La Cgil ricorre all’Unione Europea contro la legge 194 sull’aborto: effetti negativi su donne e medici

Redazione DottNet | 13/02/2013 19:40

Le norme della legge 194 sull'aborto che permettono l'obiezione di coscienza violano la Carta Sociale Europea non tutelando il diritto delle donne alla salute e i diritti dei modici non obiettori, i cui carichi di lavoro risultano alterati. Lo sostiene la Cgil nel ricorso collettivo presentato al Comitato europeo dei diritti sociali (organismo del Consiglio d'Europa) reso pubblico ieri.

 Secondo la Cgil l'articolo 9 della legge 194, che regola il diritto all'obiezione di coscienza del personale medico, ma allo stesso tempo sancisce che gli ospedali e le regioni devono assicurare sempre il diritto di accesso ai trattamenti interruttivi della gravidanza, viola la Carta sociale europea perche' non precisa quali misure specifiche devono essere prese per garantire una adeguata presenza di personale medico non obiettore in tutte le strutture ospedaliere pubbliche.  Questa mancanza di chiarezza unita all'elevato numero di medici obiettori di coscienza, secondo il sindacato, finisce per avere effetti negativi sia sulle donne che vogliono o debbono ricorrere all'aborto sia sul personale medico non obiettore di coscienza che si ritrova a dover sostenere tutto il carico di lavoro necessario a garantire sempre l'accesso all'interruzione di gravidanza.  Per avvalorare la sua tesi la Cgil presenta nel ricorso una serie di dati relativi al numero di medici obiettori e non obiettori. Se a livello nazionale gli obiettori variano tra un minimo del 67% al nord e l'80,5% al sud, le realta' locali sono ancora piu' eloquenti. Per esempio a Messina su 9 ospedali, 4 non hanno medici non obiettori, altri 4 ne hanno solo due, e l'ultimo ne ha 4. A Pescara un solo ospedale su tre effettua l'interruzione di gravidanza e ad assicurare questa prestazione e' un solo ginecologo.

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