Medici contro infermieri: duro scontro tra Anaao, Cgil e Cisl sull’accordo che dà più mansioni ai parasanitari. Fp: i soliti arroccamenti di casta

Redazione DottNet | 14/02/2013 19:55

Medici contro infermieri. Scoppia la guerra tra le due figure dopo l’approvazione lo scorso 6 febbraio dell’accordo relativo al cambiamento delle competenze infermieristiche (clicca qui per scaricare il documento) da parte della Commissione Salute delle Regioni. Con un secco no scende in campo Anaao Assomed criticando aspramente l’accordo che tra l’altro  prevede “l’estensione agli infermieri di attribuzioni ora solo di competenza della professione medica, come affermato nella nota di accompagnamento (clicca qui per scaricare la relazione di accompagnamento)”. 

“L’Anaao Assomed - precisa il sindacato dei medici dirigenti in una nota - non è pregiudizialmente contraria allo sviluppo delle competenze e della formazione delle professioni sanitarie non mediche, ma non può non rilevare che le modalità di tale procedura configurano una palese invasione delle prerogative legislative statali. Un colpo di mano che rischia di minare l’organizzazione già precaria del sistema sanitario forzando le regole legislative che lo sostengono e rendendo sempre più incerti i confini, e conflittuali i rapporti, tra le professioni, che vanno valorizzate, nel rispetto  delle  regole, insieme con il Servizio Sanitario nel quale operano”.  Per l’Anaao, inoltre, stiamo parlando di “un provvedimento in precedenza misconosciuto da molti Assessori che a lungo ne hanno negato la paternità, minimizzando ad esercizi accademici i diversi  documenti prodotti”. “Poiché gli Assessori, o meglio i loro tecnici, intendevano ‘innovare’ e ‘modificare’ competenze professionali, meglio sarebbe stato – secondo l’Anaao - procedere per via legislativa evitando scorciatoie, quasi da ‘terza camera’ sconosciuta alla Costituzione, di sapore elettorale. Senza sfuggire al confronto con le rappresentanze ordinistiche e sindacali dei medici che hanno ripetutamente espresso, in varie sedi, la propria contrarietà ed opposizione al metodo adottato”.  Quando si interviene su competenze e responsabilità di professioni riconosciute – ribadisce e conclude la nota dei medici dirigenti del Ssn - , è necessario operare nel rispetto dei fondamenti dello Stato di diritto e nella ricerca del massimo consenso. Anche per evitare effetti patologici, Ministro della Salute e Regioni hanno l’obbligo di garantire che ogni modifica si muova nei binari della efficacia e della sicurezza dei percorsi assistenziali a tutela della salute dei cittadini e delle competenze della professione medica”.

La risposta degli infermieri. "Una guerra tra medici e infermieri per contendersi le competenze è una strada sbagliata che rischia di indebolire ulteriormente il servizio sanitario e danneggiare tutti, a partire dai cittadini". Così in una nota Cecilia Taranto, segretaria nazionale Fp Cgil, e Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici, riferendosi alla bozza di accordo sulle professioni infermieristiche. "Nell'ultima stesura - osservano i sindacalisti - non si prevede più una elencazione di specifiche competenze, ma giustamente sono stabiliti i percorsi per lo sviluppo lavorativo e formativo nei quali sono sempre previsti momenti di condivisione (nazionali, regionali e territoriali) con organizzazioni sindacali e rappresentanze professionali".  "L’evoluzione della sanità - affermano Taranto e Cozza - assegna al medico e alle altre professioni sanitarie ruoli, funzioni e competenze sempre più specialistiche e complesse, ma mantenendo l’asse diretto del rapporto con il paziente, non più oggetto di cura ma soggetto con il quale condividere le scelte. L’affidamento condiviso a diverse figure professionali sanitarie di specifici atti nell’ambito della diagnosi e della cura, con protocolli operativi concordati, non può che migliorare l’appropriatezza e rappresenta un'opportunità".  Così conclude la nota: "Si devono implementare le competenze e valorizzare le diverse professionalità nella chiarezza delle responsabilità, sia delle funzioni assistenziali (infermiere) sia dei singoli atti diagnostici e terapeutici (le diverse professionalità sanitarie), nell'ambito dell'unitarietà del percorso clinico diagnostico-terapeutico (medico), avendo come stella polare la salute dei cittadini, non il risparmio".

Il parere della Cisl. E’ ormai pronto il testo di accordo sulla valorizzazione delle competenze dell’infermiere. Testo che, approvato dalla Commissione Sanità, attende ormai solo il via libera definitivo dalla Conferenza Stato Regioni. Molto positivo il giudizio della Cisl Fp che proprio sullo sviluppo delle professioni sanitarie insiste da tempo: “puntare sulla crescita e l’integrazione delle competenze vuol dire valorizzare le persone, migliorare i percorsi di cura dei pazienti e ridurre il peso della spesa sanitaria”. L’accordo raggiunto tra tutte le rappresentanze sociali e professionali, anche quella medica, “accompagnato da analoghi provvedimenti sulle altre professioni sanitarie, può dare corso ad una reale e concreta riorganizzazione del SSN in favore dei cittadini” sottolinea la federazione del pubblico impiego Cisl. “E segue una proposta che come sindacato di categoria abbiamo messo a punto fin dal 2008”. “Bisogna tener conto – dicono alla Cisl Fp  – che le richieste di salute sono profondamente mutate negli ultimi decenni. La popolazione Italiana, con un trend superiore a tutti gli altri paesi europei, è progressivamente più vecchia e la speranza di vita nei prossimi 40 anni aumenterà ancora. Cronicità, disabilità, pluripatologie, fragilità sociali e nuove tecnologie impongono un cambiamento anche nella risposta del sistema sanitario, per assicurare prestazioni e servizi appropriati, di qualità, efficaci ed efficienti. Così come bisogna preoccuparsi dei 6.000 infermieri che mancano per garantire l’assistenza”. “Queste ragioni – prosegue il sindacato – ci inducono a non comprendere e giustificare più gli arroccamenti di “casta”, di alcuni rappresentanti della professione medica, che rifiutano di rapportarsi con la realtà socio-economica del paese e si disinteressano dei reali bisogni delle persone, mortificando anche l’alto compito che gli stessi medici devono sostenere. Oltretutto il provvedimento sulla valorizzazione della professione infermieristica, analizza e traduce in pratica il contenuto del profilo professionale dell’infermiere e propone di dare finalmente completa attuazione ad una normativa rimasta incomprensibilmente inapplicata da anni”. “Il SSN Italiano deve finalmente porre al centro del sistema il cittadino. E un concetto avanzato di “presa in carico” dei pazienti demandato non a singole figure, ma ad un insieme coordinato ed integrato di professionisti” conclude la Cisl Fp. “La sostenibilità del nostro sistema sanitario dipende anche e sopratutto da questo. Ecco perché continuiamo a sollecitare uno scatto in avanti da parte delle istituzioni centrali e periferiche: per rimettere mano alla rete dei servizi alla salute con più assistenza domiciliare, più prevenzione, più investimento nella formazione del personale, a tutto vantaggio dei cittadini e delle comunità”.

L’accordo in dettaglio. Attraverso un provvedimento del Miur, di concerto con il ministero della Salute e d’intesa con le Regioni, dovranno essere emanati gli indirizzi per dare corso alla formazione dell'infermiere specialista e al riconoscimento dei CFU (Crediti Formativi Universitari) relativi ai percorsi pregressi effettuati in ambito regionale. Sei, in particolare come c'informa nel dettaglio un'analisi di QS, le aree su cui si svilupperanno le nuove competenze, e quindi la formazione specialistica degli infermieri:

• Area cure primarie - servizi territoriali/distrettuali

• Area intensiva e dell'emergenza-urgenza

• Area medica

• Area chirurgica

• Area neonatologica e pediatrica

• Area salute mentale e dipendenze

- Cure primarie: gestire i bisogni socio-sanitari e sanitari delle persone nelle cure primarie con un approccio integrato, gestire il processo infermieristico nell'ambito della continuità assistenziale, comunità e domiciliarità. Educazione: promuovere il processo educativo.
 
- Emergenza urgenza: gestirel'intervento di emergenza, gestire l'intervento nel contesto extraospedaliero, garnatire la presa in carico del paziente attraverso il triage ospedaliero, garantire l'intervento assistenziale nel contesto del DEA, garantire l'assistenza in età pediatrica in emergenze-urgenza, garantire l'intervento nelle maxiemergenze.

Terapia intensiva: gestire i percorsi assistenziali in terapia intensiva, gestire il trattamento sulla base di valori di monitoraggio e la terapia intensiva in un'ottiva multiprofessionale, gestire l'educazione e la relazione.
 
- Chirurgia. Gestire percorsi perioperatori-preospedalizzazione, gestire l'assistenza in degenza, gestire l'assistenza negli ambulatori di follow up, gestire l'assistenza in sala operatoria.
 
- pediatria.  Gestire percorsi di assistenza per bambini affetti da patologia oncologica, gestire percorsi di assistenza per il neonato ad alta intensità di cura, gestire percorsi di assistenza del bambino con malattia cronica.
 
- Salute mentale: effettuare la diagnosi infermieristica, gestire la terapia. Dipendenze: gestire l'assistenza nell'ambito delle dipendenze patologiche, effettuare monitoraggio.

In questo quadro si inserisce un'altra importante modifica rispetto a uno dei punti del vecchio accordo più contestati dalle rappresentanze professionali e sindacali.  Non è più previsto, almeno sinora, i l'elenco delle nuove competenze attribuibili  agli infermieri per ciascuna delle sei aree. Una lista di funzioni che, secondo le organizzazioni degli infermieri, troppo ricordava il vecchio mansionario abolito nel 1999 e mal visto dagli infermieri perché ne escludeva l'iniziativa limitandoli ad eseguire i compiti elencati nello stesso, mentre per i proponenti si trattava solo di funzioni indicative attribuibili oltre quelle già previste dagli infermieri. Naturalmente i successivi accordi regionali ed aziendali dovranno successivamente indicare quale ulteriori competenze, anche e soprattutto quelle ora di competenza solo della professione medica, potranno essere svolte dagli infermieri e in quali modalità organizzativa e con quale percorso formativo: quindi un metodo induttivo invece che deduttivo.  Il nuovo testo conferma il riferimento alla revisione dei piani di studio della Laurea infermieristica, della Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e dei Master Universitari di I e II Livello.  Si specifica invece che le esperienze già messe in atto in alcune regioni per promuovere lo sviluppo delle competenze e delle responsabilità professionali dell’infermiere e dell’infermiere pediatrico dovranno essere ricondotte alle modalità e ai percorsi definiti da questo accordo. In questo modo si dovrebbe risolvere il problema, più volte denunciato dagli infermieri ma anche dai medici, della difformità di modelli che negli anni si sono diffusi sul territorio nazionale, soprattutto in seguito ad alcune sperimentazioni avviate in Regioni come la Toscana e l’Emilia Romagna, ma soprattutto si da riconoscimento e dignità nazionale alle esperienze pilote e di avanguardia avviate da queste Regioni. Cancellato poi, rispetto alla vecchia versione, il comma che prevedeva che le Regioni attuassero le indicazioni dell’accordo in relazione alle esigenze territoriali e al fabbisogno di infermieri esperti definendone il processo di accreditamento professionale, così come sparisce la possibilità per le aziende e altre istituzioni socio sanitarie di definire, con successivo procedimento, i percorsi attuativi.  Tuttavia, uno dei nuovi articoli introdotti nella bozza (quello su Modalità e percorsi per lo sviluppo delle competenze professionali) prevede che le Regioni definiscano, all’interno del processo di accreditamento professionale, i criteri per lo sviluppo delle competenze degli infermieri e la conseguente revisione dei modelli organizzativi, sia ospedalieri che territoriali, ad iniziare dall’organizzazione dei presidi ospedalieri per intensità di cure e dai modelli per complessità assistenziale, in relazione alle esigenze regionali e professionali. Così come, sulla base di una specifica intesa con le rappresentanze sindacali e professionali, definiranno, in collaborazione con l’Università, entro 180 giorni dall’approvazione dell’Accordo, i percorsi attuativi e i criteri per riconoscere pregresse specifiche esperienze, nonché i percorsi formativi da effettuarsi in ambito regionale o aziendale, anche ai fini dell’attribuzione dei Crediti Formativi Universitari.   L'altro nuovo articolo su Governo dell’evoluzione professionale, formativa e organizzativa nel Ssn stabilisce, inoltre, che lo sviluppo delle competenze e delle responsabilità, basato sulla formazione, sulla ricerca e sull’esperienza professionale acquisita in ambito lavorativo, debba avere come riferimento “le norme deontologiche, le disposizioni normative ed amministrative relative ai contenuti dei profili professionali e gli ordinamenti formativi universitari, nonché le scelte di programmazione nazionale e regionale, per migliorare la presa in carico della persona, la continuità assistenziale fra ospedale e territorio, il governo dei bisogni assistenziali, sanitari e socio sanitari delle persone, delle famiglie e della comunità assistita”. Da queste modifiche deriva la cancellazione, nella relazione illustrativa che accompagna lo schema di accordo, della nuova figura dell’infermiere esperto, definito come “il professionista in possesso di un certificato di competenze in esito ad un percorso formativo della regione/provincia autonoma, con l’eventuale contributo delle Università”. Lo stesso articolo su Governo dell’evoluzione professionale, formativa e organizzativa nel Ssn, infine, stabilisce che per promuovere lo sviluppo omogeneo delle competenze professionali e dei conseguenti modelli organizzativi nel Ssn, nonché per promuovere e diffondere le buone pratiche, venga istituito presso il ministero della Salute un Osservatorio nazionale delle buone pratiche professionali e organizzative.  I pareri dell’Osservatorio nazionale delle buone pratiche professionali e organizzative, trasmessi periodicamente al Comitato di Settore, costituiranno elementi propedeutici alla revisione degli strumenti giuridici, economici e normativi nell’ambito delle trattative per il rinnovo dei Contratti collettivi nazionali di lavoro.

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