Sanità, con la crisi meno servizi e più tasse. Regioni ancora in rosso. Peggio il Centro-Sud

Redazione DottNet | 19/03/2013 12:47

Quasi cinque miliardi in due anni, tra il 2011 e il 2012. E' quanto i cittadini hanno sborsato sotto forma di tributi locali aumentati dalle Regioni per evitare di sforare i conti della sanita' e scongiurare non solo deficit ma anche stringenti piani di rientro. E senza i quali, secondo i dati del ministero della Salute, ben 16 Regioni avrebbero tinto di rosso i propri bilanci sanitari gia' nel 2011. E' quanto emerso alla presentazione del Rapporto Oasi 2012 dell'Universita' Bocconi presentato dalla Fiaso, la federazione di Asl e ospedali (clicca qui per scaricare il testo completo).  

 I dati del quarto trimestre, ultimi disponibili, evidenziano che prima di chiedere nuovi sacrifici fiscali ai contribuenti hanno chiuso il bilancio con leggeri attivi solo Lombardia, Veneto, Umbria, Marche e Abruzzo. Tutte le altre sarebbero andate in rosso. Il disavanzo maggiore lo avrebbe toccato il Lazio con 815 milioni, seguito dalla Sardegna con 283 milioni e il Piemonte con 260. Poi con gli aumenti delle addizionali Irpef e di balzelli locali vari i bilanci sono tornati a tingersi di blu, salvo che per Sardegna, Molise, Campania e Calabria. Per pareggiare i conti le Regioni in rosso hanno finito per tartassare i cittadini con aumenti di tributi locali e addizionali Irpef pari a 2,2 miliardi di euro nel 2011. Solo il Lazio ha fatto ricorso alla leva fiscale per 792 milioni.  Stessa musica nel 2012, visto che l'aliquota media dell'addizionale Irpef, secondo l'osservatorio Uil sulle politiche territoriali, e' passata da una media dell'1,19% all'1,49, che fanno altri 2,4 miliardi di euro prelevati dalle tasche dei contribuenti, che quindi per ripianare i deficit di Asl e ospedali in soli due anni hanno versato al fisco 5 miliardi in piu'. Maggiorazioni delle addizionali Irpef, aumento delle aliquote Irpef, rincari del bollo auto e cartolarizzazione dei debiti sono gli strumenti, singoli o associati, ai quali hanno fatto ricorso quasi tutte le Regioni, ad eccezione di Valle d'Aosta, Friuli, Trento e Bolzano, Basilicata e Sardegna, mentre Marche, Abruzzo, Molise e Campania hanno messo mano a tutte le leve fiscali consentite dalla legge.

Ticket sui farmaciaumentati del 40% nel 2011. Piu' di un cittadino su due che ormai paga di tasca propria visite ed esami sia per non fare le lunghe file onnipresenti nella sanita' pubblica sia perche' ormai, tra ticket e superticket, spesso il privato costa addirittura meno.  Ed esplosione del welfare 'fai da te' con le badanti che ormai superano di gran lunga i dipendenti di Asl e ospedali, attestandosi a circa 774mila contro 646mila.  Secondo i dati del rapporto infatti, nel Centro-Sud oramai la maggioranza dei cittadini giudica inadeguati i servizi offerti dal nostro Ssn (53,5% al Centro e 62,2% al Sud contro una media Italia del 43,9%). E il trend e' del tutto negativo, come mostra il 31,7% di assistiti che giudica peggiorati i servizi sanitari della propria regione. Un'altra discriminante nel livello di qualita' percepito dagli assistiti e' poi la più massiccia politica di tagli che giocoforza hanno dovuto mettere in atto le 8 Regioni in piano di rientro dai deficit: il 57,8% di chi vive in Campania, Lazio, Abruzzo, Molise, Piemonte, Calabria, Puglia e Sicilia si e' dichiarato insoddisfatto contro un piu' modesto 23,3% di 'scontenti' delle altre Regioni. Una riprova dell'impatto tutt'altro che indolore delle politiche di austerity in sanita'.

Innovazioni nelle asl. Dal 1997 ad oggi sono in costante aumento le innovazioni gestionali, dalle Reti cliniche interaziendali per patologia che migliorano il livello di specializzazione di professionisti alla riorganizzazione degli ospedali per “intensità di cura”, dalle forme di associazionismo di medici di famiglia e infermieri alle innovazioni per garantire maggiore integrazione tra ospedali e territorio, per fare solo degli esempi. Tutti strumenti attraverso i quali il management di Asl e Ospedali ha cercato di migliorare la qualità dei servizi con un occhio sempre attento alla spesa.  Il problema però è che proprio i manager continuano ad essere esposti ai venti della politica. In media i Direttori Generali di Asl e Ospedali restano infatti in carica 3 anni e sei mesi, quindi ben meno della durata fisiologica dei loro contratti, che è di 5 anni. Diversi DG, informa il Rapporto della Bocconi, hanno ricoperto l’incarico per un solo anno. Appena il tempo di conoscere il proprio staff e dirsi addio. “Una instabilità che certamente non favorisce quel da più parte auspicato passo indietro della politica dalla gestione sanitaria”, ha commentato il presidente della Fiaso, Valerio Fabio Alberti, per il quale “solo un management qualificato e nominato con criteri selettivi e trasparenti può garantire una maggiore autonomia delle aziende e il loro migliore funzionamento. Anche attraverso la capacità di mettere in rete le esperienze gestionali più innovative e positive”. “Le esperienze maturate sul campo - ha proseguito Alberti - insegnano che puntare sulla maggiore qualificazione del management fa risparmiare più di quanto non facciano tagli lineari e ticket”. “Questo - ha aggiunto - non significa voler eludere il problema della sostenibilità finanziaria del nostro Ssn, che come mostra il Rapporto Oasi rischia realmente di collassare per eccesso di rigore finanziario. Una preoccupazione espressa da tutti i Ministri della salute europei che a Dublino nei giorni scorsi  hanno richiesto alla Commissione UE di compiere un passo deciso verso l’attribuzione delle competenze sul finanziamento dei sistemi agli stessi dicasteri sanitari anziché a quelli economici.”  “Una richiesta pienamente condivisibile, tanto più se accompagnata dall’esclusione dal calcolo dei deficit nazionali degli investimenti in salute che generano crescita economica a medio e lungo termine.” “Nel frattempo - ha continuato Alberti - sarà bene che in Italia si rafforzino  politiche di maggiore integrazione socio-sanitaria, che la crisi rende ineludibili. Penso ad esempio a percorsi di formazione per le badanti ma anche a servizi che integrino assistenza sanitaria domiciliare e servizi più squisitamente sociali per evitare - ha concluso - di scaricare sulle famiglie oneri che finiscono per mettere a repentaglio anche posti di lavoro già minacciati dalla recessione”.

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Fonte: Fiaso, Bocconi

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