Lecce, controlli nelle farmacie sui rimborsi. Sanzionati già diversi professionisti

Redazione DottNet | 19/02/2013 19:12

Farmacie al setaccio e scattano multe salatissime. Fino a 4mila euro per titolare, riporta il nuovo Quotidiano di Puglia. La Guardia di Finanza stronca così i guadagni sui medicinali Ph-t, alcuni particolari tipi di farmaci salvavita inseriti nel prontuario. Lo fa dopo l’acquisizione, presso l’Area farmaceutica dell’Asl di Lecce, di copie delle ricette, relative all’annualità 2008. È un'attività di indagine svolta a livello nazionale e che qui, nel Salento, arriva su impulso del Reparto centrale di spesa pubblica e repressione frodi comunitarie delle Fiamme Gialle.

 Le verifiche sono iniziate ad ottobre del 2012 e sono ancora in corso su tutto il territorio provinciale. Decine gli esercizi che hanno già ricevuto la batosta, con sanzioni che in alcuni casi, come si diceva, sfiorano i 4mila euro. Si cercano irregolarità sull’erogazione e, ovviamente, sui rimborsi di questi particolari medicinali di “fascia A”, solitamente molto costosi e con un prezzo non inferiore ai 27 euro iva inclusa. Sono quelli inseriti in un apposito elenco oggetto di accordo tra Ares, l'Agenzia regionale per la sanità, e Federfarma che raggruppa i titolari di farmacie.  Il meccanismo passato in rassegna dai militari di Piazzetta Peruzzi è complesso. In Puglia, dal 2006, è previsto che i farmaci Ph-t siano acquistati direttamente da un unico centro di spesa, un hub, individuato nella Asl Ba/4.  In quanto ente pubblico, dalle case produttrici ottiene, per legge, uno sconto di almeno la metà del prezzo normale di vendita. La distribuzione dei medicinali, però, avviene non direttamente, ma attraverso gli esercizi convenzionati. Quando il paziente presenta la propria ricetta, il farmacista è tenuto innanzitutto a verificare che quel salvavita sia disponibile nel deposito farmaceutico che ha scelto come quello di riferimento. In questo caso, è riportato il bollino “confezione ospedaliera”. Vuol dire che il fustello è annullato, poiché il medicinale è stato già acquistato direttamente dalla struttura pubblica. Dopo averlo erogato e presentato la ricetta alla Asl, la farmacia ottiene in cambio un aggio di 7,50 euro (il cosiddetto rimborso) su ogni distribuzione effettuata. Nell'ipotesi in cui, invece, il medicinale non sia disponibile, la farmacia dovrà procurarlo da sé, allegando il documento giustificativo di irreperibilità, con cui si dimostra l'impossibilità di ottenerlo attraverso il canale distributivo normale.  In questo secondo caso, si ricevono non più i 7,50 euro dell’aggio previsto, bensì il rimborso intero del costo. Solitamente la marginalità lorda si aggira intorno ai 26,70euro, da cui va sottratto un 19% di sconto e trattenute. Il farmacista avrebbe guadagnato in più, così, all'incirca 12-14 euro: è il differenziale medio finito, appunto, sotto la lente della Finanza che da qualche mese a questa parte sta passando al setaccio le carte, le fatturazioni e le richieste pervenute attraverso gli esercizi.  In diversi casi, è stato dimostrato che in quei giorni i farmaci Ph-t erano disponibili nei centri di distribuzione, eppure non sono stati richiesti. È stato possibile accertare questo attraverso un lavoro certosino di individuazione delle ricette irregolari, quelle che, per errore, erano state inserite nel pacchetto a rimborso a totale carico del Servizio sanitario regionale. Sono risultate evidenti perché vi era apposta la dicitura in rosso “confezione ospedaliera”, riservata ai soli medicinali prelevati presso i centri di distribuzione regionali. Oppure, in alternativa, perché erano prive del documento di irreperibilità obbligatorio.  Incrociando queste ricette con le distinte contabili della Asl, vale a dire i documenti in cui è riportato l’importo pieno erogato, la discrasia è venuta a galla.  Il danno non è per i pazienti, le cui tasche non vengono toccate. Si inciderebbe, però, sulla spesa farmaceutica, facendola impennare. È questo il motivo per cui, già nel 2011, la Corte dei Conti di Bari ha avviato il programma “Apoteche”, per controlli sulle ricette del 2006. Sulla scorta di quel filone, il faro è stato riacceso dalla Guardia di Finanza proprio nelle ultime settimane.

Fonte: nuovo quotidiano di Puglia

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