Guardia medica, sentenza dà ragione allo Smi: in Campania occorrono altri medici per la continuità assistenziale. Al via altre iniziative

Medicina Generale | Redazione DottNet | 28/02/2013 12:52

In Campania dopo una straordinaria iniziativa coordinata da Rosa D’Agostino, il Tar ha dato ragione a un ricorso dello Smi e dell’Umus e ha condannato la Regione: occorrono altri 192 medici di continuità assistenziale per le zone disagiate della regione. Pina Onotri, responsabile nazionale Continuità Assistenziale dello Smi, ricorda che “questo provvedimento, frutto dello straordinario lavoro di Rosa D’Agostino, fa seguito ad altri. In Calabria hanno, invece, ribadito l'importanza del rispetto della pianta organica di guardia medica, pronunciandosi contro la soppressione delle postazioni”.

Giova ricordare che fino a qualche anno fa per le zone disagiate, quindi logisticamente problematiche, con collegamenti stradali difficili, con densità abitativa bassa e diffusa in maniera non omogenea e quindi in cui è più complesso mantenere i Livelli essenziali di assistenza, il rapporto tra medico e abitante era fissato a 1 ogni 3.000. Nel 2008, con legge regionale, il rapporto e' stato abbassato a 1 ogni 1.500 abitanti. Da allora pero' di nuove guardie mediche per le zone difficili non se ne e' vista nemmeno l'ombra. “È in corso una forte iniziativa politica e giudiziaria contro il processo di smantellamento e precarizzazione dell’area della continuità assistenziale – aggiunge Onotri – e la giustizia dà ragione allo Smi e ai medici del settore. Bisogna bloccare queste pericolose iniziative delle regioni, a partire dalla inaccettabile fuga in avanti della Toscana che intende plasmare un modello di assistenza h16 "scaricando" dalla mezzanotte al 118 l’assistenza ai cittadini. Si affossano così i professionisti della guardia medica, invece di valorizzarli utilizzandoli nell'assistenza diurna e per le attività distrettuali a integrazione oraria (codici bianchi e assistenza domiciliare). Un progetto che contrasta, oltretutto, con le stesse linee guida sul 118 approvate dalla Conferenza Stato-Regioni”. “La direzione – conclude Onotri - deve essere un’altra. Nel Lazio, per esempio, lo Smi ha chiesto la fine del lavoro sotto organico e un’inversione di tendenza guardando alla soluzione concreta delle criticità, anche prevedendo una centrale telefonica di Continuità Assistenziale funzionante h24, 7 giorni su 7, considerato che delle 440 mila chiamate che arrivano dalla centrale di Roma, circa 200 mila sono fuori dalla fascia oraria. Se si smantella il servizio, che come si evince dai numeri evade migliaia di richieste, il risultato sarà un maggiore afflusso ai Pronto Soccorso e un aumento di mole di lavoro per i medici di famiglia. Non serve inventarsi progetti strani, non servono le cooperative o le società di servizio, l'H24 già esiste ma si deve far funzionare meglio”.

''Una mancanza gravissima, un pericolo per l'incolumita' dei cittadini - dice la responsabile per la continuita' assistenziale dello Smi, Rosa D'Agostino - Basti pensare a quei paesi di montagna o a quelle zone rurali in cui i collegamenti sono disastrosi e suscettibili di ulteriori peggioramenti in base alle condizioni atmosferiche. Alcune emergenze devono essere risolte in pochi minuti, figuriamoci i pericoli che sorgono in zone dove per gli spostamenti si parla invece di ore. E' una sentenza importante, in un momento di riorganizzazione delle cure territoriali in cui vengono rimessi in discussione i livelli di assistenza e in previsione dei prossimi accordi regionali''.   Per gli anni 2009-2010, spiega la sindacalista, i medici di famiglia avevano anche presentato le domande. Le Asl, invece, avevano segnalato solo una manciata di zone disagiate, decisamente poche rispetto al rapporto stabilito dalla legge, e avviato anche i trasferimenti con pubblicazione delle graduatorie. In particolare se ne contavano 16 dall'Asl Benevento, 12 da quella di Salerno e addirittura nessuna da quella di Avellino.

 Cosi' sono partiti i ricorsi contro la Regione e contro le Asl con tanto di sentenze favorevoli. Una prima e' arrivata qualche anno fa e ha imposto la creazione di 42 nuovi posti di continuita' assistenziale in provincia di Caserta. Con la sentenza dell'altro ieri se ne aggiungono altri 192 tra Benevento, Avellino e Salerno. In totale la Regione dovrà portare a quasi 400 i medici di continuità assistenziale nelle zone disagiate della Campania.  ''Si era venuta a creare una situazione assurda e pericolosa - dicono il presidente nazionale e il segretario organizzativo regionale dello Smi, Giuseppe Del Barone e Mario Iovane - il medico di continuità assistenziale è un presidio fondamentale sul territorio, a maggior ragione in zone dove i collegamenti sono difficili. Questa per noi e' una grande vittoria, ma teniamo alta l'attenzione. Restiamo vigili soprattutto in questo periodo politico di grandi cambiamenti. Usciamo da anni particolarmente bui in cui la sanità è stata vilipesa in ogni modo e oggi l'orizzonte è ancora più denso di incognite''.

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Fonte: smi

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