Farmacia dei servizi, pubblicato il decreto in GU: diventeranno come mini ospedali. Ma solo le strutture comunali. Schoenheit: farmacisti, pronti alle nuove occasioni

Redazione DottNet | 21/03/2013 16:42

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E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale numero 67 del 20 marzo 2013, il decreto ministeriale dell’11 dicembre 2012 riguardante i “criteri in base ai quali subordinare l’adesione delle farmacie pubbliche ai nuovi servizi”. Molti i cambiamenti e anche i requisiti che le farmacie dovranno possedere per diventare mini strutture ospedaliere:  sarà possibile ricevere assistenza domiciliare integrata, ci sarà erogazione di servizi ai singoli assistiti, anche avvalendosi di personale infermieristico, si potranno effettuare prelievi di sangue o plasma, prenotare prestazioni di assistenza specialistica ambulatorie presso le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, pagare i ticket e ritirare i referti.

Il decreto descrive  i “criteri in base ai quali subordinare l’adesione delle farmacie pubbliche ai nuovi servizi , di cui all’art. 1, comma 3, del decreto legislativo 153/2009″. Al momento la possibilità è percorribile per tutte quelle farmacie di cui sono titolari i Comuni, obbligatoriamente convenzionate con il Servizio Sanitario, mentre non hanno questa facoltà le farmacie comunali la cui gestione sia stata delegata nell’osservanza delle regole di concorrenza, compreso l’affidamento a società mista pubblico – privata, il cui socio privato operativo sia stato scelto con procedura ad evidenza pubblica. Tra le farmacie potenzialmente ammesse, avranno la facoltà di fornire i servizi supplementari solo quelle che garantiscono il rispetto delle indicazioni speciali e generali dei rispettivi Piani socio sanitari regionali, la preventiva comunicazione all’azienda sanitaria territorialmente competente, da parte del titolare o del direttore della farmacia, della volontà di erogare i nuovi servizi. E ancora l’invarianza della spesa sanitaria e comunque adesione alle norme vigenti in ambito di patto di stabilità pertinenti gli enti locali, senza ulteriori costi per la finanza pubblica e senza aumenti di personale, la partecipazione alle iniziative di collaborazione interprofessionale dei farmacisti delle farmacie pubbliche e private che operano in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta. Le farmacie gestite direttamente dai comuni forniranno i nuovi servizi nel rispetto dei seguenti parametri: i comuni dovranno rispettare la normativa in materia di spese e di assunzione di personale, la gestione delle farmacie dovrà produrre, negli ultimi due esercizi finanziari, un risultato contabile di gestione positivo. Le farmacie che invece sono gestite mediante aziende speciali, società che sono frutto di consorzi tra comuni per la gestione delle farmacie di cui i comuni sono i soli titolari, e per mezzo di società di capitali formate tra il comune e i farmacisti è sottoposto solamente all’introduzione e all’integrazione nei rispettivi contratti alla condizione che la gestione delle farmacie stesse non abbia subito perdite progressive nelle ultime tre annualità di bilancio. La retribuzione dei nuovi servizi sarà oggetto dell‘accordo collettivo nazionale che stabilisce altresì i criteri in virtù dei quali i correlati accordi regionali determinano i requisiti minimi di idoneità dei locali della farmacia nella cui sfera le prestazioni sono fornite. Fino all’entrata in vigore della convenzione i requisiti minimi dei locali sono quelli fissati dalle disposizioni di legge vigenti.   L’attivazione e l’effettuazione dei nuovi servizi non può, ribadisce il decreto, comunque determinare costi aggiuntivi per la finanza pubblica, fermo restando che possibili prestazioni al di fuori dei vincoli di spesa indicati dagli accordi regionali sono a carico del cittadino che le ha richieste. 

Deospedalizzazione del Ssn e nuovi servizi rappresentano il treno che le farmacie devono assolutamente prendere. Ha tutto il tono dell’esortazione l’intervento con cui Gadi Schoenheit, managing director di Doxapharma, ha offerto ieri a Milano un’anticipazione dello scenario che a breve termine si presenterà ai farmacisti. Ospite unico della serata organizzata da Federfarma provinciale, Schoenheit ha messo assieme dati presi dall’attualità più recente e informazioni provenienti dalle ricerche demoscopiche che il suo istituto sta conducendo: «La realtà di oggi» ha ricordato in apertura il ricercatore «è quella di un Ssn che, come sostiene il Patto per la salute firmato due anni fa dalla conferenza Stato-Regioni, vira nettamente verso la deospedalizzazione dell’assistenza. Ed è anche quella di una farmacia che non può più pensare di reggersi soltanto sulla marginalità della ricetta Ssn».
Il territorio, in altre parole, diventa il nuovo baricentro di un sistema sanitario che cerca nelle Cure primarie la risposta ai suoi bisogni di razionalizzazione della spesa e questo significa per le farmacie un’importante opportunità da afferrare. «Inutile continuare a guardare indietro» ha continuato Schoenheit «il presente è questo e si deve cogliere la palla al balzo: il farmacista è, tra le varie figure professionali del territorio, quello che vede più spesso il paziente e al quale quest’ultimo si rivolge più facilmente. Perché la farmacia ha grandi plus: reperibilità, professionalità, affidabilità, tempo competitivo, ossia non obbliga a code o attese». Ecco allora la doppia opportunità che si prospetta davanti alle farmacie: da un lato diventare il perno dei nuovi modelli organizzativi che le cure primarie si stanno dando in molte regioni (Uccp, aggregazioni della mg eccetera), dall’altro strutturarsi in un centro di cure diversificato in base alle peculiarità di ogni singolo bacino. «La deospedalizzazione determinerà l’insorgere di nuovi bisogni sul territorio, legati alle cronicità e alle patologie; la gente chiederà sempre meno dispensazione del farmaco e sempre più servizi di salute, e ogni farmacia dovrà imparare a definire la propria offerta in base alla realtà del proprio contesto».
Il treno non solo non va perso, ma sarebbe un errore stare ad aspettare Convenzioni e accordi con il Ssn per avere servizi remunerati dalla Sanità pubblica: «Oggi c’è già una fetta di farmacisti» ha avvertito Schoenheit «che ha capito che la gente è pronta a pagare la qualità del servizio. Se offro qualità, non solo la posso vendere ma posso poi andare dalla Regione o dall’Asl per far vedere che grazie a me il territorio produce risparmio e soddisfazione negli utenti». «Federfarma si sta impegnando a fondo» ha aggiunto dal canto suo Annarosa Racca, presidente di Federfarma Milano e del sindacato nazionale «non solo per tutelare la professione ma anche per assicurare ai colleghi strumenti concreti con cui affrontare il nuovo contesto economico».

 

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Fonte: ministero della Salute, Gazzetta Ufficiale