Blocco dei contratti fino al 2014. Chiarita la questione del rinnovo per i dirigenti

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 05/04/2013 18:45

Le voci ormai si rincorrono da settimane, ma finora  “malgrado il coro di (mezze) smentite, sembra che il Governo Monti in prorogatio, espressione di un Parlamento ormai sciolto, si accinga a prolungare il blocco dei contratti dei dipendenti della pubblica amministrazione,  estendendolo fino al 2014 a coprire due tornate contrattuali,

con in più il blocco del turnover fino al 2016 e la soppressione dell’indennità di vacanza contrattuale”. La denuncia arriva dalla Cosmed che lancia l’allarme su una vicenda che porterebbe ad un taglio notevole delle indennità.  Questa possibilità è, in verità, prevista dalla legge 111/2011, “ma previa concertazione con le confederazioni generali (non avvenuta) ed all’interno di un insieme di provvedimenti da mettere in campo per affrontare un contesto economico negativo - si legge in una nota delle Confederazioni - le dichiarazioni dei membri del Governo che, durante l’intera campagna elettorale, escludevano la necessità di ulteriori manovre sono già un ricordo”.  “Stupisce inoltre che proprio pochi giorni fa il Governo abbia previsto la detassazione e la riduzione dei contributi per il salario di produttività dei dipendenti privati (con un beneficio di 2.500 euro netti annui per i redditi sotto i 40.000 euro) determinando una redistribuzione delle risorse non solo dal pubblico al privato, ma dal dipendente pubblico a quello privato - prosegue la nota Cosmed - i dipendenti pubblici (e solo loro) hanno il contratto di lavoro bloccato dal 2009 e al risanamento del Paese stanno pagando un prezzo elevato in termini di riduzione della occupazione, peggioramento delle condizioni di lavoro, perdita del potere di acquisto delle retribuzioni”. “In questo contesto, l’accanimento selettivo costituirebbe un’ulteriore conferma dell’ostilità ideologica da parte del Governo nei confronti di lavoratori, impegnati a tutelare beni come sanità, istruzione e sicurezza, contribuendo anche in maniera significativa alla determinazione del Pil - ha denunciato la Cosmed -  ancora più grave e contraddittorio è il blocco del turnover, già rallentato dalla riforma delle pensioni, che preclude il ricambio generazionale condannando i giovani al precariato di lungo corso ed i meno giovani a condizioni di lavoro al limite degli standard di sicurezza”. La Confederazione è tornata poi a denunciare la “demagogia di comodo” che non pone in evidenza il fatto che l’Italia è un Paese che spende meno della media europea per sanità, assistenza ed istruzione, con un numero di dipendenti pubblici tra i più bassi d’Europa con retribuzioni inferiori alla media. “Provvedimenti come quello che un governo senza fiducia si appresta a emanare, senza nemmeno interpellare il Parlamento, non potranno che segnare un solco profondo tra la credibilità dell’interlocutore politico e 3 milioni di lavoratori, alimentando una antipolitica che troverà espressione nelle consultazioni elettorali e provocando caos nei servizi - ha concluso la nota - lavorare per lo Stato non è un reato ed i pubblici dipendenti non possono essere i soli noti cui spremere le risorse necessarie per la salvezza dell’intero Paese”. 

Contratti per i dirigenti. Chiarita la questione del rinnovo dei contratti a tempo determinato per i dirigenti della pubblica amministrazione. La Funzione pubblica e l'Aran hanno infatti spiegato in una nota che “per i dipendenti con qualifica dirigenziale risulta sempre possibile la reiterazione di contratti a tempo determinato anche oltre i 36 mesi e non appare comunque necessario intervallare i contratti stipulati in successione”. Dunque nessun obbligo di scadenza dopo 36 mesi e niente interruzione obbligatoria del rapporto di lavoro tra un contratto e il successivo.  La nota è giunta a seguito della richiesta di chiarimenti da parte della Cosmed che aveva posto il quesito dopo l'esclusione delle sigle della dirigenza dal tavolo che doveva disciplinare la durata e l'intervallo da applicare ai contratti a tempo determinato.  Nel motivare l'esclusione, Aran e Ministero della funzione pubblica hanno ribadito che non esistono per i dirigenti limiti temporali obbligatori per la durata dei contratti a tempo determinato e il loro rinnovo, escludendo anche la necessità di interruzione del rapporto di lavoro tra un incarico e il successivo.  "Essendo stati raggiunti in via interpretativa gli obiettivi che ci eravamo prefissati, ovvero l'esclusione di ogni vincolo temporale al rinnovo dei contratti a tempo determinato, diventa a questo punto pleonastica la presenza delle Confederazioni della dirigenza ad un tavolo che tratterà esclusivamente del personale non dirigenziale", ha commentato la Cosmed.   "Resta una priorità della Confederazione - conclude la nota - il riassorbimento del precariato mediante idonei provvedimenti legislativi a cominciare dalla definizione di quali tipologie di lavoro flessibile siano applicabili alla pubblica amministrazione". 

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Fonte: Cosmed, aran, ministero funzione pubblica

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