Aumentano i laureati in farmacia, ma cala la domanda. Il ripiego è la parafarmacia. Le iniziative di Fofi e le richieste di Federfarma

Redazione DottNet | 19/03/2013 19:59

Il trend si sta invertendo, complice la crisi e le nuove norme sulla spending review: i laureati in farmacia sono ormai troppi rispetto alle richieste. E poco o nulla potrà fare il nuovo concorso per le sedi che farà aprire circa 5mila farmacie. E così calo dei fatturati, determinato  dai prezzi dei medicinali sempre più bassi – meno 26% negli ultimi cinque anni grazie anche ad una maggior diffusione della fascia dei generici - e dai consumi in caduta libera (anche di quelli sanitari) rendono difficile la vita anche al farmacista, un tempo ritenuto un fortunato. E lo dimostra la recente vicenda delle quattro farmacie chiuse nel Napoletano.

Federfarma, intanto, pur non mostrandosi preoccupata – come ci ha spiegato il consigliere Michele Di Iorio nell’intervista che ci ha rilasciato – spinge per il passaggio a una nuova remunerazione, basata su una quota fissa per ciascuna confezione di farmaco e una ridotta percentuale sul prezzo. Secondo quanto dichiarato dal presidente della Fofi Mandelli in un’intervista a Repubblica, “Il 50% delle farmacie vive ormai una situazione di sofferenza e con il calo degli utili è inevitabile che inizino a verificarsi anche i licenziamenti. L’emergenza occupazionale è ormai un dato di fatto da almeno due anni”. Una conferma arriva dai dati rilasciati dalla Federazione degli ordini della Lombardia relativi al numero di candidature pubblicate nel loro sito di ricerca e offerta di lavoro: a maggio 2012 sono state pubblicate 55 richieste contro 18 offerte, mentre lo scorso gennaio le prime erano salite a 202 contro un numero di offerte rimasto invece piuttosto stabile a quota 15. Insomma, i laureati aumentano, ma le possibilità occupazionali no. La Fofi per questo sta mettendo in atto alcuni progetti per fronteggiare la situazione. “Abbiamo, ad esempio, costituito un fondo per iniziative finalizzate alla promozione dell’occupazione giovanile nel settore farmaceutico e vorremmo avviare un dialogo con le università perché se gli sbocchi lavorativi non ci sono è inutile continuare a produrre laureati in questo settore”.  L’associazione intende poi mettere in pratica i risultati di uno studio dell’Osservatorio sulla professione condotto con la Sda Bocconi, dal quale emergono alcuni ruoli ai quali il farmacista potrebbe ambire, ad esempio in ambito industria, ricerca e servizio sanitario, “a patto però di integrare il proprio background con una formazione ad hoc”. L’associazione ha in cantiere la creazione di una job academy che possa offrire questa possibilità ai neodottori in farmacia, con la collaborazione di aziende e istituzioni. La disoccupazione bussa quindi alle porte anche di questa fascia di laureati che un tempo si posizionava ai primi posti nei rapporti condotti da Almalaurea che monitorano l’inserimento lavorativo fino ai cinque anni successivi al conseguimento del titolo. Nell’ultimo rapporto, ad esempio, i laureati in farmacia si collocano in penultima posizione seguiti solo dai dottori del settore geo-biologico. Una situazione di difficoltà che ha spinto molti a guardarsi attorno battendo la strada delle parafarmacie (che richiedono obbligatoriamente la presenza di un farmacista al loro interno) che a sei anni dalle liberalizzazioni conta oltre 4.500 punti vendita operativi sul territorio nazionale, oltretutto in continuo aumento: a febbraio, ad esempio, si è  arrivati a quota 4mila574 punti vendita complessivi con 55 nuove aperture a fronte di nove chiusure”, Un settore che nel 2012 ha creato circa 1.350 nuovi posti di lavoro ponendosi come alternativa alle farmacie. Da considerare anche che il numero crescente di laureati in farmacia che a Napoli sono circa 400 laureati ogni anno, a fronte di circa 800 farmacie presenti nella provincia. Ciò dunque dimostra che c’è una fase di calma nel ricambio generazionale e le parafarmacie sono il luogo dove in questi anni si è creata occupazione .

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Fonte: federfarma, fofi

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