Aziende farmaceutiche Usa in Italia: incognita futuro, occorrono stabilità e tempi brevi per la registrazione dei farmaci

Redazione DottNet | 08/02/2013 17:30

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Tempi troppo lunghi di registrazione e di rimborso e troppe incognite sugli scenari: le 20 aziende farmaceutiche italiane con capitale Usa presenti in Italia (sull'argomento Dottnet ha intervistato Pasquale Frega, Amministratore Delegato di Celgene Italia, azienda Usa in italia da sei anni: clicca qui per vedere la video intervista) guardano con preoccupazione il futuro. Rappresentano il 30% circa dell'intero settore farmaceutico ma lo Iapg (Italian American Pharmaceutical Group, clicca qui per leggere dati e numeri), nel corso di un convegno nella sede dell'ambasciata statunitense a Roma, ha puntato il dito sui fattori che potrebbero rappresentare un rischio per la loro presenza sul territorio nazionale.

 A parlare per loro e' stato Pierluigi Antonelli (che ricompre anche il ruolo di vice presidente di Farmindustria). Le aziende chiedono una moratoria sul settore: stop ai continui interventi sul settore per dare stabilita' per un periodo di 3-5 anni. Il settore chiede anche una politica di promozione e tutela dell'innovazione del brevetto, un adeguamento dei tempi di pagamento agli standard Ue e una riduzione della frammentazione dello scenario nazionale. In attesa dei nuovi referenti politici alcune proposte sono arrivate dai candidati dei vari schieramenti. Il senatore Pd Ignazio Marino, nella sua proposta in 10 punti, ha inserito anche il ritorno degli accordi di programma con un fondo di 100 mln per le aziende che investono in ricerca. Alessio Bonciani dell'Udc ha indicato norme per accrescere la concorrenza (fra le quali una politica di libera definizione dei prezzi). Fabio Rizzi della Lega Nord ha condiviso l'analisi delle aziende in particolare sulle tempistiche burocratiche mentre Maurizio Gasparri del Pdl ha riconosciuto le difficoltà del settore, ma, ha aggiunto: ''anche aprendo al governo tecnico abbiamo salvaguardato l'industria italiana''. 

L’ambasciatore Usa.L'Italia e' stata e continua ad essere uno dei migliori mercati al mondo per gli Usa ma ha bisogno di ''un sistema politico stabile e longevo''. Lo ha affermato l'ambasciatore Usa, David Thorne (Clicca qui per leggere il suo discorso integrale), nel corso di un convegno su 'Il ruolo e il futuro dell'industria farmaceutica americana in Italia'. Le aziende farmaceutiche hanno creato innovazione e migliorato la qualita' della vita di molte persone, ha detto Thorne, ma in cambio ''esse necessitano di un sistema sanitario piu' razionale e di un contesto economico piu' solido, basati su un sistema politico stabile e longevo, sulla protezione della proprieta' intellettuale e su normative trasparenti ed efficaci''. Il fatturato di queste aziende e' superiore a 5 miliardi di euro. ''Noi ci impegneremo - ha aggiunto - per mantenere, e se possibile incrementare, tale presenza''. Tuttavia Thorne non ha nascosto che il ''rischio di fallimento diventa sempre maggiore ed i profitti sugli investimenti sempre piu' a lungo termine''.  ''Gli investitori nel settore farmaceutico- ha proseguito - basato sulla ricerca giocano un ruolo fondamentale e ritengo che si trovino in un'eccellente posizione per collaborare con il governo italiano''. 

Gli investimenti. Il settore farmaceutico è un comparto strategico per l’economia dei paesi occidentali. (clicca qui per scaricare il documento completo redatto dalle aziende)  L’Italia, infatti, rappresenta il secondo settore per gli investitori USA sia per fatturato (20%) che per occupazione (14%).   Un settore in cui l’innovazione e la tutela brevettuale sono i fondamenti per competere. Con un fatturato superiore a 5 miliardi di Euro, oltre 13.000 dipendenti (circa 5.000 in attività di R&S e produzione), 460 milioni di investimenti in R&S ed un export pari a 1,3 miliardi di Euro, le aziende farmaceutiche italiane a capitale americano sono determinate a proporsi come partner del Sistema Sanitario Nazionale e soggetto attivo per la ripresa economica. Il ministro Balduzzi  ha ricordato gli ultimi interventi normativi adottati dal Governo nell’ultimo anno e ha ricordato come nonostante “nel 2012 si sia avviato un dialogo con le imprese non sempre si è riusciti a trovare un accordo”. In ogni caso Balduzzi ha rilevato come sia “legittimo l'intento dell'industria farmaceutica di valorizzare gli investimenti in ricerca e fare profitto, ma ciò deve essere controbilanciato dalla responsabilità di tutti in chiave di sostenibilità del sistema sanitario". È questa la ragione per cui  è necessario “verificare il profilo costo-beneficio dei farmaci costosi” ed escludere dal prontuario nazionale “quelli che non hanno valore aggiunto”. “Le finanze pubbliche italiane – ha specificato il ministro, devono fare i conti con “l'espansione incontrollata del mercato: sono in arrivo tanti medicinali costosi che creeranno criticità. Ma le norme introdotte in questi anni serviranno ad affrontarle. Occorre ragionare su tutto ciò che e' fuori dall'innovazione per evitare che blocchi risorse" che potrebbero essere investite proprio in innovazione. “Il lavoro che e' stato avviato - ha concluso Balduzzi - può diventare un'alleanza stabile per andare avanti”. Per  il sottosegretario alla Sviluppo economico Claudio De Vincenti il problema della farmaceutica “non è solo quello di essere stata trattata solo come un ‘bancomat’ ma è pure quello dell’instabilità delle regole e dal fatto che le risorse liberate dalla scadenza dei brevetti vengono impiegate per la diminuzione della spesa pubblica”. Ma che fare ora? Per il sottosegretario occorre “tenere costante la spesa farmaceutica sul Pil e bisogna liberare le risorse che si liberano dai brevetti scaduti. Occorre anche trovare nuovi strumenti di corresponsabilità”. Poi un ultima battuta sui generici: “Occorre mettere sullo stesso piano le aziende del generico con quelle che producono branded in modo che esse abbiano parità di condizioni di gioco”. 

L’Aifa. Durante l’evento è intervenuto anche il Dg Aifa, Luca Pani che rispetto alla crisi del settore non vede però un futuro così negativo. “Non mi sembra che oggi l’industria del farmaco sia in crisi. La collina (della crisi) è stata scavalcata e il momento oscuro della farmaceutica è finito. Lo scorso anno l’Fda ha approvato 37 molecole”. Pani ha poi evidenziato la “necessità di valorizzare l’innovatività che ricordo ha una grande differenza con la semplice novità. Se un farmaco è innovativo esso va misurato e sperimentato con attenzione”. Poi Pani ha parlato anche del lavoro di revisione del prontuario farmaceutico che “e' iniziato. Il 12 e 13 febbraio ci sarà la riunione della commissione tecnico- scientifica in cui, tra le comunicazioni del direttore generale, si inizierà a parlare della task force che si occuperà di questa tematica e che già sta lavorando. D'altronde è dal 1994 che non revisioniamo il prontuario" e l'Aifa sta dunque lavorando per portare a termine il lavoro entro il 30 giugno come previsto dal decreto Balduzzi

Confindustria. Il vicepresidente di Confindustria Aurelio Regina ha duramente attaccato: “sul settore farmaceutico si sta sperimentando il peggio di come si può agire in politica industriale. Vi sono troppe incongruenze figlie di una mancanza di visione ‘lunga’ della nostra politica”. “Negli ultimi 5 anni – ha ricordato Regina – il settore ha subito tagli per 11 mld e con una turbolenza così è difficile fare impresa”. E per far fronte a questa emergenza per Regina occorre “rivedere il titolo V della costituzione, fornire un quadro normativo stabile, abbassare il costo del lavoro, semplificare il sistema fiscale, stabilità politica e potenziamento delle infrastrutture”.

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