I generici saranno imposti dalle Regioni. In Campania la responsabilità sarà dei direttori, in Sicilia dei medici di base

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 05/04/2013 15:28

Se il medico non prescrive il generico di sua volontà allora ci penseranno le leggi, disse all’inizio del suo mandato il ministro Balduzzi: che si sia trattato di una minaccia o una profezia, non importa. Sta di fatto che le regioni stanno imponendo il farmaco generico con leggi ad hoc, come dimostrano gli ultimi provvedimenti varati da Sicilia, Emilia Romagna e Campania con l’obiettivo di abbattere la spesa farmaceutica, una minaccia per le amministrazioni degli enti pubblici alle prese con insanabili conti in rosso. 

 E in questo filone s’ineriscono anche i farmaci biosimilari, settore considerato tra i più costosi. I provvedimenti sono stati accolti con favore dalle associazioni di categoria, come d’altronde era facilmente prevedibile: “Dobbiamo valutare molto positivamente alcuni segnali del cambiamento dell’immagine dei farmaci biosimilari sia tra i decisori politici sia tra gli opinion leader. Il fatto che una Regione importante come la Campania decida di incentivare il ricorso ai biosimilari, oltre che ai generici, va senz’altro in questa direzione. Giova ricordare che il valore terapeutico e sociale di questi medicinali è il frutto di una ricerca tecnologica pari quella dei farmaci biotech originali”, afferma il vicepresidente di AssoGenerici, Francesco Colantuoni, dopo la pubblicazione del Decreto n. 27/2013 del presidente campano Stefano Caldoro.  Nel testo, infatti si legge che il farmaco biosimilare “rappresenta un’opportunità di impiego razionale delle risorse, nelle indicazioni autorizzate, a ragione della loro maggiore convenienza economica rispetto ai farmaci originatori”, che pure dovendosi procedere con cautela alla sostituzione tra originatore e biosimilare “per i pazienti di nuova diagnosi o naïve, invece, non vi sono motivi per consigliare cautela nell’utilizzo dei biosimilari, che rappresentano, pertanto, un’ulteriore opzione terapeutica”.  Infine il decreto ricorda come i farmaci biosimilari, secondo i dati inseriti nella Rete nazionale di farmacovigilanza (presso l’AIFA), non presentano un’incidenza maggiore di segnalazioni di sospette reazioni avverse rispetto agli originator e che comunque non esistono evidenze di inefficacia terapeutica dovute all’utilizzo dei farmaci biosimilari”. Per il vicepresidente di AssoGenerici “non poteva essere illustrato meglio il ruolo che spetta al biosimilare, facendo giustizia anche di quegli eccessi di cautela, non motivati, che però non emergono mai quando si tratta dei farmaci originatori, che pure vanno incontro a cambiamenti dei processi di produzione utilizzando le stesse procedure regolatorie in vigore per i biosimilari. Atteggiamenti di questo genere rappresentano soltanto una difesa a oltranza del brevetto”.  Per il presidente di AssoGenerici Enrique Häusermann “difendere e tutelare il frutto della ricerca e l’innovazione è fondamentale per il progresso delle conoscenze. Tuttavia, e lo provano anche le recenti vicende indiane, occorre che proprio per questo si tracci una definizione chiara dell’innovatività di un farmaco e che si temperi la difesa della proprietà intellettuale con le necessità di curare al meglio quanti più pazienti possibile salvaguardando la stabilità economica dei servizi sanitari”. La legge campana, con la quale si conta di ottenere risparmi attorno ai 70milioni,  impone inoltre che tra gli Issr (inibitori selettivi della serotonina-ricaptazione) i farmaci a base di principi attivi non coperti da brevetto dovranno rappresentare almeno il 79% delle confezioni erogate in un anno; negli Ace-inibitori e diuretici gli off patent dovranno coprire l’87% dei pezzi dispensati, tra gli antagonisti dell’angiotensina II non associati l’80%, tra gli antagonisti dell’angiotensina II e diuretici il 75%, tra gli inibitori delle Hmg CoA reduttasi l’82%. Ce n’è anche per gli ospedali: dato il loro contenuto costo, i biosimilari dovranno essere utilizzati come prima scelta nei confronti del paziente mai trattato per tutte le indicazione terapeutiche autorizzate. Il medico che ritiene di non poter avviare una terapia con tale tipo di farmaci e preferisce ricorrere all’originator biotecnologico (più costoso), dovrà trasmettere alla direzione sanitaria la scheda del paziente perché siano verificate le motivazioni. La responsabilità sarà dei  direttori generali di Asl e Ao che dovranno raggiungere questi volumi, secondo la “road map” disegnata dal decreto: entro la fine dell’anno andrà ridotta di almeno un terzo la differenza tra i consumi di generici attuali e quelli indicati negli obiettivi; nel 2014 la differenza andrà ridotta di altri due terzi; nel 2015 dovrà essere completato l’allineamento. In caso contrario c’è il rischio di perdere la poltrona.

L’Emilia Romagna punta invece sui medici di base per ridurre le spese:  “Per mantenere  la qualità dell’assistenza in questo difficile momento - ha dichiarato l’assessore Lusenti  ricordando che oltre ai 150 milioni di euro da bilancio regionale, il sistema sanitario nel 2013 deve reperire 260 milioni per mantenere l’equilibrio di bilancio - abbiamo chiesto il contributo anche dei medici di medicina generale che ringrazio per la disponibilità dimostrata e per il contributo che hanno dato in questi anni: è anche grazie al loro lavoro abbiamo raggiunto buoni risultati sia riguardo alla appropriatezza prescrittiva, sia riguardo al corretto utilizzo del ricovero in ospedale e alla presa in carico delle cronicità”. “Con questa intesa - ha continuato Lusenti - abbiamo condiviso la necessità di lavorare per ottimizzare al massimo l’utilizzo delle risorse migliorando ancora l’ appropriatezza nella prescrizione di farmaci ed esami specialistici, per  costruire assieme un sistema di monitoraggio  sui risultati  raggiunti e per  iniziare il confronto sulla istituzione di uno specifico Fondo regionale da dedicare alla cronicità,  da proporre poi per l’inserimento nei nuovi accordi sulla medicina generale di cui si comincerà a ragionare prima dell’estate”.  In particolare, dal punto di vista economico, l’intesa siglata tra Regione e sindacati di categoria prevede un risparmio complessivo di  15 milioni di euro da ottenere “senza intaccare la qualità dell’assistenza” . Le  risorse potranno arrivare, in minima parte (quantificata in 4,5 milioni),  dal miglioramento dell’appropriatezza nella prescrizione  di esami specialistici e, in gran parte, dall'utilizzo, nelle cure, di farmaci "equivalenti o generici" al posto di farmaci "di marca". A sostegno della diffusione dell’utilizzo dei generici al posto dei farmaci di marca, l’intesa prevede che la Regione, attraverso le Aziende sanitarie, promuova campagne informative per invitare i cittadini a sceglierli  e i medici a proporli al momento della prescrizione.  L’intesa, nel ribadire la validità del modello organizzativo delle cure primarie basata su una forte integrazione della medicina generale nelle attività distrettuali, prevede anche, come ricordato dall’assessore, l’avvio di un confronto per la costruzione di un Fondo regionale per la gestione delle cronicità, necessario per rafforzare, all’interno della medicina generale, l’attenzione alla gestione delle patologie croniche.

La Sicilia conta anch’essa sulla collaborazione con i medici di base.   Lucia Borsellino, Assessore regionale alla salute, ha firmato un decreto che impone ai medici di famiglia la riduzione, già a partire dai prossimi giorni, delle prescrizioni di alcune delle medicine più diffuse per arrivare a fine anno ad una riduzione degli sprechi. Su mucolitici, farmaci contro il diabete, colesterolo, ipertensione, antibatterici e reflusso gastrico la regione Sicilia ha deciso, per ridurre la spesa farmaceutica, di dare dunque  una stretta.  Il taglio, da quanto si apprende, è stato imposto dal governo nazionale che ha fatto presente al governatore Rosario Crocetta che la sua regione deve ridurre la spesa per farmaci passando dal 13,1 al 11,3%. In pratica entro la fine dell’anno la Sicilia dovrà tagliare sprechi per un totale di oltre 100 milioni. Le misure previste con il decreto prevedono un risparmio, grazie all’operazione legata ai medici di famiglia, di 53 milioni e in più si prevede che anche gli ospedali diano un taglio all’acquisto di medicine per altri 50 milioni.  Chiamati a collaborare in questa fase sia i manager delle Asp ma anche le principali associazioni di categoria per individuare i target mensili che dovranno essere affidati ai Mmg. Chi, tra i Mmg, esce dal target concordato potrebbe essere sanzionato come i manager pubblici. Ogni mese verrà monitorato il rispetto dei limiti.

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Fonte: Regioni, Assogenerici

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