Anifa: in calo i consumi di farmaci da automedicazione, crollano i Sop. Istat: il settore farmaceutico resta il più competitivo in Italia. Farmindustria: le previsioni sono negative

Redazione DottNet | 22/02/2013 15:53

Il 2012 e' stato un anno difficile per il comparto dei farmaci senza obbligo di ricetta: i dati indicano infatti un calo dei consumi del 5.4% e una contrazione della spesa del 3.7%. Lo rende noto Anifa, l'associazione nazionale dei produttori di farmaci da automedicazione.  Tuttavia, grazie al delisting (i provvedimenti di riclassificazione da farmaco con obbligo di prescrizione non rimborsabile a farmaco senza obbligo di prescrizione) di oltre 350 confezioni di farmaci, il mercato dei senza ricetta tiene con una diminuzione piu' contenuta dei consumi (-1,6%) e una crescita dei fatturati (+2,5%) rispetto al 2011.  In particolare, si osserva una contrazione delle vendite del 5,1% del numero di confezioni di farmaci di automedicazione o Otc (per cui e' consentita la comunicazione al grande pubblico) con un fatturato di 1.675 milioni di euro, in calo del 2,8%, mentre si registra un tracollo delle vendite per i Sop (quelli senza obbligo di prescrizione per i quali non e' pero' consentita comunicazione al cittadino) con una contrazione del 6,2% delle vendite (87,5 milioni) e del 5,6% della spesa (717 milioni).

 

 

 ''La crisi economica sta contribuendo ad acuire un trend negativo che caratterizza da anni il comparto dei farmaci di automedicazione - spiega il presidente di Anifa, Stefano Brovelli - e che da tempo auspichiamo possa essere invertito. I provvedimenti di delisting hanno ampliato l'offerta dei farmaci senza obbligo di ricetta, ma su prodotti su cui i cittadini non hanno strumenti di informazione sufficienti, poiche' rientrano tra i farmaci a cui non e' consentita l'informazione diretta al pubblico''. Per Anifa e' necessario allargare l'offerta dei farmaci senza obbligo di ricetta di automedicazione. Come tipologie di farmaci, secondo i dati dell'Anifa, nel 2012 i farmaci per la cura delle affezioni respiratorie (tosse, raffreddore) si confermano al primo posto per quota di mercato (28,3% per un giro di affari di oltre 103 milioni di confezioni e fatturato di oltre 672 milioni di confezioni). Seguono i farmaci gastrointestinali, con quasi 68 milioni di confezioni e 433 milioni di euro di fatturato (quota di mercato 18,2%), e gli analgesici con oltre 57 milioni di confezioni e quasi 437 milioni di euro (quota di mercato 18,3%). Quarto posto per dermatologici e quinti quelli per l'apparato circolatorio, che scalzano vitamine e integratori. La farmacia rimane il canale privilegiato per l'acquisto dei farmaci senza obbligo di ricetta e il prezzo medio per questi medicinali e' di 7.6 euro, con aumenti medi contenuti dell'1.8%, inferiori in tutti i canali rispetto a quanto registrato dai dati di consuntivo 2011 (+3.2%).

La rilevazione Istat secondo cui i settori più competitivi in Italia nel periodo 2008-2010 sono la farmaceutica, la chimica e la meccanica rappresenta ''un dato molto interessante, perché evidenzia le enormi potenzialità anche del settore farmaceutico. Purtroppo, credo che le previsioni per il periodo 2011-12 non siano però dello stesso segno''. Lo afferma il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, commentando i dati del primo rapporto sulla competitività dei settori produttivi presentato dall'Istat.  Questo dato, rileva, ''evidenzia le potenzialità del settore delle aziende farmaceutiche per la competitività del Paese''. Il problema però, prosegue il presidente di Farmindustria, e' che ''esso è riferito al periodo 2008-2010, mentre per il biennio 2011-2012 non ci aspettiamo un dato analogo''. Ciò, chiarisce, ''a causa delle penalizzazioni subite dal settore''.  La previsione è cioè ''negativa se - conclude Scaccabarozzi - la tendenza a colpire la farmaceutica non cambierà nel prossimo futuro''. La farmaceutica, insieme con la chimica, la meccanica e la fabbricazione di apparecchiature elettriche e non, mostra una solidità strutturale costante tra il 2008 e il 2010. Nel 2010 l'insieme di questi settori ha rappresentato oltre il 27,4% del valore aggiunto manifatturiero. Le 45.000 imprese manifatturiere esportatrici italiane hanno aumentato dell'11% le vendite tra gennaio/novembre 2010 e gennaio/novembre 2012. Un'impresa manifatturiera su due ritiene che per espandere le esportazioni servirebbero ulteriori misure di garanzia o di agevolazione del credito all'export: tra i principali ostacoli alle esportazioni sono indicati la difficoltà di comprimere i costi di produzione e i vincoli di accesso al credito (rispettivamente, oltre il 70% e quasi il 40% di quelle attive nel comparto manifatturiero). Un numero più contenuto di imprese segnala impedimenti dovuti a scarse capacità di offrire servizi all'estero, limitate capacità manageriali a operare su scala internazionale e dimensioni aziendali insufficienti (tutti intorno al 20%). Il problema delle dimensioni aziendali riguarda circa il 25% delle piccole imprese e il 20% delle medie, mentre è avvertito da meno di una grande impresa su dieci. Circa 9 mila aziende manifatturiere, pari al 20% del totale, ha consolidato la propria posizione nell'Ue ma perdendo posizioni verso l'area extra-Ue. "Questo potrebbe essere sintomo di una criticità, in quanto segnala un possibile arretramento sui mercati emergenti", rileva Istat.

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 Fonte: Anifa, istat

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