Legge 40, la Corte europea boccia il ricorso dell’Italia. Sciopero dei ginecologi: oltre mille bambini in meno

Ginecologia | Redazione DottNet | 12/02/2013 12:16

La Corte europea dei diritti umani ha deciso di non accettare il ricorso con il quale l'Italia ha chiesto il riesame della sentenza con cui la stessa Corte, il 28 agosto scorso, ha bocciato la legge 40 sulla procreazione assistita. Con la loro decisione, i giudici della Corte europea dei diritti umani hanno reso definitiva la sentenza emessa lo scorso 28 agosto sulla causa Costa-Pavan ed ha di fatto aperto le porte della procreazione medicalmente assistita, nonche' alle diagnosi preimpianto alle coppie affette o portatrici sane di malattie genetiche. Una sentenza con cui la Corte ha sancito ''l'incoerenza del sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto''. Secondo i giudici la mancanza di coerenza e' determinata dal fatto che da un lato si vieta, attraverso la legge 40 del 2004, l'impianto dei soli embrioni non affetti da fibrosi cistica, mentre dall'altro, con la legge sull'interruzione di gravidanza, si autorizzano i genitori ad abortire un feto affetto dalla stessa patologia.

La procreazione medicalmente assistita e la diagnosi preimpianto potrebbero, dunque, diventare presto una realta' per le coppie italiane affette o portatrici sane di malattie geneticamente trasmissibili. Una decisione salutata con ''piena soddisfazione'' dall'avvocato Nicolo' Paoletti, rappresentante legale dei coniugi Costa-Pavan, che parla di una scelta dei giudici di Strasburgo ''molto importante con cui viene riconosciuto un diritto fondamentale e che puo' aiutare a evitare molte sofferenze''.  Diventa cosi' definitiva la sentenza che la stessa Corte ha emesso lo scorso 28 agosto in cui l'Italia e' stata condannata per aver violato il diritto al rispetto della vita familiare e privata dei coniugi Costa-Pavan, affetti da fibrosi cistica, a causa dell'''incoerenza del sistema legislativo in materia di diagnosi preimpianto''. L'incoerenza, sottolineano i giudici, e' dovuta al fatto che mentre con la legge 40 si vieta l'impianto dei soli embrioni non affetti dalla malattia dei genitori, gli stessi sono autorizzati a ricorrere all'aborto se il feto e' affetto dalla patologia.  Nella sentenza del 28 agosto i giudici hanno anche sottolineato di non essere convinti dagli argomenti invocati dal governo italiano per giustificare il divieto a ricorrere alla diagnosi preimpianto per i coniugi Costa-Pavan. Il governo sosteneva che il divieto deriva dalla preoccupazione di tutelare la salute del bambino e della donna nonche' la dignita' e la liberta' di coscienza delle professioni mediche: Ma anche per evitare il rischio di derive eugenetiche.  Secondo uno studio comparato condotto dalla Corte di Strasburgo l'Italia rimane uno dei pochissimi paesi, assieme all'Austria e alla Svizzera (che tuttavia dovrebbe presto cambiare la legge) a vietare ancora la diagnosi preimpianto per prevenire la trasmissione di malattie genetiche. L'avvocato Filomena Gallo dell'associazione Luca Coscioni che ha sostenuto di fronte alla Corte Europea la posizione contraria alla legge, spiega che per emanare un nuovo testo di linee guida secondo le prescrizioni della legge 40 ''non vi sono i tempi tecnici necessari per seguire la procedura prevista dalla legge 40 che vede coinvolti anche l'Istituto superiore di Sanita' e il Consiglio Superiore di Sanita'''.  "Un'apertura fondamentale che rappresenta un nuovo tassello per mettere la parola 'fine' delle legge 40 del 2004, che mi auguro il nuovo Parlamento avra' il coraggio di riscrivere, garantendo alle donne italiane gli stessi diritti e le stesse possibilita' che nel resto del mondo''., dichiara Antonio Palagiano, presidente della Commissione d'inchiesta sugli errori in campo sanitario, responsabile nazionale sanita' di Idv e candidato nella lista Rivoluzione Civile, accogliendo con ''grande soddisfazione'' la bocciatura del ricorso del Governo italiano contro la sentenza della Corte di Strasburgo dello scorso 28 agosto. ''Una bocciatura - rileva - che abbiamo auspicato e sollecitato grazie ad un'istanza, promossa dall'Italia dei Valori e inviata alla Grande Camera all'indomani del ricorso italiano, firmata da oltre 80 deputati''. ''Il Governo italiano ha, cosi', perso un'altra occasione per fare una bella figura - prosegue Palagiano - rinunciando, come da noi proposto anche in una mozione mai calendarizzata, a presentare la richiesta di riesame della sentenza, ma, anzi, ha fatto orecchie da mercante, ostinandosi ottusamente a presentare un improbabile quanto vergognoso riscorso''. Secondo Palagiano si tratta di ''una vittoria importante, soprattutto per le coppie italiane fertili che finalmente potranno avere il diritto di ricorrere alla diagnosi preimpiantatoria nel caso di gravi patologie genetiche''. ''Noi, dal nostro canto - conclude - continueremo, come abbiamo fatto orgogliosamente in questi anni, a portare avanti questa battaglia di civilta' per le libere scelte nel campo della bioetica''.  ''Il ministro Renato Balduzzi puo' ancora emanare le linee guida sulla legge 40 che erano state elaborate dal precedente governo, e che ha tenuto nel cassetto per un intero anno, in ritardo rispetto ai termini previsti dalla legge stessa'', commenta  l'on. Eugenia Roccella (Pdl). 'In quelle linee guida, infatti - rileva Roccella - sono richiamati i criteri gia' presenti nella legge 40, in cui si afferma che ogni indagine clinica su ciascun embrione deve essere 'volta alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso'''. Secondo Roccella effettuare una diagnosi sull'embrione per scartarlo non vuol dire ''tutelarne la salute e lo sviluppo. La parlamentare ricorda che il Ministro ''Livia Turco emano' le linee guida dopo la fine del suo governo e addirittura dopo le successive elezioni: il ministro Balduzzi ha dunque ancora tempo per emanare un provvedimento che permetterebbe agli operatori di lavorare rispettando la legge e secondo disposizioni chiare. Il ministro e il governo Monti devono decidere se comportarsi come Ponzio Pilato, e lavarsene le mani, o affrontare con chiarezza il nodo dell'eugenetica. Roccella conclude spiegando di attendere ''di conoscere la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che, secondo le agenzie, avrebbe ammesso, per l'Italia, l'accesso alle tecniche di fecondazione assistita anche alle coppie fertili''.

I ginecologi italiani  per lo sciopero hanno scelto Palermo come sede della manifestazione nazionale. E c'è grande soddosfazione con adesioni oltre il 90% al primo sciopero della sale parto come rende noto la Federazione sindacale medici dirigenti (FESMED). Il sindacato, si legge in una nota, ''constata con soddisfazione che hanno aderito allo sciopero dei medici dipendenti del SSN che operano nei punti nascita, nei consultori familiari e negli ambulatori ostetrici del territorio, un numero elevatissimo di colleghi che ha superato il 90% se si escludono i colleghi precettati per garantire le urgenze e le prestazioni indifferibili''.  Allo sciopero hanno preso parte con la formula dello sciopero di solidarieta' anche un elevato numero di ostetriche e di medici appartenenti ad altre specialita' i quali hanno voluto protestare, sottolinea la Fesmed, ''per la messa in sicurezza dei punti nascita in tutto il territorio nazionale e per il problema del contenzioso medico legale in campo sanitario''. ''Stiamo gridando forte - afferma la Fesmed - la nostra protesta affinche' la sentano i politici e i cittadini tutti''. Il sindacato aveva da tempo proclamato per l'intera giornata del 12 febbraio, 24 ore di sciopero su tutto il territorio nazionale dei medici dipendenti del servizio sanitario nazionale che operano nei punti nascita, nei consultori familiari e negli ambulatori ostetrici del territorio e di tutti coloro che vorranno aderire con la formula dello sciopero di solidarieta'''. Fesmed, Aogoi, Sigo, Agui, Agite, Sieog e Aio chiedono ai partiti politici di inserire nei rispettivi programmi elettorali, per le prossime elezioni politiche, un elenco di richieste, tra queste la messa in sicurezza dei punti nascita in tutto il territorio nazionale e il contenzioso medico-legale in campo sanitario, avanzando proposte per il suo superamento, da adottare immediatamente dopo la formazione del nuovo Governo. Nasceranno, secondo le stime, circa 1.100 bambini in meno perche' i cesarei programmati  sono stati tutti rinviati. I ginecologi ricordano che saranno garantite le emergenze e le prestazioni non differibili, dichiarandosi pronti a riprendere il servizio qualora nei punti nascita dovessero verificarsi delle situazioni critiche. Ferme  anche le attivita' di ambulatori ostetrici e consultori familiari sul territorio, con una mobilitazione che riguarda in totale circa 15mila professionisti.

Le, come dicevamo  richieste sono chiare: prima di tutto va attuato il riassetto dei punti nascita, gia' concordato tra Stato e Regioni, ricorda Gigli ''nel dicembre 2010'' e ''con precise indicazioni per la loro qualita' e messa in sicurezza. Dalla chiusura di quelli troppo piccoli, alla guardia ginecologica e pediatrica attiva h24, ad un numero sufficiente di ostetriche nei reparti e alla predisposizione di sale operatorie vicino alle sale parto''. Da allora, e' la denuncia, si e' registrato un nulla di fatto ma ''quando le strutture non garantiscono standard adeguati la responsabilita' ricade sul medico''. Che inevitabilmente si rifugia nella medicina difensiva e che e' lasciato solo davanti al contenzioso medico legale e con premi assicurativi che, quando si riesca a stipularli, ormai sono schizzati alle stelle arrivando anche a 30mila euro l'anno. L'intervento sul contenzioso e sulle assicurazioni e' la seconda richiesta dei professionisti, anche perche' il tentativo messo in campo dalle norme del decreto Balduzzi, dicono, non e' sufficiente,oltre a non essere ancora operativo.

E' subito necessaria una legge sulla responsabilita' professionale. La protesta dei ginecologi e delle ostetriche ha infatti ''messo in evidenza due criticita' del sistema: la responsabilita' professionale ed il cosiddetto percorso nascita, che non possono non riguardare anche i pediatri ed i neonatologi''. E' questo il commento della Commissione Pediatria del sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed alla vigilia dello sciopero nazionale di domani di ginecologi e ostetriche.  E' ''ormai giunto il momento di promulgare una nuova legge che riveda il concetto di colpa medica e consideri gli eventi avversi responsabilita' oggettiva delle strutture sanitarie. Di cio' - afferma l'Anaao - intendiamo chiedere conto al prossimo Governo, fino a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti. Oltremodo indispensabile e non piu' procrastinabile appare una profonda riorganizzazione della assistenza materno-infantile del nostro Paese. Solo cosi' si potra' realizzare l''ospedale sicuro', non solo per gli utenti, ma anche per gli operatori''.  La crescita esponenziale del contenzioso medico-legale sta producendo, rilevano i medici, ''oltre all'inevitabile inquinamento del rapporto medico-paziente, un sensibile incremento dei premi assicurativi, sia per i medici che per le Aziende, e l'adozione, da parte dei medici, di procedure di medicina difensiva. La categoria - conclude l'Anaao - si sente stritolata dal sempre maggior ricorso al contenzioso, dalle aumentate carenze organizzative e strutturali, che spesso sono la causa unica degli eventi avversi, dalla gogna mediatica che amplifica, in maniera semplicistica e superficiale, ogni evento che possa produrre audience''. E' necessaria una ''profonda riorganizzazione dell'assistenza materno-infantile nel nostro Paese'', aggiunge Domenico Minasi, presidente dell'Associazione pediatri ospedalieri italiani (Aspoi) che interviene cosi' sullo sciopero. ''Il preoccupante aumento del contenzioso medico legale e la sicurezza dei punti nascita - afferma Minasi - sono problemi che non riguardano solo ostetrici e ginecologi ma che interessano da vicino anche i pediatri ed i neonatologi''. Minasi sottolinea anche l'indifferenza delle aziende sanitarie nei confronti delle carenze organizzative e strutturali delle realta' ospedaliere pediatrico-neonatologiche presenti in molte aree del nostro Paese.   ''E' assolutamente indispensabile - continua Minasi - dare adeguate risposte a queste criticita' che espongono il pediatra-neonatologo a gravi rischi professionali contro i quali la medicina difensiva resta purtroppo l'unico strumento di tutela del medico che, ogni giorno di piu', corre il rischio di rispondere in proprio, sia a livello penale che civile, del proprio operato''. Non solo quindi e' ''necessaria e non piu' procrastinabile una profonda riorganizzazione dell'assistenza materno-infantile del nostro Paese'', ma e' ''altrettanto fondamentale prevedere l'obbligatorieta' della polizza assicurativa da parte delle aziende sanitarie ed un tetto ai risarcimenti. E' pertanto auspicabile che il futuro governo valuti con attenzione queste problematiche e trovi al piu' presto delle adeguate soluzioni''.

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