Corte Costituzionale: per maturare la pensione i medici potranno lavorare fino a settant’anni. Nuova protesta della Cosmed contro il blocco dei contratti

Redazione DottNet | 11/03/2013 16:19

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Un’importante sentenza della Corte Costituzionale mette fine ad un contenzioso che dura da tempo: per maturare il diritto alla pensione i medici potranno restare in servizio sino a settant'anni. La sentenza  numero 33 del 6 febbraio (depositata il 6 marzo scorso) della Corte Costituzionale (clicca qui per scaricare il documento completo) dichiara infatti l'illegittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 15-nonies, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria ), e 16, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 (Norme per il riordinamento del sistema previdenziale ) nel testo vigente fino all'entrata in vigore dell'art. 22 della legge 4 novembre 2010, n. 183, ( che prevede il mantenimento in servizio sino a 70 anni per raggiungere il massimo contributivo ), nella parte in cui non consentiva al personale sanitario, che al raggiungimento del limite massimo di età per il collocamento a riposo non avesse ancora compiuto il numero degli anni richiesti per ottenere il minimo della pensione, di rimanere, su richiesta, in servizio fino al conseguimento di tale anzianità minima e, comunque, non oltre il settantesimo anno di età.

Tale condizione è basata sulla necessità di garantire il trattamento pensionistico a coloro che non avessero potuto raggiungere la contribuzione minima per il suo conseguimento. C’è comunque da precisare che la sentenza interessa un ristretto numero di professionisti, ovvero coloro che hanno cominciato a lavorare in tarda età e quindi con un’insufficiente contribuzione.  La vicenda che ha portato alla sentenza della Corte è cominciata tre anni fa  quando un medico spezzino - messo a riposo dall'azienda sanitaria locale presso cui prestava servizio, aveva chiesto di proseguire l'attività lavorativa fino a settant'anni, per maturare il diritto all'assegno di vecchiaia. L'Asl si era opposta e ne era nata una controversia legale il cui iter era approdato alla Corte Costituzionale, che ha finalmente stabilito la possibilità di permanenza in servizio fino al settantesimo anno laddove, al compimento del sessantacinquesimo, non fosse stata ancora raggiunta l'anzianità contributiva necessaria per il minimo della pensione. Poco dopo però il governo Monti aveva approvato la modifica della normativa sull’età pensionabile dei pubblici dipendenti. Il medico nel febbraio 2011 aveva quindi ripreso a lavorare, ma la questione restava irrisolta e la causa andava avanti. Una nuova sentenza diede ragione al medico, ma l’azienda sanitaria fece ricorso alla Corte d’Appello di Genova. I magistrati genovesi sospesero il giudizio per poi rimettere gli atti alla Corte Costituzionale. Sino all’ultima e decisiva sentenza. 

Blocco contratti, la protesta della Cosmed. Sembra che il Governo abbia intenzione di emanare in tempi stretti un decreto che proroga il blocco dei contratti e delle retribuzione dei pubblici dipendenti che verrebbe esteso fino a tutto il 2014, nonostante sia già attuato dal 2009 e prorogato fino a tutto il 2013.  Evidentemente non è ancora placata la volontà di colpire i servizi pubblici e i suoi dipendenti.  Un Governo ormai con i soli poteri di ordinaria amministrazione non può e non deve assumere provvedimenti di tale portata e gravità, specialmente dopo lo scarso consenso conseguito nelle recenti elezioni. In assenza anche della prevista concertazione con le Confederazioni generali, come peraltro prescritto dalla legge, prima di effettuare ulteriori tagli. Si tratterebbe di un vero e proprio colpo di mano sotto tutti i punti di vista che aggrava la evidente frattura tra cittadini lavoratori e politiche incapaci di uscire da una coazione a ripetere che sta spingendo il Paese, e la Pubblica Amministrazione, in una spirale recessiva.

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Fonte: Corte costituzionale, Cosmed