Intervista esclusiva con il presidente Fiaso Alberti: come cambierà l'Ssn

Redazione DottNet | 08/04/2013 14:39

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Valerio Fabio Alberti dallo scorso dicembre è  il nuovo Presidente Fiaso, l’organizzazione che rappresenta 114 aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche: è subentrato a Giovanni Monchiero che ha guidato l’associazione dal 2009.  Laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in Igiene e Medicina preventiva e in Statistica e Programmazione socio-sanitaria, Alberti è direttore medico dell’Azienda ospedaliera di Padova, è stato per cinque anni coordinatore dei direttori generali della Regione Veneto, è docente in corsi di formazione per dirigenti e docenti di Scienze infermieristiche e di Igiene e Medicina preventiva a Padova, Verona e nel Policlinico Gemelli di Roma.

Dottor Alberti, l’alleanza tra pubblico e privato è uno dei cardini dell’assistenza sanitaria italiana. Crede che questo rapporto potrà migliorare?

Quando parliamo di privato bisogna ricordare che questo può lavorare al di fuori dell’Ssn o al suo interno, accreditandosi. Il che vuol dire rispondere a precisi parametri di qualità e sicurezza e di programmazione dell’offerta sanitaria del territorio. Quando il privato accreditato risponde a questi requisiti è un ottimo alleato del pubblico perché agisce integrando l’offerta di servizi garantendo la stessa sicurezza degli ospedali pubblici. Purtroppo, soprattutto ij alcune Regioni non è sempre così. Allora si creano inutili duplicazioni, si finisce per “drogare” la domanda sanitaria con un dispendio di risorse, pubbliche, che la nostra sanità non può più permettersi.

Ma il privato comprende anche l’industria farmaceutica che pure ha una notevole valenza

L’industria farmaceutica è un altro grande partner del nostro Ssn, sia perché grazie ai nuovi farmaci si riducono i costi di ospedalizzazione migliorando la qualità di vita delle persone, sia perché molte industrie “illuminate” collaborano con le aziende sanitarie pubbliche per sperimentare nuovi modelli di gestione o innovazioni nell’offerta di servizi, svolgendo un ruolo di provider che andrebbe sicuramente ancor più valorizzato.

La sanità pubblica ha fatto della trasparenza il suo cavallo vincente. Come si applica questo concetto nei progetti di formazione che vedono la partnership tra aziende del farmaco e ASL?

Su questo punto c’è una legge che detta le norme a cui si devono attenere strutture pubbliche e i medici che vi lavorano: un professionista, per esempio, una volta ottenute le autorizzazioni dalle Asl non ha alcun problema a partecipare come docente, o allievo,  a corsi di formazione. L’importante è che si tratti di vera formazione e non di viaggi premio. Oggi con il sistema Ecm i controlli qualitativi su seminari, congressi e corsi di formazione sono molto più seri che in passato. Ma vigilare è sempre bene.

Si parla molto di collaborazione tra medici di base e gli specialisti  all’interno delle strutture nell’ottica di abbattere i costi e snellire le procedure. A che punto siamo?

Qualche passo in avanti, soprattutto in alcune Regioni del centro-nord, si è fatto ma la strada da percorrere è ancora lunga. Come FIASO proprio a gennaio abbiamo presentato una ricerca su ““Misurazione e valutazione dell’integrazione professionale e sulla continuità delle cure” dove si evidenzia una ancora scarsa integrazione tra i medici di famiglia e gli altri professionisti sanitari.  Un primo risultato dell’indagine sul quale riflettere   è che ad incidere positivamente sulla integrazione di medici ed infermieri  e sulla continuità assistenziale percepita dai pazienti non sono tanto i diversi modelli organizzativi quanto piuttosto la presenza fisica dei professionisti nella stessa struttura, la gravità della condizione clinica dei pazienti e la maggiore apertura degli stessi professionisti verso l’integrazione. Quello che al momento sembrano funzionare meglio sono soprattutto i modelli che nascono dalle esigenze del territorio o delle singole aree terapeutiche. 

Quindi?

Quindi per il momento parlare di un progetto globale a livello nazionale credo non sia realizzabile. Bisogna partire individuando percorsi diagnostici-terapeutici per la gestione di malattie oncologiche, respiratorie, come la Bpco per esempio, diabete. Patologie che richiedono interventi pianificati per cure complesse e articolate  che certo non si risolvono in pochi giorni. Questo  è un argomento che anche come Fiaso stiamo affrontando da tempo visto l’interesse e l’importanza della materia. Ritengo, infatti, che sia necessario attivare seri modelli di presa in carico delle patologie croniche da parte di tutto il sistema che afferisce alla cosiddetta assistenza primaria, dove i medici di base devono affiancare le organizzazioni distrettuali e  gli specialisti ospedalieri. Prendiamo l’esempio della Bpco, che è però valido anche per altre malattie invalidanti: il primo passo spetta al medico di famiglia che deve attivarsi autonomamente in ossequio alla  medicina di iniziativa e non di attesa, puntando anche sulle ormai sempre più diffuse aggregazioni professionali.  Un modello valido che come Fiaso abbiamo anche studiato è in questo senso quello delle Reti cliniche.

Come funzionano?

È un’innovazione organizzativa e di sistema, che ci consente di  prendere in carico il malato da teami di professionisti sanitari che operano anche al di là dei confini dell’Azienda sanitaria o ospedaliera in cui è in cura o ricoverato il paziente.  Ad esempio: mi ricovero in cardiologia all’ospedale X ma vengo seguito anche dal nefrologo dell’ospedale Y specializzato nelle nefropatie dei malati cardiopatici. Come Fiaso abbiamo promosso uno studio sulle reti cliniche dal quale emerge che alcune sono decollate, altre no. D’altra parte non è facile coordinare tanti soggetti, ossia aziende sanitarie diverse e professionisti. Ma dove l’integrazione c’è stata realmente abbiamo anche rilevato un miglioramento netto degli standard qualitativi di assistenza.

Il medico di base e la  riorganizzazione delle cure primarie. Si apre un nuovo fronte per la sanità territoriale.

È un aspetto importante per  l’assistenza sul territorio, come dicevo prima, che va potenziato. D’altra parte basta sondare  tutti gli indicatori che segnalano un aumento delle cronicità e delle disabilità della popolazione per capire che c’è bisogno di maggiore continuità assistenziale e di cure domiciliari. Questo pone anche il problema di cercare anche nuovi modelli di integrazione socio-assistenziale, che devono realizzarsi all’interno del modello aziendale. Altrimenti c’è il rischio che l’integrazione finisca per far rima con “occupazione”. Quella politica della sanità. Che già oggi è un problema.

Le farmacie, anche sulla spinta delle nuove norme, si stanno trasformando in centri sanitari dove si possono ottenere servizi che spaziano dalle analisi alle prenotazioni.

Le farmacie sono strutture diffuse sul territorio e che riscuotono grande consenso e fiducia da parte dell’utenza. La cosiddetta farmacia dei servizi è una realtà che via via si sta facendo strada anche se ancora non è ben chiaro come andrà applicata la normativa in maniera concreta.  Ma si tratta senza dubbio di una risorsa importante per i pazienti e che rappresenta un punto di riferimento per la sanità locale. Soprattutto se può servire a far da barriera agli accessi inappropriati ai servizi di Asl e ospedali. Non dico che le farmacie debbano sostituirsi a questi ma se il farmacista può farmi un piccolo accertamento o farmi evitare la fila per pagare il ticket o prenotare un accertamento ne guadagna il cittadino e il sistema tutto.

Il farmaco generico in Italia è ancora poco diffuso. Che cosa si sta facendo per diffonderne l’impiego?

In Italia si usa poco e il suo utilizzo va senza dubbio incrementato. È un obiettivo che ci prefiggiamo un po’ ovunque e le norme imposte da Campania e Sicilia (leggi locali che impongono la prescrizione del farmaco generico in base ad alcuni standard n.d.r.), per esempio, sono significative del percorso avviato e che in futuro verrà ulteriormente implementato.  Anche perché risparmiare suio vecchi medicinali significa avere più risorse per garantire i più costosi farmaci innovativi.

Fonte: interna, Fiaso

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