'razionate' anche negli ospedali del Veneto. Secondo la testimonianza di una caposala, raccolta dal Tdm, "ora ne vengono distribuite solo una a pranzo e una a cena. Se il paziente ha bisogno di piu' acqua, ne va fatta appositamente richiesta". Un ridimensionamento che tocca anche la biancheria. "Ci forniscono meno teli per lavare i pazienti - racconta una testimone al Tdm - quindi ci arrangiamo con delle manopole di carta. Quanto alla strumentazione, se ne acquista di meno e la si sterilizza di piu' per poterla riusare". E poi la mensa: "Se prima il paziente poteva decidere fra sette alternative, ora la scelta e' fra cinque".  Non va meglio nelle Marche. A finire sotto la lente d'ingrandimento del Tdm e di Cittadinanzattiva e' l'unita' operativa di Medicina dell'ospedale Carlo Urbani di Jesi, dove a gennaio e' stato segnalato che i pazienti sono costretti a lavarsi con l'acqua fredda perche' "da piu' di un mese l'acqua calda e' a singhiozzo". Le carenze riguardano anche farmaci e flebo. "E' anche successo - spiega il Tdm - che si sia richiesto al ricoverato di portarsi un farmaco da casa in quanto la struttura non era in grado di garantire la continuita' di cure che lo stesso faceva prima del ricovero". Anche la Toscana 'patisce'. "Negli ultimi mesi - denuncia un medico internista dell'ospedale San Lorenzo di Colle Val d'Elsa (SI) - molte Regioni hanno dato l'indicazione di spostare gli interventi programmati per non sforare i bilanci e finire in piano di rientro. Si e' fatto ricorso alla fantasia piu' sfrenata per non sforare i bilanci e finire in amministrazione controllata. Alcune Asl piu' in difficolta' (Massa, Livorno, Pistoia) hanno rallentato la chirurgia di elezione".  Tagli insostenibili anche in Piemonte. "Ci sono - spiega un medico dell'ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO) - sempre piu' difficolta' nell'espletare le gare di acquisto di beni e servizi. E' sempre piu' difficile ottenere piu' dello strettissimo necessario. Se ad esempio mi si rompe la stampante con cui stampo i referti, difficilmente verra' sostituita o riparata in tempi brevi". Ma ci sono anche esempi eclatanti di restrizioni gia' in atto: "All'ospedale Mauriziano e' stata 'tagliata' l'acqua ai pazienti in chemioterapia. L'azienda si e' giustificata dicendo che il disagio e' nato da un problema legato alla gara di acquisto, ma certo e' indicativo della situazione. Siamo sul filo del rasoio. Anche perche' le Asl hanno sempre piu' problemi di cassa e i fornitori vengono pagati sempre piu' in ritardo. Molte imprese rischiano di chiudere, con il rischio di non avere piu' la fornitura di beni anche essenziali, tipo stent coronarici o medicinali salvavita. Se si continua su questa strada e' inevitabile che capiti il fattaccio". Al Sud i problemi c'erano anche prima della spending review. Ora sembrano aumentati. "La sofferenza che si vive negli ospedali calabresi - spiega un chirurgo dell'ospedale civile Giovanni XXIII di Gioia Tauro (RC) - e' sotto gli occhi di tutti, operatori e cittadini. Tutte le gare di acquisto sono scadute e vanno rinnovate, nel frattempo registriamo diverse carenze, anche nei reparti di Chirurgia: dalle garze laparoscopiche al filo di sutura; dai bisturi agli aghi per biopsia. Mancano anche i reattivi nei laboratori di analisi". Piu' o meno lo stesso quadro in Sicilia. "Nelle nostre strutture - sottolinea un medico dell'ospedale civile Castiglione/Prestianni di Bronte (CT) - i problemi sono tanti, ma a scarseggiare sono soprattutto protesi e valvole cardiache. Questo perche' hanno ridotto i finanziamenti. Gli sprechi, che pure ci sono, non si combattono asfissiando il sistema. Se si continua su questa strada, il Ssn a breve sara' defunto". A confermare questo quadro a tinte fosche e' anche uno studio della Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie ospedaliere), che ha condotto un'indagine per fare il punto sui risultati ottenuti dalle aziende sanitarie e ospedaliere nella ricontrattazione dei contratti di fornitura di beni e servizi: dalla lavanderia alla mensa fino ai dispositivi medici, cosi' come imposto dalla spending review.  La Fiaso porta alla luce alcuni esempi simbolici: "Alle Molinette di Torino - spiega la Federazione - si stanno somministrando ai pazienti farmaci con il contagocce; alcune Asl laziali hanno comunicato a voce o per iscritto ai pazienti nutriti artificialmente a domicilio che le soluzioni nutrizionali non potranno piu' essere fornite in misura sufficiente". E ancora: "All'ospedale di Tivoli ci si e' limitati al simbolico taglio di acqua e latte per i ricoverati, ma a Rimini e' stato sospeso il servizio di dialisi notturno che consentiva ai malati che lavorano di continuare a farlo. Nella virtuosa Toscana, infine, la Asl fiorentina dal 10 dicembre garantisce solo gli interventi chirurgici urgenti e quelli oncologici". Il risultato finale dell'indagine della Fiaso non lascia spazio a troppe speranze: "Per raggiungere l'agognato obiettivo di risparmio, nel 95% dei casi le Asl saranno costrette a tagliare i servizi e le prestazioni rese ai pazienti".

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