L’acido folico in gravidanza riduce il rischio di autismo: ricerca della Columbia University

Redazione DottNet | 17/03/2013 09:19

Assumere integratori a base di acido folico all'inizio della gravidanza, da un mese prima del concepimento fino a otto settimane dopo, puo' ridurre del 40% il rischio di autismo per il nascituro. A stabilirlo e' una ricerca del Norwegian Institute of Public Health e della Columbia University di New York, pubblicata sulla rivista 'Jama' e segnalata sul sito dell'Agenzia italiana del farmaco. L'acido folico e i folati sono vitamine del gruppo B coinvolti nella sintesi di molecole importanti come il dna e l'rna.

 Sono essenziali per le cellule che vanno incontro a processi di differenziazione e rapida proliferazione, come quelle del sangue e della pelle, e sono particolarmente importanti nella formazione dell'embrione. L'acido folico, seppur presente in natura in carne, lievito di birra e molti vegetali (asparagi, carciofi, verdure, arance e agrumi), si riduce di circa l'80% durante la cottura. Per questo e' necessario che le donne lo integrino nella dieta.  La ricerca, frutto di una collaborazione internazionale tra Usa e la Norvegia, ha realizzato un monitoraggio su vasta scala per verificare l'interazione tra acido folico e lo sviluppo di disturbi neurologici, tra cui l'autismo. Cosi' sono stati esaminati 85.176 piccoli, nati tra il 2002 e il 2008, e i loro genitori, e si e' visto che le madri, che avevano assunto integratori di acido folico all'inizio della gravidanza, hanno avuto un rischio ridotto del 40% di avere figli con un disturbo autistico, rispetto alle coetanee che non l'avevano preso.

Fonte: Jama, Aifa

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